CUORE DI PIETRA, DI SEBASTIANO VASSALLI, UN ROMANZO STORICO. PROTAGONISTA VILLA BOSSI A NOVARA, E IL POPOLO ITALIANO

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Cuore di pietra (1996)



Sebastiano Vassalli, Cuore di pietra
Einaudi, 1996
Supercoralli, 287 p.
Euro 14,46

«Gli uomini continuavano a nascere e morire, come dappertutto, e come dappertutto impiegavano la maggior parte del tempo che intercorre tra le due date fondamentali e forse uniche della loro esistenza, per trafficare tra di loro e per infastidirsi a vicenda; ma questa attività è assolutamente normale, in ogni epoca, e non ha mai fatto notizia».

a storia di una grande casa e di coloro che l’hanno abitata. Così potrebbe venire sinteticamente descritto il contenuto del romanzo di Sebastiano Vassalli Cuore di pietra. In questo modo però un grosso torto verrebbe fatto tanto ai danni dell’autore, quanto alla complessa poetica che egli delinea nel romanzo, e, infine, al romanzo stesso.

Cuore di pietra
è, infatti, ben più di un romanzo storico. È una storia d’Italia narrata attraverso le vicende di italiani, apparentemente anonimi, ma che simboleggiano un intero popolo, con le sue contraddizioni, i vizi, le virtù (poche), gli eccessi, le passioni, la dabbenaggine diffusa, etc. Anche questa è però una descrizione che sta stretta al romanzo di Vassalli che indaga l’assurdo insito nell’umanità, protagonista sul palcoscenico approntato dagli dèi unicamente per il proprio divertimento. Gli sforzi, le angosce, le passioni e tutti i sentimenti umani nulla valgono contro il passare del tempo che spazza ogni cosa e lascia dietro di sé le risate di numi compiaciuti della stoltezza degli uomini. Una visione gattopardesca, o meglio, leopardiana percorre il romanzo dello scrittore genovese da tempo trapiantato a Novara.

Proprio Novara è la città all’interno dei cui bastioni sorge la Casa protagonista del romanzo. La città non è mai nominata ma è facilmente identificabile per i riferimenti dell’autore all’altissima cupola voluta dallo stesso architetto che progetta anche la Casa. La scorbutica figura di Alessandro Antonelli, il cui fantasma sembra abiti ancora oggi la Casa, aleggia su tutto il romanzo.

La Storia, più degli uomini che la fanno, è la vera protagonista. Una Storia che non vince il tempo, ma ne registra le azioni, che ha il compito di fissare i sogni e le fantasie degli uomini e di annotare l’assurdo del mondo, di una condizione umana che non conosce riscatto. Da qui dunque, da questa concezione, il riferimento all’influenza della visione leopardiana cui si rimandava poc’anzi e che, come nel caso della figura dell’Architetto, aleggia su tutto il romanzo.

La Casa è una piccola patria, all’interno della quali vediamo dipanarsi le vicende di innumerevoli personaggi e, attraverso esse, seguiamo la storia d’Italia, dall’Unità fino ai giorni nostri, passando per la Grande Guerra, il ventennio fascista, la tragedia della seconda guerra mondiale e la trasformazione in una società multietnica.

La Città è descritta attraverso una geografia essenziale, protetta alle spalle dalle montagne, si apre, ai suoi piedi, la grande pianura, la cui monotonia viene spezzata dal gracchiare delle radio prima che da quello delle rane, a richiamare la grandezza della Storia che arriva anche nella Città apparentemente dimenticata, un "paese della muffa" dove nemmeno il passare del tempo riesce a cambiare le cose.

Oltre a puntuali indicazioni spaziali, Vassalli elimina anche riferimenti temporali precisi. Anche in questo caso, non nominare alcuna data significa sottolineare la fugacità del tempo.

Benché sia consapevole di questa precarietà, il narratore non esita e legarsi ai personaggi di cui scrive con un generico «noi». Da qui il timbro colloquiale del romanzo, l’ironia e il caricaturismo che lo attraversano.

La presenza di numerosi personaggi rende la trama piuttosto complessa. I protagonisti sono infatti decine, a partire dal primo proprietario della casa, Don Basilio Pignatelli, e dalla sua numerosa famiglia composta dalla moglie Maria e i figli Orsola, Raffaele e Alfonso. Quello di Vassalli non è però un romanzo sull’alta borghesia, nella casa passano anche uomini e donne che provengono da quello che l’autore definisce il quartiere «dei ladri e degli assassini».

Quello di Vassalli è, però, non solo un intreccio di personaggi, ma anche una storia delle ideologie che hanno percorso il nostro secolo e, soprattutto, di coloro che hanno cercato di diffonderle. Cuore di pietra contiene infatti un pesante attacco a quelli che l’autore definisce gli «scienziati della rivoluzione». Proprio la polemica nei confronti degli intellettuali costituisce uno dei fulcri del romanzo, forse il momento dove il punto di vista del narratore Vassalli emerge con più forza senza celarsi dietro il discorso indiretto libero che, invece, caratterizza gran parte del romanzo. Anche in Cuore di pietra dunque ritornano i temi cari al Vassalli giornalista e saggista: la responsabilità degli intellettuali, sempre «grondanti» di alibi, pronti al trasformismo politico e al vuoto della retorica, lontani dai problemi reali come, per esempio, i ritardi della scuola nella formazione dei giovani. A volte il giudizio è nascosto da una perifrasi o da una singola parola alterata. Nell’enfasi di una maiuscola o di una minuscola, si ritrova dunque l’idea dell’autore.

Un’annotazione importante riguarda il ruolo che la Casa ha svolto nella vita reale di Sebastiano Vassalli. Seppur celata dietro la generica definizione di Casa, si nasconde infatti quella che è stata per alcuni anni la residenza dell’autore, cioè la splendida Villa Bossi, nel centro di Novara. Proprio al recupero di questo importante monumento cittadino, ormai profondamente minato dal tempo e dall’incuria, sono volti gli sforzi dell’autore che, anche negli ultimi mesi, si è esposto pubblicamente per trovare una soluzione al problema.

Un romanzo degli italiani, un romanzo in cui, oltre alle nostre storie, è sempre presente quel riso di sottofondo che accompagna in maniera costante le vicende degli uomini, quel riso degli dèi, eterni bambini divertiti dagli sforzi degli uomini. È davanti a questi sforzi inutili che rimane una sola certezza: «soltanto gli dèi sono immortali, mentre tutto ciò che esiste nel tempo è destinato a perire. «Homo humus, fama fumus, finis cinis».

A cura della Redazione Virtuale

Milano, 14 maggio 2003
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Gabriele Macorini, Milano, 1/09/'04

Ho appena finito di leggere questo romanzo: all'inizio ho fatto fatica, ma poi sono riuscito a leggerlo con scorrevolezza: penso che questo romanzo appartenga a quel filone del romanzo storico che io chiamerei filone sperimentale del romanzo storico, il cui punto di partenza è ORLANDO di Virginia Woolf e di cui si possono trovare esempi contemporanei a quest'opera di Vassalli, come i due romanzi di Isabel Allend LA FIGLIA DELLA FORTUNA e RITRATTO IN SEPPIA, nei quali il passato non viene ricostruito dettagliatamente (come avviene ne I PROMESSI SPOSI o in QUO VADIS? oppure nel più recente IL NOME DELLA ROSA), ma viene evocato: qui, come in Orlando, lo scorrete del tempo è evocato dagli eventi, ma mai dalle date, perché le date sono una convenzione, però tra le righe ci accorgiamo bene a quali dati si riferiscano gli eventi adombrati.




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