AMBIENTATO A VENEZIA, CORTESIE PER GLI OSPITI, INQUIETO RESOCONTO DELLA CRISI DI UN RAPPORTO DI COPPIA SCRITTO CON SOBRIETA' DA IAN MCEWAN

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Cortesie per gli ospiti (1981)


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Ian McEwan, Cortesie per gli ospiti
Titolo originale: The Comfort of Strangers (1981)
Einaudi, 1983,
Einaudi tascabili, 120 p.
Euro 7,20


uali sono gli archetipi che sottendono e formano la realtà cosciente così come ci è data? E i modelli referenziali che da questi derivano, in quale modo e con quali esiti hanno permeato la vita delle persone? E la coscienza dell’individuo, fino a che punto è disposta ad accettarsi?

Non è certo per dar risposta a tali domande che Colin e Mary lasciano l’Inghilterra per trascorrere una vacanza in una città di mare straniera (Venezia), celebre per i propri tesori artistici e appesantita da un’opprimente cappa di afa. Anche se stanno insieme da sette anni, non sono sposati né fidanzati. Vivono vite separate. Colin è bellissimo e ha alle spalle una serie di fallimenti nel mondo dello spettacolo. Mary ha recitato in una compagnia teatrale femminile, ha due figli e un ex marito appassionato di fotografia. In albergo dormono in letti singoli e si parlano solo di sera, prima di cenare, quando si scambiano i sogni che fanno.

Curiosando per la città, sciamando nell’orda dei turisti muniti di macchine fotografiche e cartine topografiche, alla ricerca di un poco d’ombra in una stretta viuzza o di un tavolino libero ad un bar, finiscono spesso col perdersi. Si muovono lenti e goffi e hanno discussioni brevi e litigiose e lunghi silenzi irritati. La loro unione non è più una grande passione, è qualcosa di simile ad una intima amicizia. Il sesso rientra in una routine precisa e metodica che scandisce la loro unione.

Una notte, usciti tardi per cercare un ristorante e smarritisi nei vicoli tortuosi, bui e svuotati dall’impossibilità per i veicoli di circolare, Colin e Mary incontrano per caso Robert, un uomo molto conosciuto nel circondario che si occupa di affari e gestisce un bar. Figlio e nipote di diplomatici dalla rigida morale patriarcale, Robert li aiuta, li ristora, racconta loro la storia della propria infanzia e li accoglie infine nella propria casa, dove Colin e Mary fanno conoscenza con Caroline, la moglie invalida di Robert. I due intuiscono che Caroline è succube di Robert, forse addirittura prigioniera della propria invalidità e sottoposta alle violenze del marito.

Nei quattro giorni successivi all’incontro con Robert e Caroline, Colin e Mary sperimentano un vorticoso e appagante ritorno di passione erotica, che li spinge a segregarsi in albergo e dedicarsi alla celebrazione dell’eccitazione dei sensi, come a voler chiudere un percorso amoroso che esplode in desiderio incontenibile e non procrastinabile. Anche solo per un momento, anche se avvertono la debolezza dei sentimenti di fronte allo scorrere della vita.

Siamo al penultimo capitolo del libro, e se non fosse per un persistente rumore di fondo nella scrittura, che disturba il fluire degli eventi, quasi a volerli smentire, Cortesie per gli ospiti potrebbe sembrare l’inquieto resoconto della crisi di un rapporto di coppia che una vacanza non riesce a frenare, in cui i discorsi annegano nella banalità e nella reciproca incomprensione, gli argomenti non vengono esplorati ma reiterati in modo quasi scaramantico, affinché si possano esorcizzare le contraddizioni, anche solo col rigore delle argomentazioni, e regga l’architettura semantica di una storia d’amore con un debole passato ed un futuro di poche pagine, prima dell’epilogo.

Cortesie per gli ospiti è una storia dura, arguta e ironica, scritta con una sobrietà dagli esiti assai felici e destabilizzanti, in cui le reticenze fittamente elaborate conducono alla catastrofe (invero un crimine desolatamente comune) una coppia che non riesce a dipanare i nodi psicologici degli ideali indiscutibili che legano le loro vite a quelle di tutti gli esseri umani, in una rete di reciproche incomprensioni, talmente fine che può non essere data alla comprensione individuale, in cui è possibile confondere vittime e carnefici dell’entropia del senso – così accade a Colin, travolto dai propri impacci e da una costante inadeguatezza alle situazioni che si trova ad affrontare e subire; così pure accade a Mary, a sua volta vittima di equivoci e fraintendimenti che le impediscono di poter far altro che guardare, quando le cose non sono più le cose. Così succede a Robert e Caroline, desiderosi di punire e bisognosi di venir umiliati.

McEwan denuncia l’inadeguatezza dei valori dialettici, al fine di indagare le cause prime delle pulsioni umane, che anzi, proprio aderendo ai paradigmi del modello di riferimento responsabile della condotta delle istituzioni e dei singoli, il patriarcato, esplodono in tutta la loro incontenibile violenza. E non gli servono troppe argomentazioni. Gli basta piazzare uno specchio, lodare i malintesi e ricordare al lettore che l’incapacità di capire porta alla paralisi della ragione.

Milano, 11 marzo 2003
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