In Di là dal fiume e tra gli alberi, la vicenda di Ernest Hemingway autore si sovrappone a quella di Ernest Hemingway protagonista

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Di là dal fiume e tra gli alberi (1950)


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Hernest Hemingway, Di là dal fiume e tra gli alberi
Mondadori, 1998
pp.336, E. 6,71

l colonnello Cantwell raccoglie in sé tutti i pugilisti, cacciatori, bevitori e soldati insieme». Così Alfred Katzin commentava Di là dal fiume e tra gli alberi, il romanzo che Ernest Hemingway pubblica nel 1950, dopo dieci anni di silenzio seguiti a Per chi suona la campana e undici anni prima di suicidarsi nella sua tenuta dell’Idaho.

In questo romanzo, come nelle altre opere di Hemingway, c’è tutto il suo autore. Le sovrapposizioni tra il protagonista e lo scrittore americano sono continue, né Hemingway cerca di limitarle. C’è tutto Hemigway nel colonnello Cantwell e tutto Cantwell è in Hemingway. Richard Cantwell è un colonnello della fanteria dell’esercito degli Stati Uniti d’America, retrocesso dal grado di generale. Ha 50 anni ed è malato di cuore. Dopo una vita passata a combattere, cacciare, bere, agire, il colonnello sente costante accanto a sé la presenza della morte ma tenta di esorcizzarla cercando di continuare come se nulla fosse, anzi cercando di vivere ancora più a fondo le sue passioni ed i suoi amori. Hemingway, partendo da queste premesse, ci porta a vivere le ultime ore del colonnello Cantwell.

Il romanzo vive sulla presenza di diverse tematiche, molte delle quali essenziali nella riflessione dello scrittore americano. Sarebbe dunque interessante conoscere i caratteri de Di là dal fiume e tra gli alberi. Così come in Addio alle armi e Per chi suona la campana l’amicizia e l’amore occupano una posizione di assoluto rilievo. Il rapporto con gli amici è fondamentale per il colonnello. Soprattutto con il Gran Maestro. Questi è un personaggio enigmatico, fondatore dell’Ordine di Brusadelli assieme al colonnello e ad altri tre membri. Anch’egli vecchio e malato cerca di fuggire dalla condizione presente rifugiandosi nella fantasia rappresentata dall’Ordine e cercando di convincersi che nonostante tutto è ancora felice o perlomeno potrà ancora esserlo.

Essenziale per il colonnello è anche la storia con una ragazza giovanissima. È un amore tenero e difficile quello tra Renata ed il colonnello. Renata ha 19 anni, è una contessina veneziana ed è innamorata del colonnello. La ragazza è la giovinezza che il colonnello non potrà più avere ed è la giovinezza per mezzo della quale il colonnello potrà avere una morte “felice”. I due vivono un rapporto altalenante fatto di slanci e di ripiegamenti. Cantwell la chiama “Figlia” e scambia con lei battute del genere: - Mi ami? – Per piacere, Figlia, non fare domande così stupide. La differenza d’età c’è e si fa sentire, ma nessuno dei due cerca di annullarla. Attraverso gli occhi di Renata l’autore tenta di ritrovare un mondo nel quale la speranza, il futuro, la pace stessa abbiano ancora un senso.

Protagonista è la caccia, con i suoi appostamenti, le sue lunghe attese che permettono la riflessione ed il fluire dei ricordi. Ma la caccia è anche la furia dello scatto, il combattimento e la morte. Protagonista è allo stesso modo l’alcool, lo sono i Martini secchi bevuti al banco dell’Harry’s bar e le bottiglie di Valpolicella sorseggiate nelle stanze del Gritti Palace Hotel. I liquori ed il vino rimangono compagni silenziosi e fedeli che contribuiscono ad alleggerire le difficoltà donando un breve stordimento che qualche volta viene scambiato per un lampo di felicità. Come negli altri romanzi di Hemingway anche la guerra si rivela una tematica importante. Apparentemente finita, ma si rivela invece un leitmotiv che condiziona le mosse di tutti i personaggi. Tutti infatti, tranne forse Renata, hanno vissuto la loro stagione migliore o peggiore, dipende dal punto di vista, durante la guerra. Essa costituisce lo spartiacque decisivo per il colonnello, costretto da Renata a ricordare quel periodo quasi fosse sul lettino dello psicanalista. Quella guerra durante la quale il colonnello ha azzeccato il 95% delle mosse ma è stato tradito dalla percentuale rimanente. Decisivo, prima del viaggio finale, è quello che Cantwell compie attraverso i luoghi del conflitto nei quali ha perso il senso dell’immortalità. E sono proprio questi i passaggi nei quali risultano maggiori la sovrapposizioni tra protagonista ed autore.

È la morte però ad assumere il ruolo centrale nella riflessione dell’autore. Come nel romanzo che lo seguirà, Il vecchio e il mare, anche in questo lavoro di Hemingway lo studio sulle sensazioni vissute dal protagonista che sente avvicinarsi la fine si rivela il tema principale. La morte, o meglio, l’imminenza della morte aleggiano su tutto il racconto e lo caratterizzano in maniera particolare. L’avvicinarsi della fine diventa così per il colonnello Cantwell una sorta di illuminazione che gli consente, proprio quando l’esistenza sta per finire, di capire la vita stessa ed il mondo in cui essa si svolge. Questo era il motivo che consentiva a Philip Young di scrivere nel 1952 a proposito di Di là dal fiume e tra gli alberi che «il nuovo libro di Hemingway si è presentato come un romanzo sul morire».

Il paesaggio infine non ha una semplice funzione descrittiva. Emerge invece come carattere imprescindibile del romanzo. Non solo la città di Venezia domina Di là dal fiume e tra gli alberi. Lo fanno anche le rive del Piave, teatro di due guerre vissute dal colonnello, l’isola di Burano, il campanile di Torcello e i paesaggi invernali scrutati a fondo, facendo lentamente girare gli occhi su tutto l’arco dell’orizzonte della vasta pianura veneta nelle lunghe attese della caccia alle anatre. La Venezia di Cantwell non è la Venezia romantica e decadente dei Canali e di Piazza S. Marco. È la città nobile e un po’ snob che vive tra l’Harry’s Bar ed il Gritti Palace Hotel. È la città ideale per un personaggio come il colonnello: «Nessuno è mai vecchio a Venezia, ma si matura molto in fretta».

Di là dal fiume e tra gli alberi ebbe una dura accoglienza da parte della critica che si soffermò sulla presunta mancanza di originalità, il linguaggio scarno e la povertà di idee, per poi correggere il tiro poco tempo dopo quando venne esaltato il tono da canto del cigno presente nel libro. Hemingway ci porta dentro al romanzo ed al suo protagonista attraverso una scrittura semplice, veloce, ricca di dialoghi. L’eroe, come negli altri romanzi dello scrittore americano, è solo ma oggi è vecchio ed è vicino, vicinissimo alla morte. Non ha più lo slancio del Tenente Frederick Henry di Addio alle armi o la forza del protagonista di Per chi suona la campana, Robert Jordan. Il colonnello Cantwell ha dalla sua parte la capacità di guardare in modo disincantato ciò che lo circonda, di soffermarsi sul proprio passato che, alla luce della prossima fine, assume sfumature sempre diverse a seconda di come egli lo consideri di volta in volta. E noi con lui.

La bravura di Hemingway è proprio quella di farti sentire costantemente vicino al protagonista, di farti diventare un suo elegante, silenzioso amico. Il lettore può così immaginare con facilità di essere sdraiato nella botte di legno assieme al colonnello Cantwell a scrutare la laguna veneta, a sentir arrivare i ricordi e ad aspettare il passaggio delle anatre al di là del fiume e tra gli alberi. Augurandosi, ancora una volta, a denti stretti, che non sia l'ultimo.

A cura della Redazione Virtuale

Milano, 21 novembre 2001
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