COME PRIMA DELLE MADRI, ROMANZO DI SIMONA VINCI CHE INDAGA LA CRESCITA E LA SEPARAZIONE DALLA MADRE

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Come prima delle madri (2003)


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Simona Vinci, Come prima delle madri
Einaudi, 2003
Supercoralli, 330 pp. ril.
Euro 16,00

Nelle bianche braccia di mia madre / non posso chiedere più carezze.
Nei suoi occhi profondi / ritrovare parole che cercavo.
Ascolto il suo pensiero prepotente / Conosco la sua tirannica dolcezza.
Mi vuole scivolare vicino /sfiorandomi/così potrò trasalire.
Mentre io affondo le mani sul suo petto/ con la bocca sporca del mio cuore

(Alla madre, Marina Giardina)

ietro si è svegliato. In un altro letto. Da un sogno. Non aspetta altri che sua madre torni e lo riporti a casa. Pietro non sa niente del mondo, ha vissuto in una casa di donne: Nina, Elide, Fosca, sua madre Tea e Irina. Irina che si è consumata sempre più, fino a sparire. Irina che hanno fatto sparire. Ora Pietro è in collegio e non sa. Divide la stanza con un altro ragazzino e scopre le prime pulsioni. Poi esce dal collegio e scopre se stesso. Cresce. E basta.

"Il mondo salvato dai ragazzini". Come prima delle madri è un passo tratto dal libro di Elsa Morante: «…beati, come prima delle madri, quando tutto il sangue terrestre è ancora una vena del mare».

Possono i ragazzini salvare il mondo? Aprire gli occhi, abbandonando un mondo innocente, separandosi da una madre che si ricorda bella, ma che si scopre bugiarda, complice dei fascisti, non significa forse entrare nel mondo adulto? E allora il mondo non può essere salvato dai ragazzini. Dopo perlomeno. Quando ragazzini non si è più, quando si è imparato che crescere significa accettare che un giorno le persone ci siano e il giorno dopo possano non esserci più.

Prima delle madri forse era possibile. Prima di sapere. Ora si sa, si conosce. Ora bisogna liberarsi interiorizzando il lutto di una madre che si scopre diversa, che all’odore dolce del corpo ha sostituito quello di tabacco e di cognac. Liberando i segreti del diario di Irina, liberandosi dalla sua condizione di tonto, anche se questo comporterà far morire una parte di sé. Ora bisogna «credere che sua madre, la dea, l’angelo che sussurra parole da pulcino nell’orecchio è cattiva come nessuno al mondo è cattivo [… ] che c’erano storie prima, che c’era una vita prima» e lui deve cambiare la posizione che occupava allora. Forse anche solo accettando che la stessa madre fu strappata da casa, che imparò a uccidere in fretta, che conobbe presto il corpo degli uomini e che troppo presto si consolò con l’alcool e con quella polverina che riusciva a farla rivedere bambina.

Il romanzo, che la Vinci colloca storicamente durante la guerra civile in Italia, mentre il regime fascista si stava deteriorando, mostra al lettore tutti questi punti di vista usando sia piani temporali diversi che forme di racconto a incastro.

È il tempo del racconto di Tea, la madre di Pietro, bella, dai fianchi sensuali, che conosce Leon e lo segue, che si scopre capace di far funzionare una pistola, che viene chiusa in una clinica, che si scopre incinta e che, esattamente come Irina, si tiene compagnia con un quaderno.

Irina è la compagna d’infanzia di Pietro, Irina la raccontapalle, l’inventastorie, troppo curiosa, sente di essere odiata dalla madre di Pietro, e non sa perché.

Ed è il tempo di Nina, dagli occhi gialli, che insegna l’amore a Pietro, che lo introduce dentro di sé, e che, coraggiosa e selvatica, porta da mangiare la notte nel bosco a chi si nasconde e la guerra non vuole farla più.

Ma è soprattutto il tempo di Pietro che impara «che non deve farsi domande, che le domande non servono a niente, che ci sono solo le cose che si fanno». Pietro, che la madre aveva chiamato così perché la pietra non cambia, resiste. Ma per resistere Pietro deve cambiare, assolvere sua madre, capire che il primo oggetto d’amore è fallibile, toglierle l’onnipotenza tutelante che accompagna l’infanzia. Solo così potrà ritrovare finalmente la sua casa, quella con le scelte e i valori che ha costruito. Suoi. Una casa maschile. Facendo morire la madre e tutte le donne che lo hanno accompagnato.

Capendo che le cose prima o poi si sarebbero sistemate da sole. Tra gli uomini, tra i soldati che nella scena finale del libro lo accolgono a consumare un pasto insieme: «Quando si sono seduti al tavolo per mangiare, al ragazzo è sembrato di essere di nuovo a casa. Non a casa sua. La casa di qualcuno che non conosceva, con le abitudini, i gesti tutte le cose consolidate da anni e anni di esercizio, ma che per lui erano ancora da imparare».

Non si può più tornare indietro quando si è iniziato a crescere.

A cura della Redazione Virtuale

Milano, 28 luglio 2003
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