DEI DELITTI E DELLE PENE, DI CESARE BECCARIA, UN TRATTATO CHE STUPISCE PER LA SUA MODERNITA'

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Dei delitti e delle pene (1764)


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Cesare Beccaria, Dei delitti e delle pene (1764)
Feltrinelli, 2003
Universale economica. I classici, pp. 208
Euro 6,00

ra le tante opere di cui l’Italia deve andare fiera spicca Dei delitti e delle pene (1764), di Cesare Beccaria. L’autore nasce a Milano da famiglia aristocratica nel 1738. Laureatosi in legge, partecipa alla vita culturale del capoluogo lombardo, tanto da essere ammesso all’Accademia dei Trasformati.

Dal 1760 si interessa di filosofia, grazie allo studio delle idee di Montesquieu e di Rousseau. Quattro anni più tardi, scrive e pubblica Dei delitti e delle pene.

L’opera è un trattatello nel quale l’autore esprime idee di stampo indubbiamente illuminista; i destinatari, a cui spesso si rivolge in modo diretto, sono i sovrani illuministi, chiamati anche «benefattori dell’umanità», sta a loro, infatti, il compito di assicurare al popolo un governo più giusto. L’autore viene oggi poco ricordato, eppure è a lui che dobbiamo molti dei principi civili a cui siamo abituati.

Il libro stupisce per la sua modernità. Beccaria esamina con estrema lucidità un certo numero di reati e le loro rispettive pene. Partendo dal contratto sociale, prosegue parlando dell’origine e dello scopo delle pene, le quali non sono una punizione, bensì un allontanamento dalla società a scopo rieducativo. Egli affronta temi attualissimi come l’interpretazione arbitraria delle leggi, la pena di morte, e la prontezza della pena. Il principio base di una legge è la chiarezza. La legge non deve aver bisogno di interpreti che la rigirino a proprio favore; la pena di morte è ingiusta in quanto immorale e antieducativa — non si può insegnare a un popolo a ripudiare l’omicidio, se lo Stato stesso ne fa uso —; la pena deve essere attuata prontamente, altrimenti perderebbe il suo effetto educativo, inoltre, non sarebbe giusto ritardare il giudizio per troppo tempo a discapito di un innocente (visto che il reo è tale fino a prova contraria). Egli parla ancora di proporzione fra delitti e pene, critica la tortura e la disuguaglianza tra le pene inflitte a un nobile e quelle inflitte a un povero. Interessantissimo è il ruolo che acquisisce l’educazione, in quanto essa serve a prevenire i delitti.

«Volete prevenire i delitti? Fate che i lumi accompagnino la libertà. I mali che nascono dalle cognizioni sono in ragione inversa della loro diffusione, e i beni lo sono nella diretta»
(XLII, Delle scienze p. 66)

Il messaggio è semplice: l’unico modo per giungere alla creazione di una società sana è l’istruzione. Essa non ci fornisce solo una giusta visione del mondo, ma ci procura una certa dose di intelligenza, la quale ci permette di capire quello che è giusto e quello che è sbagliato, inoltre, di fronte a una mente illuminata dalla conoscenza, «trema l’autorità disarmata di ragioni».

A cura della Redazione Virtuale

Milano, 8 ottobre 2003
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Pietro Schepis, Milano, 4/11/'04

La spinta che ha riservato alla cancellazione delle barbarie è degna del paradiso




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