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La coscienza di Zeno (1923)

| (francais) |



Italo Svevo, La coscienza di Zeno
Einaudi Tascabili, 2001
Euro 9,81

uando apparve sulla scena letteraria, nel 1923, La coscienza di Zeno trovò un’Italia ancora impreparata ad accogliere un testo che, nella struttura, si mostrava assai diverso, sia dai primi due romanzi sveviani (Una vita e Senilità) che dai canoni della tradizione letteraria italiana. I motivi di questo distacco erano assolutamente comprensibili; a spiegarli sarebbe bastata la menzione dello sconvolgimento apportato alla società dall’onda anomala del conflitto mondiale e l’adesione, da parte di Svevo, a correnti filosofiche che non erano più quelle positiviste. Tuttavia, la causa dell’incomprensione e della diffidenza di pubblico e critica rispetto alle opere dello scrittore derivava soprattutto dal fatto che egli, aperto ad una cultura che oltrepassava i confini del nostro Paese, avesse uno stile originale e personalissimo, che il mondo letterario italiano non solo non riusciva a capire e far proprio, ma che, anzi, definiva come uno «scriver male».

Ne La coscienza di Zeno, Svevo abbandona lo schema ottocentesco del romanzo raccontato da un narratore estraneo alla vicenda e fa sì che la sola voce che il lettore immagini di ascoltare sia quella del nuovo «inetto»: Zeno Cosini. Invitato a farlo dal proprio psicanalista, Zeno si cimenta nella stesura di un memoriale, una sorta di confessione autobiografica a scopo terapeutico; quando decide di interrompere la cura, il protagonista scatena l’indignazione del dottor S., il quale, in una lettera che costituisce la prefazione al romanzo, dichiara la volontà di pubblicare lo scritto di Zeno per vendicarsi della truffa subita dallo stesso. L’intero racconto scaturisce dalle parole del protagonista e il romanzo ha, pertanto, un impianto assolutamente autodiegetico. A dirla tutta, di Zeno, nevrotico e malato immaginario, non ci si può sempre fidare: ciò che egli racconta delle proprie esperienze lascia spesso il gusto dell’ambiguo, il dubbio su ciò che corrisponda a realtà e su ciò che, al contrario, sia frutto di una fantasiosa e consolante menzogna del protagonista. È lo stesso dottor S. a farlo presente quando, nella propria lettera, allude alle «tante verità e bugie» che Zeno pare aver accumulato nel racconto di sé.

Il tempo entro cui il romanzo si colloca non ha una connotazione ben precisa; i fatti non si susseguono cronologicamente e secondo uno schema lineare. Spesso il passato ripercorre le strade del pensiero di Zeno e si confonde con il presente formando un unico impasto non scindibile. Il risultato, oltre a rappresentare un’altra delle novità apportate all’universo letterario da La coscienza di Zeno, è anche ciò che Svevo definisce «tempo misto».

Zeno frantuma la propria memoria in miriadi di ricordi, lasciando emergere solo le esperienze cruciali: ognuna di esse dà il titolo ad una sezione del romanzo che, complessivamente, ne conta sei, precedute da una prefazione e un preambolo in cui il protagonista cerca di far riaffiorare le immagini della prima infanzia.

Il nuovo personaggio de La coscienza di Zeno ha le sembianze e l’indole dei due precedenti inetti disegnati e ritratti da Svevo; Alfonso Nitti ed Emilio Brentani, rispettivamente protagonisti di Una vita e Senilità, ritornano spesso alla mente del lettore che analizzi i comportamenti del protagonista. La giovinezza di Zeno è contrassegnata dall’incostanza e dall’arrendevolezza; egli, infatti, si trova a migrare da una facoltà universitaria all’altra senza mai giungere alla laurea. Il padre ne è scontento e il giovane, che sente il peso della frustrazione, non riesce a conseguire alcun risultato in grado di dargli un "nome" preciso, una collocazine all’interno della società. Prima della morte del genitore, Zeno riceve da questi uno schiaffo che non saprà mai spiegare se dovuto all’incoscienza della malattia o alla volontà del padre di punirlo. L’insicurezza lo porterà ad attaccarsi ad una figura paterna sostitutiva e indispensabile, quella di Giovanni Malfenti, abile uomo d’affari, che Zeno adotterà come padre-suocero, sposando una delle sue figlie. Qui, come nei precedenti due romanzi, sono rappresentate tutte le figure che fanno da sfondo alla vita dei disadattati di Svevo: quella di Guido Speier, cognato di Zeno, fa pensare al Balli di Senilità e al Macario di Una vita; questi sono gli antagonisti dell’inetto, coloro che se la sanno cavare sempre, che non vacillano mai.

La vita di Zeno è un’incessante corsa verso quella che crede essere la vera esistenza, «la salute»: egli è convinto che ogni suo male derivi dalla malattia e che, se riuscirà a smettere di fumare, tutto cambierà. I tentativi di astenersi dall’accendere una sigaretta, oltre che vani, sono lo sforzo inutile di raggiungere la posizione di buon marito, buon padre, ottimo uomo d’affari, che il protagonista ritiene vincenti nella vita. Ad osservare le azioni di Zeno, da lui stesso narrate lungo le pagine del monologo, ci si accorge di come esse siano, a tratti, guidate da quelli che si usano catalogare come "lapsus freudiani". Due eventi, in particolare, non lasciano il lettore nella falsa credenza che Zeno compia grossolani errori per distrazione o per caso: il matrimonio con Augusta e il funerale di Guido Speier. Zeno avrebbe desiderato sposare Ada, la sorella più bella tra le figlie di Malfenti ma, rifiutato da essa per la propria goffaggine, si rivolge ad Alberta, la sorella minore. Respinto per la seconda volta, giunge a chiedere impulsivamente la mano di Augusta, la più brutta di tutte. Zeno, tuttavia, non ha sbagliato: Augusta è la sola donna che avrebbe potuto sposare, la più adatta a stargli accanto, l’effettiva scelta del proprio inconscio. In occasione del funerale di Guido Speier, s’intravede ancora galleggiare fra le righe l’inconscio di Zeno: il protagonista sbaglia corteo funebre tradendo, così, i veri sentimenti d’odio per il cognato.

La dicotomia tra Zeno, Alfonso Nitti ed Emilio Brentani è, ad ogni modo, facilmente ravvisabile. Zeno sembra più maturo e accorto; inoltre, egli non è più relegato entro le mura della piccola società borghese, ma posto all’interno della ricca borghesia commerciale.

Interessante è il mutato atteggiamento dello scrittore nei confronti dell’inetto. Zeno non è più oggetto di risa e rimproveri da parte di Svevo, come lo erano Alfonso ed Emilio costantemente presi "in castagna" dal narratore; il nuovo protagonista è ora soggetto stesso di un autoironia che si dispiega nel confronto con i personaggi "sani" del romanzo, grazie ai quali egli vive con distacco critico la propria vita, raccontandola al lettore in prima persona.

Zeno affianca ad Augusta la figura di una giovane donna povera, Carla, con la quale sembra avere un rapporto più da padre che da amante. La singolare storia extraconiugale finisce, poi, col rovinarsi a causa dei continui sensi di colpa di Zeno che viene inevitabilmente abbandonato e tradito. L’evolvere della vicenda ricorda da lontano il rapporto tra Emilio e Angiolina, gli amanti di Senilità.

Il romanzo, oltre che esser costituito per gran parte dal memoriale di Zeno scritto a scopo terapeutico, è anche arricchito dal diario dello stesso. Quando rifiuta la diagnosi medica che lo vuole vittima del complesso edipico, decidendo così di prescinderne, Zeno subisce una sorta di trasformazione; s’accorge d’essere sano e conclude con una visione apocalittica in cui l’uomo, creatore di «mostri distruttivi», appare l’artefice di un disfacimento cosmico che sconvolgerà la terra, lasciando però spazio, forse, a un’utopistica, "sana" rinascita del mondo. Si verifica così un incredibile capovolgimento che rende la concezione del confine tra salute e malattia assai sfumato. La vera forza dell’inetto, rispetto a coloro che non lo sono, è proprio quella di non vivere inchiodato a certezze che potrebbero crollare da un istante all’altro, ma di mettersi, grazie al disagio, in continua discussione con se stesso e con gli altri.

Questo è il messaggio ultimo de La coscienza di Zeno, che imputa alla vita i sintomi di una malattia incurabile, perché inevitabilmente mortale, e che si rende essenziale, come prima opera di stampo psicoanalitico, all’interno della cultura letteraria italiana.

A cura della Redazione Virtuale

Milano, 12 maggio 2001
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Sara, Venezia, 9/11/'04

Secondo me è un libro molto noioso, specialmente per chi è obbligato a leggerlo entro un mese, perché, altrimenti, prenderebbe un 4. io devo leggerlo entro il 13 novembre e sono appena all'inizio del capitolo "la moglie e l'amante". ditemi, come farò a finirlo????


Peppe, Roma, 18/09/'04

Il libro è quanto di più noioso possa esistere, senza nessuno spunto critico o qualsivoglia tema di riflessione. Assolutamente sconsigliato a coloro che vogliano compiere n'introspezione psicologica, sconsigliatissimo a quelli che che devono leggerlo per forza.


Vincenzo Tegolino, Napoli, 14/09/'04

Ho letto questo libro tre volte e posso dire con certezza che "La coscienza di Zeno" è senza dubbio uno dei grandi romanzi del Novecento: come Joyce, Musil e Kafka, Italo Svevo affonda in questo libro le più oscure e dolorose region dell'incertezza umana, per poi risalire alla quieta consapevolezza del "male di vivere"


Vincenzo, Quarto (Na), 14/09/'04

Questo capolavoro di Italo Svevo è davvero molto bello riesce a coinvolgere e far sembrare pazzo anche al lettore. L'unico difetto è quello di essere molto pesante. lo consiglio solo a chi veramente ama leggere e non alle persone che decidono di leggerlo come compito estivo assegnato dalla prof.


Antonio Paganelli, Cesena (Fc), 10/09/'04

Opera profonda e coinvolgente, ma richiede una preparazione adeguata a quel genere di lettura. Un giovane con modesta sensibilità letteraria e culturale, obbligato a leggerlo senza motivazione interiore, molto probabilmente, non lo apprezzerà.


Silvia, 1/09/'04

L'ho letto e mi è piaciuto. Svevo ha descritto il più profondo io dell'uomo. Secondo me è allo stesso tempo inquietante, assurdo e divertente. un pò meno bello è dover farci un tema sopra. Vi ringrazio per il vosto aiuto!!!


Zaccaria, Napoli, 31/08/'04

Ho letto fino a quando Zeno sposa Augusta, poi ho trovato questo sito. Penso che in fin dei conti nn sia un brutto libro, anzi spinge a profonde riflessioni... Però per chi non ha proprio voglia di leggere del tutto sconsigliato


Nicholas Catasso, Venezia, 28/08/'04

Indubbiamente e' bellissimo...L'ho letto tutto d'un fiato in tre giorni e mi e piaciuto molto...Pero' aspetterei ora per leggere altre sue opere,perche' il libro mi ha lasciato un po' alterato, sara' perche' l'ho letto in poco tempo...Comunque personalmente credo che le critiche su Zeno che lo dipingono come una sorta di "eroe psicologico" siano abbastanza infondate.Lo trovo patetico, come essere umano.


Illiberale, 27/08/'04

Le mie generalità provvisorie costituiscono atto di esagerata reazione nei confronti dei commenti che leggo qui sotto. Alcuni di essi, probabilmente, affondano le loro radici nella idiozia di alcuni professori, i quali impongono (senza neanche troppa convinzione) agli studenti questo meraviglioso capolavoro. Altri sono sicuramente l'effetto di inadeguate capacità intellettive. Ho letto commenti scritti con il "K"... disgusto! Quest'opera è fra le cose più belle, geniali e profonde che il passaggio dell'umana specie su questo pianeta abbia mai prodotte. Leggendo i commenti di questi liceali mi è venuta l'orticaria. A molti io toglierei il diritto di pensare.


Laura, Arezzo, 26/08/'04

Come posso notare non sono l'unica che legge questo libro su richiesta della prof..cmq, se c si pensa, un motivo c sarà se c fanno leggere a tutti questo libro!d'altronde è davvero un capolavoro della letteratura italiana anche se può sembrare, a chi + e a chi -,noioso. cmq devo dire che alcuni periodi scorrono davvero lentamente, rendendolo un pò pesante..ciao ciao


Francesca, 6/08/'04

Zeno è un uomo,un uomo con il suo lavoro,la sua famiglia,le sue storie "extraconiugali"...un uomo che vive la sua quotidianità,accompagnata incessantemente dal male di vivere,al quale egli non cerca di scappare o porvi rimedio,ma lo accetta e sceglie di vivere da inetto in una società dominata dallla monotonia e dalle banalità. Per favore leggetelo!


Laura, Treviso, 31/07/'04

Ho letto questo libro perché fa parte dei miei compiti per vacanze; molti mi avevano detto di non leggerlo perché era pesante e noioso, io invece lo trovato molto coinvolgente, quasi ironico nel descrivere l'uomo e i suoi problemi. il mio consiglio quindi è di non ascoltare chi dice che è noioso perché è un romanzo IMPERDIBILE!


Elisa Ferrucci, Pisa, 21/07/'04

Un commento su qst libro?!..ovviamente l'ho trovato piuttosto noioso e poco scorrevole...ma purtroppo lo DEVO leggere!! il mio consiglio?!se potete EVITATELO!!! ciao ciao


Clara, Torino, 4/07/'04

Il libro è a tratti noioso e a tratti interessante, fa riflettere sui pensieri di Svevo ma potrebbe farlo in modo più coinvolgente. Se non siete costretti non vi conviene leggerlo.


Ingrid, 29/06/'04

Ho letto il libro su consiglio della mia professoressa d'italiano è un ottimo libro, lo consiglio.


Antonio (tonyh3001@hotmail.com), Bologna, 1/06/'04

Zeno prova involontariamente ad adattarsi a un mondo che lo vede malato a causa della sua sensibilità e della sua voglia di riscoprire continuamente l'originalità della vita. Il malato non è altro che un 'eterno studente' che interroga la vita, riconoscendo che essa non sa le risposte. Scopre così la mancanza di equilibri negli eventi che si susseguono senza ordine né valore: essi accadono. Il tentativo di razionalizzare e prevedere, è sempre smentito nella coscienza di Zeno dalla presenza di nuove possibilità; questo fallimento è la causa del processo di maturazione del protagonista che diviene consapevole della peculiare irrazionalità dell'esistenza. L'auto-coscienza dell'inetto è quindi il farmaco che allevia e quasi guarisce le sofferenze dell'Io, che si trova di fronte allíangosciante categoria della Casualità.mi è sembrato un libro più che divertente da analizzare, anche se il lavoro non è stato semplice. penso che Svevo abbia afferato pienamente il concetto!!! bravo Svevo!!! IL PROBLEMA E' CHE NESSUNO HA CAPITO QUELLO CHE VERAMENTE CI VOLEVI DIRE!!! anche perché è tutto da ricercare non fuori ma dentro noi stessi


Marco Fabio Grassi, Roma, 25/05/'04

Bah non mi dice niente come libro meno male che c'è questo sito sennò non ci capirei proprio niente


Nicolò Rossi (nikmastro@yahoo.it), Roma, 11/02/'04

Sinceramente lo trovo un libro abbastanza noioso forse per la poca scorrevolità ma comunque ho apprezzato alcuni pensieri di Zeno...Confrontando il libro con l'opera teatrale posso dire che è stato uno spettacolo assolutamente noioso,la scenografia grigia cupa,che forse rispecchia il carattere del protagonista, a mio parere troppo cinematografico per recitare un opera teatrlae che però la riesce a inserire una punta di ironismo che ho apprezzato...Non consiglio il libro e tantomeno l'opera


Federica Galeazzi, (freejio@libero.it), Gallarate (Varese), 04/02/'04

Ho letto per la prima volta questo libro spinta da un interesse personale...mi è molto piaciuto!Ma ora che lo sto affrontando all'università mi rendo davvero conto della genialità di questo TROPPO criticato autore!LEGGETELO!


Ester Raimondi, (ester.raimondi@faswebnet.it), Roma, 15/01/2004

Leggendo questo libro ho trovato la forza di smettere di fumare. Il timore di essere un inetta per me stessa ha accelerato la mia decisione e rafforzato la mia volontà, cosi' ormai da un anno e piu' non fumo. Come Zeno Cosini non riesco ad avere nessun tipo di certezza e anche se la cosa puo' essere interpretata come un ingrediente fondamentale per un processo di crescita individuale,a volte ci si sente come un ubriaco che barcolla. Nel leggere e studiare (frequento il 5 anno di tecnico commerciale alla Leonardo Da Vinci)l a Coscienza di Zeno ne ho tratto beneficio, questo Ë l'obiettivo piu' alto a cui un uomo deve aspirare e i libri uno strumento indispensabile per giungervi.


Sara, 03/01/04

Sono arrivata nel puno che Zeno Bacia la mano ad ada....devo ammetterlo il libro è davvero molto bello,ma mi da fastidio il fatto che l'ho devo leggere solo perkè fa parte dei compiti delle vacanze....ciao


Elena e Sara, 29/12/03

LA COSCIENZA DI ZENO???.....BHO NON CI ATTIRA COME LIBRO,NON SAPPIAMO NEANCHE SE Ë BELLO O BRUTTO MA SAPPIAMO CHE NON CI PIACE LEGGERE...MENO MALE CHE CI SIETE VOI A DARCI UNA MANO!!! UN SALUTONE A TUTTI E UN BACIOTTO... PS:FATE COME NOI LE RECENZIONI SONO GRANDIOSE E FUNZIONANO SEMPRE!!!


Valerio, 18/12/03

Lo considero un romanzo complesso, e in qualche modo coraggioso:la malattia di Zeno non appartiene al singolo uomo, ma all'intera società. S.dimostra che solo chi si sottrae alla competizione (l'inetto) riesca a sopravvivere nella giungla moderna, e se si ci riflette, questa é l'antitesi della teoria di Darwin, uno dei cardini del positivismo. Il romanzo, sebbene l'abbia trovato troppo pesante, è interessante proprio perchè è una prova della visione di una società che aveva iniziato a mettere in discussione i suoi valori, forse per allargare i propri orizzonti, o forse per trovare un'alternativa alla mentalità che ha portato allo scoppio delle due guerre mondiali. Sta di fatto che, a parte tutto ciò che ho detto, anche se possa o no piacere, può portarci a riflettere su noi stessi e sul nostro rapporto con il mondo


Anonimo, 16/12/03

lo stiamo studiando ora a scuola e vi diciamo che ghe ve della passion per leggere sto libro


Nicola Ghiani, Cagliari, 15/12/03

A parer mio questo libro è un capolavoro per il semplice fatto che descrive le paure dell'uomo (quelle più interiori e incodizionate e quindi ancora attuali) in una maniera semplice e coinvolgente, chi non si è immedesimato anche solo per un istante in Zeno è un emerito ipocrita.
Lo consiglio a tutti, è un libro che riflettere tantissimo, grazie a Italo svevo.


Monica Cravero, (monicacravero@interfee.it), Revello (Cn), 04/12/03

Ho dovuto leggerlo per la mia prof. d'italiano...non è male ma c'è di meglio e sinceramente se non fossi stata obbligata non c'avrei minimamente pensato di leggerlo!!!!!!! Ciao a tutti!!!!!!!


Gaetano, 22/09/'03

Io mi chiedo come certa gente possa preferire I malavoglia di Verga alla Coscienza di Zeno... a parte il fatto che ho origini del sud e ne sono orgoglioso...resta il fatto che del siciliano di Verga dopo 2 pagine ti viene il mal di testa. Comunque la Coscienza di Zeno è un bel libro, veramente faccio i miei complimenti a Svevo, hai capito perfettamente cos'è la vita e come non va vissuta...grazie per averlo fatto notare a tutti noi. Un saluto a tutti i lettori.


Davide De Luca, Genova, 18/09/'03

Un libro fantastico, se si pensa che Svevo riesca a raccogliere nel solo protagonista Zeno Cosini tutte le debolezze e le incertezze di tutti gli uomini. Davvero apprezzabile dal punto di vista psicologico, sicuramente può esser considerato all'unanimità uno dei romanzi più belli della letteratura italiana.


Federica, 17/09/'03

Un protagonista strepitoso, un finale alquanto inaspettato e dal linguaggio semplice e scorrevole. un vero capolavoro della letteratura italiana.


Chris, 12/09/'03

Ho letto questo libro xche mi e' stato consigliato dalla mia prof. d'italiano ma lei mi disse che si trattava di un libro pesante.Invece a me e' piaciuto molto xche sono riuscita a immedesimarmi e mi e' sembrato molto realistico. Si riesce perfettamente a capire lo stato d'animo di Zeno.Lo consiglio a tutti.E' molto interessante!


Dam, Perugia, 10/09/'03

Beh,che dire,libro meraviglioso.era la mia lettura delle vacanze imposta dal proff...ma sinceramente l'ho letto con viva curiosità e interesse.gradevole e scorrevole,la figura di zeno mi ha colpito molto..e' il cosidetto libro che ti fa riflettere e cambiare modo di pensare.piu' che complesso edipico mi sembra + complesso di peter pan...ma non sono io lo psicologo


Sabina, Zafferana (Ct), 7/09/'03

Dai alla fine questo libro non è tanto male...certo è noioso in certe parti ma è comunque genuino nei contenuti e crea un rapporto speciale con il lettore.L'ho letto non perché me l'hanno consigliato come un libro mozza fiato ma perché dovevo...cmq bravo Zeno non complessarti più è un sollievo x tutti noi che hai smesso la cura!!!!!


Fede, 2/09/'03

Questo capolavoro dello Svevo ci mostra la coplessità psicologica dell'uomo, la sua insofferenza verso la società e verso i canoni che si devono rispettare che sminuiscono la vera personalità di ognuno di noi. Ad un secolo di distanza Svevo ci fa capire che la società "moderna" non ci consente di esprimere tutta la nostra fantasia, tutta la nostra personalità senza la conseguenza di esser chiamato "fuori di testa". Zeno è martire della vita, del destino, è incapace di lottare e la sua ironia, che accompagna i suoi ricordi sia belli sia brutti, diventa una religione di tolleranza


Anna, Asti, 31/08/'03

Fa paura... il problema è che leggendolo t può sembrare quasi bello ma poi ti rendi conto che ti stai ammalando pure tu!!!!! state attenti!!!!!! È contagioso...


Luca Palmiero (palmieroluca@libero.it), Crispano (Na), 30/08/'03

La coscienza di Zeno è certamente il libro più coinvolgente ch'io abbia mai letto:perfetto da un punto di vista stilistico,scorrevole da un punto di vista contenutistico se si esclude la sezione introduttiva,esso racchiude in poche pagine il complesso ego umano,fatto di giustificazioni talvolta banali, motivate della nostra volontà di proteggere le barriere erte a nostra difesa.....traspare inoltre come la sensibilità dell'uomo a volte non riesca a divincolarsi dalle situazioni in cui si increspa,generando la perdita di gran parte della sua autonomia.


Michela, Forli, 28/7/03

Che dire..fin dall'inizio mi ha ricordato troppo lo stile del fu Mattia Pascal..uno di quei libri ke piacciono ai prof xke son talmente melensi insulsi e malati ke al confronto la scuola sembra una meraviglia..UN CONSIGLIO: se vi piace la vita e a differenza di Zeno sapete come impiegare il vostro tempo, NON LEGGETELO, divertitevi e usate la recensione di questo sito come faro io, ke xo purtroppo l'ho anke letto! NON RIPETETE IL MIO ERRORE! E UN VERO DELIRIO E ANKE NOIOSO!!!!


Simone, Udine, 27/06/03

"[...] Io sto analizzando la sua salute, ma non ci riesco perché m'accorgo che, analizzandola, la converto in malattia. E scrivendone, comincio a dubitare se quella salute non avesse avuto bisogno di cura o d'istruzione per guarire[...]" esiste la salute? siamo noi i veri malati o l'inetto Zeno? Un libro da leggere!!!!!!


Tighro (tighro@tighro.it), Udine, 26/06/03

Posso condividere il commento di chi spiega l'odio contro il romanzo di zeno con l'odio verso gli obblighi scolastici; io d'altronde ho letto il libro di mia intenzione, e l'ho trovato a dir poco magnifico... fin dalle prime pagine. Una cosa mi ha colpito maggiormente: come Svevo riesca a spiegare minuziosamente in parole quei gesti della vita quotidiana che ormai facciamo automaticamente, per quanto complessi in realtà siano (dare una risposta a una persona, ragionare sui fatti accaduti nella giornata); ed è proprio questo il "prendere coscienza" che si annuncia nel titolo...


RICCARDO ROME, 13/06/03

UN ROMANZO CHE ESCE DAGLI SCHEMI OTTOCENTESCHI ADOTTA ALLO STESSO TEMPO SOLUZIONI NATURALISTICHE.. STUPENDA LA VISIONE DEI FATTI DECENTRATA DALL TEMPO DEL RACCONTO CHE RIESCE NELLO STESSO TEMPO AD ESSERE INTERESSSANTE IN TUTTI I SUOI PUNTI PECCATO PER LA CONCLUSIONE POTEVA ESSERE PIU' EMOZIONANTE E TEMPO MENO STRAVAGANTE IN SOSTANZA UN LIBRO DIVERTENTE LO CONSIGLIO PER CHI VOLESSE FARSI UNA CULTURA PSICOANALITICA PRIMA DI IMBATTERSI DIRETTAMENTE SU FREUD


Francesca Pozzar (_Sutika_@katamail.com), Roma, 27/05/03

Come tutti l' ho trovato noiosissimo all'inizio...ma x fortuna non ho smesso di leggere quella che poi.....è la mia autobiografia! Zeno, la sua inettitudine consapevole...è meraviglioso come Svevo abbia potuto essere così moderno...Zeno è Svevo,e daltr'onde...Zeno c'est moi!!!


Lucius Notter (luciusnotter@hotmail.com), Roma, 25/05/03

Il tono dei commenti che ho qui letto è il risultato di anni dei danni che frotte di professoresse sentimentali hanno provocato un'opera come quella di Svevo. Il punto è che oltre la trama e e i facili commenti psicanalitici le professoresse non sanno andare, per loro natura. E così Svevo è diventato noioso per il 90% dei ragazzi. Gli stessi danni che hanno provocato per Manzoni: lo hanno ridotto ad essere il fantasma di Lucia. Le professoresse hanno colpito ancora! e gli ammonimenti di Don Milani sono caduti nel vuoto!Ragazzi rileggetelo, con calma, e scopritene le parole, il significato di ciscuna, leggetelo qua e là, a macchia di leopardo, senza impegno scolastico, vedrete che vi piacerà.


The little flea, Pineto (Teramo), 24/05/03

La prima volta che ho letto qst libro avevo 12 anni..ne sono rimasta affascinata...dalla figura dell'uomo inetto che caratterizza anche la società odierna...è stupendo.


Christian Rossi (chrisno1@libero.it), Talsano (Taranto), 15/05/03

Ho letto i commenti, mi accingo a proseguire la lettura del romanzo... ma finora non mi è parso orribile come alcuni lo hanno descritto. Bisogna forse leggerlo senza imposizione alcuna da parte delle istituzioni scolastiche?


Anna, 05/05/03

Credo che la coscienza di zeno rappresenti perfettamente l'inettitudine e l'incapacita di creare rapporti con il mondo esterno tipici dell'uomo del tempo.La "malattia" di cui soffre Zeno non è altro che la conseguenza di ciò.


Carmen Vitale, Mercogliano (Av), 05/05/03

Fa schifo


Manuel Bartoncelli, Modena, 03/05/03

Come dire.... Un libro pacco!!!! una tristezza...Chissà cosa aveva fumato Svevo mentre lo scriveva.....Di certo non roba buona.

Alla fine però carino


Federica Anello, Firenze, 28/04/03

E' un libro molto interessante. Zeno,il protagonista,riesce a descrivere gli avvenimenti più importanti della sua vita in maniera molto scorrevole,con precisione sia nella descrizione dei personaggi e del paesaggio che in quella di se' stesso,che gli serve per capire e guarire dalla sua malattia. Ed è proprio questa che spinge il povero 'inetto' a scrivere questo splendido diario:egli vuole conoscersi meglio,sconfiggere la sua malattia,anche se poi abbandona la psico-analisi.Egli parla di questa e di tutte le sue esperienze,sia positive che negative,con una certa ironia,elemento nuovo rispetto alle sue prime opere.Risulta dunque un'ottima e piacevole lettura,che può aiutare a conoscere meglio se stessi,gli altri,la società in cui si vive e.....a parlare con ironia anche degli avvenimenti meno positivi.


Monica Musa, Carbonia (Ca), 03/03/03

Zeno e' proprio complessato!oddio c'e da morire


Ester Lupo (lupowolf@freemail.it), Palermo, 02/03/03

Il libro offre ottimi spunti inerenti alla teoria psicoanalitica del famigerato dott.S.Freud ma al contempo ne mette in risalto i punti critici,pur sviluppando in maniera esauriente il quadro completo di 1 tipico caso di nevrosi,la cui genesi viene narrata nelle sue molteplici sfaccettature dallo stesso protagonista che ne e'affetto e che e'posto dinnanzi ad 1 natura umana gia' di per se'inconsistente nella quale l'unica possibilita'di riscatto sembra risieda solo nel riconoscimento dei propri limiti e nella rinuncia alla matta volonta' di svelare gli intrighi insiti nella fitta rete dell'inconscio


Alessandra Farinola (afarinola@inwind.it), Molfetta (Ba), 26/01/2003

Non solo sono stata costretta a leggerlo dalla mia prof. d'italiano affinché scrivessi una relazione su questo libro inoltre non mi é piaciuto per niente:insomma cosa mi importa se questo tizio vuole smettere di fumare e non ci riesce?!? L'unico che aveva davvero bisogno di uno psicanalista é Italo Svevo!


Alessandro Marinotti (alex84_boy.yahoo), Roma, 9/01/03

Questo è un libro che merita di essere letto, sembra come se fosse stato scritto oggi e non un secolo fà, questo lo rende di estrema attualità,...Bravo Italo!!!


Simona Fallico (caritosa84@ciaoweb.it), Catania, 29.7.02

All'inizio il romenzo è un po' noioso ma allo fine mi ha appassionata ,si può rivelare pesante perchè analizza da un punto di vista psicologico il protagonista frustrato dalla vita quotidiana,ma in vin dei conti è un bel libro.


Rosemarie Contu, (contu10@interfree.it), Varese, 17.06.2002

Ti avvicina al mondo, ai lati più ombrosi, con un linguaggio che commuove e desta una sana invidia per la sua perfetta semplicità. La malattia non è una vergogna, ma ora più che mai uno stimolo intelligente e tutto personale. Grazie Svevo !


Manuel Selmin (Mentilibere@hgotmail.com), Galzignano Terme, Padova, 16.04.2002

Che dire? Geniale! Questo libro è geniale! Quando la mia professoressa di letteratura disse che probabilmente era il più grande romanzo del novecento italiano pensai che esagerasse. In effetti è assolutamente geniale. Sarà che ho scoperto d'essere anch'io un vero innetto...Preferire Verga a Svevo è una sfida al buon gusto...


Alessandra Laurito (ezlaurit@tin.it), Napoli, 14.04.2002

Che depressione...mi rifiuto di leggere questo libro..E' piu forte di me. Svevo ha dei seri problemi psichici.


Marco Martini (martinim@libero.it), 18.03.2002

Il libro è poco stimolante nella lettura, per non dire noioso. Non mancano, inoltre, alcune fasi in cui Svevo dimostra di essere un vero malato di mente....molto meglio Verga.


Fabio Sergi (fabio_sergi@hotmail.com), Reggio Calabria, 15.03.2002

Sto libro fa schifo. E' folle, a dir poco pazzoide. A Svevo servirebbe uno psicanalista.


Rosaria De Meo <ni.demeo@tiscali.it> - Picerno, Potenza, 22.02.2002

Conosco questo testo da tanto e l'ho amato da subito...L'ironia, il disincanto, la verità che svanisce pagina dopo pagina. Cosini è strepitoso, è un bluff, è un sincero mentitore. Chi inganna? Forse noi, ma cosa importa...


Sophie Marrec (smarrec@caramail.com) Parigi, 27.11.2001

Mi piace molto La Coscienza di Zeno ! Mi sono molto divertita con la storia di questo uomo e sono d'accordo con la prefazione del traduttore francese : Zeno è più forte che gli altri che stanno bene. E un personaggio molto interessante con tutti questi temi che sono cari a Svevo : il rimorso, la malattia, etc, che sono più facile a capire con questo umorismo. La Coscienza di Zeno anche è il livro che preferisco !


Stefano Reni (aratro@yahoo.it), 21.09.2001

Come faccio a leggere 400 pagine in un giorno? E' bruttissimo e pesantissimo, molto meglio "I Malavoglia" di Verga!


Anna Storchi (annastor@libero.it) Modena, 06.09.2001

Mah...che dire...orribile...Svevo non ha capito niente di come si sta al mondo...


Francesca Mancini (francescamanc15@hotmail.com) Vimercate, Milano, 13.05.2001

La coscienza di Zeno e' uno dei miei romanzi preferiti. Secondo me Svevo e' stato a dir poco geniale nel scrivere una storia come questa, in cui tutto e' incentrato sul tema salute- malattia di cui e'difficile cogliere la differenza.





http://www.italialibri.net - email: - Ultima revisione Gio, 20 lug 2006

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