Cristo si è fermato a Eboli racconta la storia del medico Carlo Levi al confino in basilicata sotto il regime fascista.

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Cristo si è fermato a Eboli


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Carlo Levi, Cristo si è fermato a Eboli
Einaudi, 1990
pp. 242 / Euro 6,59

«Sono passati molti anni, pieni di guerra, e di quello che si usa chiamare la Storia. … Ma chiuso in una stanza, e in un mondo chiuso, mi è grato riandare con la memoria a quell’altro mondo, serrato nel dolore e negli usi, negato alla Storia e allo Stato, eternamente paziente; a quella mia terra senza conforto e dolcezza, dove il contadino vive, nella miseria e nella lontananza, la sua immobile civiltà, su un suolo arido, nella presenza della morte. — Noi non siamo cristiani, — essi dicono, — Cristo si è fermato a Eboli».

risto si è fermato a Eboli è il libro più famoso di Carlo Levi, scrittore, pittore, medico che attraverso quest'opera racconta la sua storia di confino in Basilicata sotto il regime fascista. Un libro che è diventato anche film grazie all’abile regia di Francesco Rosi e all’efficace interpretazione di Gian Maria Volonté.

Perché Eboli?

Eboli come limite storico, non solo geografico, di un mondo. Perché Eboli è il paese dove la strada e il treno abbandonano la costa, e si addentrano nelle terre aride, desolate della Basilicata.

Un libro pubblicato da Giulio Einaudi nel 1945 dopo la liberazione, in un’edizione dalla carta grigiastra. Da subito incontrò il favore della critica e del pubblico, in Italia e all’estero, tanto da diventare un classico della letteratura italiana, grazie alla capacità di Levi di raccontare quel mondo chiuso, con la consapevolezza che sarebbe rimasto uguale a se stesso.

Rocco Scotellaro disse: «Cristo si è fermato a Eboli è il più appassionante e crudele memoriale dei nostri paesi», mentre Asor Rosa in Scrittori e popolo afferma «Levi giudica la realtà secondo gli schemi semi-mitici dell’Uomo e della Storia. Ma l’Uomo a cui guarda, e la Storia, secondo cui giudica, non restano opinioni generali, volontaristiche affermazione di verità. Egli non esce dal campo del Mito, anzi per lui la realtà descritta tende sempre a diventare anch’essa mito ma come accade talvolta, il Mito s'incarna in lui in una figura concreta».

Un libro di guerra, fino a quando l’autonomia e la libertà saranno la ragione d’esistenza di molti. L’atteggiamento di Levi è quello di colui che per passione di vivere si trova bene in qualsiasi luogo, e cerca di tenere tutto insieme. Quel suo parlare di un paese ignoto, di linguaggi ignoti, problemi antichi non risolti, di alterità presente, dell’individuo come luogo di tutti i rapporti e di un mondo immobile di chiuse possibilità, ne è la dimostrazione.

Ci si accorge, prendendo quel treno, tornando a Eboli, osservandone la stazione martoriata, per incuria, inciviltà, percorrendo questo paese ancora lontano dal Tempo e dalla Storia, andando per i paesi da lui descritti, come Senise ad esempio, che quel mondo è ancora tutto lì: racchiuso in un dolore che non può essere lenito.

A cura della Redazione Virtuale

Milano, 9 gennaio 2002
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Che dire, fa parte dei miei 300 libri preferiti... magnifico nella sua drammaticità.. peccato che l'autore poi non sia ritornato in quelle zone..come tanti del resto!!
Posso dire che in tanti altri posti d'italia si potrebbe dire.."Cristo si è fermato a.." Riflettete gente, riflettete!


Franco Benedetti, Empoli (Fi), 26/07/'04

Empoli, 26 Luglio 2004 Ho centellinato questo libro come se fosse stato un bicchiere di porto, anche se spesso i sorsi erano amari. Letto molti anni fa, questo libro oggi mi ha dato la certezza che Carlo Levi ha realizzato un quadro a tinte forti e mentre lo rileggevo scorrevano nella mia mente tutti i personaggi, tutti i luoghi e tutte le storie che il medesimo ha vissute. Romanzo verità, che le nuove generazioni dovrebbero leggere... per dare alla propria esistenza la certezza dell'esistenza della bontà umana e del destino di un popolo che non ha conoscenza.


Danilo Zioni Ferretti (danilozferretti@uol.com.br), San Paolo (Brasile), 27/03/'04

Questo libro per me è molto speciale. La mia lingua materna non è l'italiano, dato che sono nato in Brasile, dove i miei bisnonni calabresi e lucani sonno arrivati cent'anni fa. Ho sempre sentito a casa dei framenti di storie che parlavano di un'Italia povera e triste ma pure molto bella. E ho trovato questa Italia nelle pagine di questo libro triste e bello di Levi. Questo è stato il primo libro che ho letto in lingua italiana, quando avevo 12 anni. E' un tenue legame con quello che, credo io, fosse l 'Italia dei miei bisnonni: un'Italia povera, triste ma anche piena della sua amara belezza.


Francesca, Modica, 27/01/2004

Il libro é molto interessante dal punto di vista della trama e contenuti. Io che non sono una grande lettrice..con questo libro ha fatto di me una lettrice accanita!!


Gerci Espindola (goesp@pop.com.br),Brasile, 11/01/2004

Ancora sto leggendo quest'opera mi ha già colpito molto il modo di scrivere di Levi. Lui ci vivere insieme a quelli contadini a quel luogo inospite.… come un grido al resto d'Italia...


Clarissa, Milano, 14/11/'03

Sono stata costretta,in quanto studente,a leggere l'opera di Levi.Non posso dire se mi sia piaciuta o meno,credo di non essere nella condizione di poter esprimere giudizi,ma posso sicuramente dire che è un libro che fa riflettere e che insegna molto.Non mi sento di consigliarne la lettura,soprattutto a chi non ama particolarmente leggere...Ma,se avete voglia di sapere di più della condizione meridionale e se siete pronti a un libro pesante,ma profondo,allora è quello che fa per voi!!!


Simona di Crescenzo, Guardiagrele (Ch), 07/08/03

Assolutamente fantastico! l'idea di dover leggere un libro solo perché consigliato non mi predisponeva affatto alla lettura..ma ora sull'ultima pagina credo che ricomincerò daccapo!una lettura piacevolissima, scorrevole, che non perde mai il suo ritmo e cresce pagina dopo pagina in fascino e poesia, una letura che "esige" una piena adesione emotivo piuttosto che intellettuale!


Fabio Politi, Taranto, 24/05/03

Nonostante io non sia un appassionato lettore, posso dire che questo è un libro veramente interessante e siccome anche io sono meridionale capisco quello che Levi prova.


Lucio Vitolo (freelucio@libero.it), Cava de' Tirreni (Sa), 20/05/03

Io non sono un lettore,non mi piace leggere, ma quest'anno avendo l'esame di stato sono stato costretto a leggere l'opera di Levi, devo dire che mi è piaciuta davvero, mi ha fatto vivere quel tempo, quei posti, peccato non ci siano più scrittori così.


Gabriele Petracca Nociglia, (Le), 25/04/03

questo libro secondo me è molto interessante perchè racconta la storia di una parte d'italia che viveva nella miseria e nella povertà. penso che la lettura di questo libro sia molto importante per capire quale fosse la mentalità dell'epoca.


Giusy Lolli (lolli22@virgilio.it), Palermo, 17/02/03

Ho appena finito di leggere il libro è stupendo. all'inizio credevo che fosse monotono ma adesso il mio parere è decisamente diverso. E' un'opera veramente bella


Gabriele Giudice, (brinopizzul@genie.it), Salignano del Capo, Lecce, 23.06.2002

Mi sto appena accingendo a leggere il romanzo "Cristo si è fermato a Eboli", ma dando uno sguardo alla recenzione mi sono accorto che è proprio un vero capolavoro della letteratura italiana e penso che lo leggerò più volentieri.


Salvatore Metastasio (meta.salv@tiscali.it),Villa d'Agri, Potenza, 17.04.2002

E' un libro molto delicato che racconta minuziosamente la vita contadina che, nella mia terra, è ancora presente. Le parole, le frasi e i respiri che s'immaginana sono state, per me, tanto reali e muse per la mia prima opera cinematografica, il cortometraggio Sole nero.





http://www.italialibri.net - email: - Ultima revisione Gio, 14 set 2006

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