«Se larte insegna qualcosa - in primo luogo allartista stesso - è proprio la dimensione privata della condizione umana».
uesto, insieme allanalisi della condizione dellesilio e del ruolo della cultura, è il punto cardine attraverso cui si sviluppano i tre discorsi pronunciati da Josif Brodskij nel 1987, a distanza di pochi mesi l'uno dall'altro e raccolti in questo piccolo libro.
Il primo è un discorso pronunciato a Vienna alla Wheatland Foundation per una conferenza sugli esuli; il secondo è il discorso pronunciato a Stoccolma in occasione del conferimento del Premio Nobel, e il terzo è il discorso di accettazione che i vincitori del premio Nobel tengono durante un pranzo nella sede del municipio di Stoccolma.
Ancora una volta Brodskij rivendica la sua diversità di uomo e quindi di poeta, perché è la diversità la materia prima della letteratura. Un modo di ritrarsi, di proteggersi dal cono di luce nel quale in quel momento si trovava.
In fondo non lartista, ma larte è maestra di finesse.
La letteratura come maestra di vita, loggi, il domani di ogni uomo. Ciò che la rende necessaria è la sua capacità di non ripetersi, limpossibilità di aderire ad un cliché.
Unarma senza rinculo, così definisce la letteratura, la cui evoluzione è determinata dal materiale stesso, non dallindividualità del poeta, semplice esecutore. E il libro diventa così un mezzo di trasporto necessario «attraverso lo spazio dellesperienza, alla velocità della pagina voltata». Lunico rapporto veramente privato, perché ogni volta che qualcuno apre un libro e lo sfoglia, in quel preciso istante si compie il miracolo e il poeta che quel libro ha scritto, finalmente, vive. Perché scrivere vuol dire vivere in maniera accelerata e «quando si è provato una volta questaccelerazione non si è più capaci di rinunciare allavventura di ripetere questesperienza»; e si cade in uno stato di dipendenza, di assuefazione. Se questo porterà qualcuno a leggere, in particolar modo poesie, vorrà dire che questo qualcuno sarà più libero e si farà sconfiggere meno facilmente ma, soprattutto, riuscirà ad accettarlo.
« Un uomo libero quando è sconfitto non dà la colpa a nessuno».
A cura della Redazione Virtuale
Milano, 10 ottobre 2001
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