CRONACHE DI POVERI AMANTI, ROMANZO NEOREALISTA DI VASCO PRATOLINI, LOTTE POLITICHE, SOCIALI E UMANE NELLA FIRENZE DEGLI ANNI VENTI.

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Cronache di poveri amanti (1946)


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Vasco Pratolini, Cronache di poveri amanti
Mondadori, 2002
Oscar Classici Moderni, 494 p.
Euro 7,75

ia del Corno non riposa mai. «Cuori e cervelli ammalati di ossessioni, di sensi, di cupidigia, di buoni propositi, di timor di Dio, d’amore». In Via del Corno tutti fanno tutto per amore, per amore della propria donna, dei propri ideali, dei figli, del lavoro, della rivoluzione, dell’Italia.

Via del Corno è la protagonista principale di Cronache di poveri amanti e le cronache che mette in scena sono quelle della Firenze negli anni che vanno dal 1920 al 1925. Sono cronache che diventano storia.

Via del Corno «è tutta udito» ed è ben diversa da Via dei Robbia, la via dei borghesi, dove le stanze sono in ordine, dove la gente non è curiosa; in Via del Corno anche quando le finestre sono chiuse, gli occhi «marinano il sonno»; in Via del Corno il teatrino di ogni famiglia diviene argomento di conversazione. La collettività come valore, «Via del Corno come Fifth Avenue».

Aurora Cecchi, figlia di uno spazzino, Milena Bellini figlia di un ufficiale giudiziario, Bianca Quagliotti figlia di un dolciere ambulante, Clara Lucatelli figlia di uno sterratore. Maciste, Ugo e Mario, i «sovversivi», Osvaldo e Carlino i «camerati». La «Signora», che dalla finestra osserva le vicende dei «cornacchiai», con lo sguardo del Male, quello di una donna senza cuore, sola, che ha perso la bellezza di un tempo e ha sogni folli e perversi. Ma altri ancora sono i nomi che compaiono in questo quartiere. Non è casuale che uno dei romanzi di Pratolini si intitolasse proprio Il Quartiere.

La forza di Pratolini è da sempre quella di documentare con un lirismo realistico gli entusiasmi e le fiducie della gente semplice dei rioni, della gente innamorata, giovane o vecchia che fosse, sempre con «il cuore sul davanzale della finestra dirimpetto». Uno scrittore pittore che ha dipinto rioni e abitazioni mettendo in scena in maniera intimista problemi sociali e politici, recuperati anche attraverso i fili delle proprie memorie personali.

Quartieri con case dalle finestre aperte per il caldo, case con i ventilatori, parole dette sottovoce nella lontananza dei davanzali. «La chiacchera è il companatico della miseria», persone «semplici di cuore esperte della fatica», i due angoli della strada per molti di loro sono l'orizzonte. I dolori hanno cambiato l’espressione dei loro occhi. Alcune donne hanno dovuto crescere per forza, non portano più i capelli con le trecce lunghe, hanno un taglio alla garçonne, sono le donne con più esperienza, sono le prostitute. Elisa, «dal corpo robusto ma dall’animo corroso», si trascina dietro gli uomini con lo sguardo, ma non può permettersi di innamorarsi di Bruno solo perché lui l’ha desiderata per anni, perché Bruno ha ben chiara la differenza tra le donne da sposare e quelle con cui fare l’amore.

Scritto nel 1946 in un periodo di grande ottimismo per l'autore, che intravedeva la possibilità che il comunismo andasse al potere, questo romanzo corale presenta dei veri e propri eroi, creando quella letteratura intimista improntata a un profondo senso della realtà, tesa a un vittorioso riscatto popolare.

Con pennellate da cinema neorealista, gli attori di queste vicende diventano la multiforme gente dei quartieri fiorentini; sono la classe proletaria che attraverso un processo di liberazione sta acquisendo coscienza di sé; sono le speranze e le aspettative del dopoguerra; sono le colpe e le delusioni verso il «Partito», Lenin, gli ideali e le contraddizioni del comunismo, un «popolo che non ha una coscienza di classe sviluppata».

Il narratore sembra un osservatore da un’altra finestra, egli è in qualche modo il regista e i suoi personaggi gli attori di una scena. Per questo il romanzo ben si è prestato a una trasposizione cinematografica nell'omonimo film di Carlo Lizzani del 1954. Non a caso fu Marcello Mastroianni a dare il volto a uno dei protagonisti, come nel successivo Cronaca familiare (1962). Per quel viso "del popolo" che lo caratterizzava, per quel misto di orgoglio e pudore che troviamo in tutti i volti dei personaggi di Pratolini.

Osvaldo e Maciste i due antifascisti, Osvaldo e Carlino i due fascisti. Pratolini ce lo dice, ognuno di loro ha scelto la propria vocazione, il proprio destino, perché il confine tra il bene e il male è molto sottile, «Infinite sono le strade della Grazia, sterminate come quelle del Peccato». Osvaldo, consapevole di aver tradito «teme i propri pensieri», Ugo ha paura di aver perso la stima dei propri compagni. Nessun eroe è impavido, ma diviene coraggioso perché ha consapevolezza della sua paura.

La vittoria non è mai conclusa, definitiva, ma dietro l’angolo, questo è il fatalismo ottimistico di Pratolini, c’è la possibilità di riscatto e di rivalsa. Credere nel Destino significa pensare che la Felicità non dipende da noi, ma può essere raggiunta.

Un nuovo incontro, un nuovo lavoro, un nuovo «bacio sulla bocca» è ciò che li aspetta come premio, come rivincita sulla vita.

Gesuina e Ugo potranno unire le loro solitudini e ricostruirsi insieme una vita seguendo il proprio destino, cercando di avere «cattiva memoria e buona salute», in qualche modo, cercando di dimenticare non dimenticando.

Si corre avanti, si scappa, si fugge, si fa la rivoluzione. E la rivoluzione si fa con il sidecar di Maciste, «la stella cometa che annunzia il diluvio agli uomini di buona volontà».

Dopo aver lottato e «essersi sudati la vita» il viso avrà perso lo sguardo della curiosità, a volte anche quello della speranza, ciascuno avrà la propria storia scritta e non sempre potrà ribellarsi agli eventi, ma continuerà a «correre sempre più avanti per non morire».

A cura della Redazione Virtuale

Milano, 21 maggio 2003
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E., Caserta, 12/11/'04

Anch'io come un'altra persona che ha comemntato prima, ho assistito un sabato mattino di più un anno e mezzo fa ad una trasmissimone che deniglava il libro tradotto in film.. io però avevo già letto il libro, libro con molteplici personaggi, divertente la donna Capo che invecchiando lancia palloncini d'acqua ridendo!! libro da leggere, ma solo per coloro che amano la lettura!! p.s. va letto in poco tempo,leggerlo in più periodi non rende!

Wanna Vitale, Villa di Briano (Ce), 9/11/'04

Ho letto cronache di povere amanti per via della prof ke ogni mese ci da un libro da leggere...tra una settimana dovrei relazionarlo ma nn so come riassumere tutte le vicende di via del corno .,è impossibile.l'ho trovato molto appassionante sembra di vivere nella mia stessa strada....

Chiara, Roma, 04/03/'04

per me e' IL libro...tanto che ci sto scrivendo la mia tesi di dottorato in Germania...

Sergio Catellani, (sergiocatellani@libero.it), Reggio Emilia, 10/12/03

Riassumere questo romanzo è non solo impossibile, ma ritengo anche inopportuno. Semmai è un'opera da ampliare intimamente, seguendo l'onda lunga delle emozioni che si susseguono e che, leggendole, possiamo ritrovare comunque in tutti noi.

Pamela, Grosseto, 27/09/'03

Ho letto "cronache di poveri amanti"perché distrattamente, un sabato mattina, guardavo il film su rai3 e sentivo il successivo commento che osannava il libro e che denigrava,(giustamente),il film. Sono uscita immediatamente a comprarlo e l'ho amato subito, ho amato la sua lirica, ho odiato la Signora!Mi sembra di conoscere via del corno, mi sembra di eserci stata da sempre e ora, come uscirne?

Chiara, Cuneo, 20/08/'03

Ho letto "Cronache di poveri amanti" mentre ero in Francia, in Erasmus. Avevo molti libri da studiare, per "dovere", ma ho lasciato perdere ogni altra lettura e in due giorni l'ho terminato. L'abilità descrittiva di Pratolini mi ha fatto "traslocare" in via del Corno. Come abbandonare la via dopo aver sofferto e gioito con i suoi abitanti?

Benedetta, Livorno, 18/08/'03

A quanto pare ho l'onore di essere la 1a a dare un commento sul romanzo di Pratolini...Bé,ho appena finito di leggere questo libro assegnatomi x le vacanze estive dalla scuola e sul quale sarebbe mio compito elaborare una relazione.Ma come si fa a sintetizzare e mettere per scritto tutte le tumultuose emozioni che si rincorrono insieme agli eventi durante la lettura del libro?"Cronache di poveri amanti" è un romanzo da leggere senza prendere più il respiro x meglio gustarsi sua stessa impostazione di CRONACA,appunto.Un romanzo senza limiti di tempo il cui finale aperto sottolinea il continuo susseguirsi degli eventi e quindi della vita"con i suoi annessi e connessi":i problemi,i dolori,le gioie,gli amori,i tradimenti

FRANCESCA ROMANO (francy.roman@tiscali.it), Aprilia (Lt), 04/08/03

HO TROVATO QUESTO ROMANZO AVVINCENTE, INTERESSANTE ,SCRITTO IN MANIERA SEMPLICE MA EFFICACE...L' HO LETTERALMENTE DIVORATO SOTTO L' OMBRELLONE IMMERGENDOMI IN VIA DEL CORNO CON TUTTA LA MIA FANTASIA.




http://www.italialibri.net - email: - Ultima revisione Dom, 8 ott 2006

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