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Il consiglio d'Egitto



Leonardo Sciascia, Il Consiglio d'Egitto
Adelphi, Milano 1989,
170 pp., Lire 28.000, Euro 14,46

ell'intento di «dimostrare» come nella realtà, storica e umana, la verità possa apparire confusa, e la menzogna possa «assumere le apparenze della verità», Leonardo Sciascia taglia ogni possibile legame e vincolo con il romanzo come invenzione, e si fa romanziere storico.

Nella sua formazione, di matrice illuministica, un posto particolare viene ad occupare la lettura de La colonna infame, e de I Promessi Sposi, che Sciascia ritiene uno «degli esemplari più alti» di romanzo storico: tanto ammirati da «saperli quasi a memoria». E per l'appunto, la poetica del romanzo storico presiede alla stesura de Il Consiglio d'Egitto. Viene ricostruito su base documentaria, e riletto e ristrutturato secondo la coscienza morale della realtà presente, un fatto trovato nella storia: l'artistico imbroglio, filologico-letterario, che nella Palermo del 1783 il fracappellano maltese don Giuseppe Vella arma a sostegno dei vicerè riformatori, contro il potere feudale dei baroni.

Così, Sciascia viene a contrapporsi nettamente alla «congenita e sublime indifferenza» de Il Gattopardo di Tomasi di Lampedusa, il principe-letterato siciliano che pochi anni prima diceva ai suoi lettori: «Non temete la storia». «Essa c'è sempre stata e tuttavia non è mai riuscita a cambiare il mondo». Rigetta tale proposta antistoricistica, e si propone, guidato dal suo rigoroso lucido spirito illuministico, di approfondire e indagare tutta quella materia che il senso tragico delle cose aveva impedito a Giovanni Verga di storicizzare.

Quindi, passando dalla narrativa realistica alla narrativa storica, viene a collocarsi in una posizione intermedia tra Manzoni e Verga. Ma se nell'universo manzoniano la ragione illuministica si invera nel mistero del pessimismo cattolico, per Sciascia il mondo della verità non è quello ultraterreno, ma è «quello degli uomini vivi, della storia, dei libri», in cui la ragione viene sconfitta.

Rispetto al suo modello, inoltre, Sciascia non immagina tanto i sentimenti, quanto piuttosto i pensieri che muovono i suoi personaggi. Ed è proprio l'attualità dei pensieri a far sì che nella continuità della storia siciliana, la preziosa e feroce Palermo settecentesca appaia così concreta e attuale. Scrittore siciliano, fedele a Pirandello, Sciascia permette che il passato diventi, al di là della stessa terra di Sicilia, metafora del presente: di un mondo, di una cultura, di una civiltà penetrati e trasfigurati dall'impostura, ma in cui la ragione, pur naufragando, tenta eroicamente e ostinatamente di difendere la «dignità e l'onore dell'uomo, la forza del pensiero, la tenacia della volontà, la vittoria della libertà».

E ne Il Consiglio d'Egitto sembra quasi proiettarsi, per mimesi stilistica, nelle stesse tonalità e tecniche espressive, il chiaroscuro, il contrasto tra l'ombra buia della menzogna in cui si svolge la Storia, e la luce razionale delle idee, della verità.

Ai toni giocosi, quasi da opera buffa della prima parte - ove per l'appunto si narra l'imbroglio messo in atto dall'abate Vella sullo sfondo di una società ottusa, falsa e fatua - segue nella seconda parte, il dramma: quello dell'eroica tragica sconfitta della ragione, di cui è emblema la repressione della congiura giacobina dell'avvocato Di Blasi.

Nella sua ricostruzione e ricognizione del «vero» storico, inevitabilmente Sciascia lascia che il suo tipico linguaggio, scarno ed essenziale, acquisti un sentore aulico, di «cronaca settecentesca».

Tuttavia, ne Il Consiglio d'Egitto la verità appare in controluce. Nella filigrana della prosa, così ricca di sottofondi storico-culturali, si possono leggere, "falsificate", rivissute e riscritte, tantissime citazioni tratte dalle opere di Manzoni, Verga, e Pirandello. Dunque, «non sono come sono», non solamente le cose, ma le parole stesse: sia quelle dei codici arabi falsificati dell'abate Vella che indovinando e fantasticando, non avrebbe potuto «indovinare più giusto, né fantasticare con più vigore», sia quelle del romanzo che quell'impostura racconta.

Per tutti i lettori, a cui il capolavoro di Leonardo Sciascia ha lasciato il desiderio di saperne di più, segnaliamo: la biografia del fracappellano maltese Giuseppe Vella ricostruita, su documenti d'archivio, da Adelaide Baviera Albanese in L'arabica impostura, (Sellerio, 1978); la ricostruzione, finalizzata ad una lettura critica del romanzo, di Camilla Maria Cederna in Imposture littéraire et stratégies politiques: "Le Conseil d'Égypte" des Lumières siciliennes à Leonardo Sciascia (Honoré Champion Editeur, 1999); il saggio d'apertura del libretto di Giuseppe Traina, in In un destino di verità. Ipotesi su Sciascia (Edizioni La Vita Felice, 1999); ed ancora le pagine specifiche di Massimo Onofri nella Storia di Sciascia (Laterza, 1994).

Una curiosità. L'idiota a cui si fa riferimento nelle ultime pagine del romanzo («Si era preparato con impegno: aveva letto L´Idiota volgarizzato dal principe di Butera e, poiché si era in maggio, un grosso volume di Hebdomanda Mariana; ché con uno che aveva avuto pratica di libri, e così protervo nella sua reità, gli ci volevano argomenti di ineccepibile dottrina, di radiosa verità».), non può essere L´Idiota di Dostoevskij, che fu pubblicato a Mosca solo nel 1868-69, mentre la vicenda del Consiglio d'Egitto si svolge nel 1783. Tuttavia non si trattò di una svista. Il vorgarizzatore a cui si fa riferimento era esistito realmente: «Carlo Maria Carafa, conte di Mazzarino e principe di Butera. Eruditissimo ai suoi tempi, fondò a Mazzarino una casa editrice, presso la quale pubblicò nel 1688 un testo anonimo intitolato «L´idiota», che lui stesso aveva voltato dal latino all´italiano. Del libro, rarissimo, esiste un esemplare nella biblioteca della Fondazione Luigi Firpo, a Torino.» (Lorenzo Mondo, Visse nel ´300 l´Idiota di Sciascia«La Stampa», inserto «Tutto Libri» del 12/10/2002).

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francesco peruzzo, 29/7/03

tragicomico


Laura Cirulli (laura_cirulli@hotmail.com), Roma, 26/7/02

E' stato un bellissimo libro,molto emozionante e coinvolgente sopratutto per la grande documentazione di leonardo Sciascia.lo consiglio per gli appassionati di Sciascia e non solo.





http://www.italialibri.net - email: - Ultima revisione Lun, 10 lug 2006

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