UNA NAPOLI SURREALE E GROTTESCA, DOMINATA DA ARROGANZA E VOLGARITA NEL ROMANZO DI GIUSEPPE MONTESANO DI QUESTA VITA MENZOGNERA

ITALIALIBRI - RIVISTA MENSILE ONLINE DI LIBRI ITALIANI, BIOGRAFIE DI AUTORI E RECENSIONI DI OPERE LETTERARIE


Di questa vita menzognera (2003)


AUTORI A-Z
A
B
C
D
E
F
G
H
I
J
K
L
M
N
O
P
Q
R
S
T
U
V
W
X
Y
Z

OPERE A-Z
A
B
C
D
E
F
G
H
I
J
K
L
M
N
O
P
Q
R
S
T
U
V
W
X
Y
Z



Giuseppe Montesano Di questa vita menzognera
Feltrinelli Collana: I Narratori
Pagine: 192
Prezzo: Euro 13,00

uando l’ignaro Roberto, stanco di ritrovarsi disoccupato per il suo ostinato rifiuto di assoggettarsi alla corruzione che impera nel mondo del lavoro, decide di rispondere ad un curioso annuncio che ricerca una persona “che ancora ami il sudario della Bellezza”, certo non può immaginare la realtà che lo attende.

Prelevato da un’auto di lusso, è letteralmente fagocitato dall’universo della famiglia Negromonte, quintessenza dell’arroganza e della volgarità di chi con i soldi compra il diritto di comandare e dettare legge. Proprietari di fatto di Napoli, i Negromonte hanno creato un mondo alla rovescia, nel quale i figli sono lodati e premiati quando scialano soldi a più non posso, quando seducono il maggior numero possibile di ragazze, quando dominano i compagni con la violenza. La villa di famiglia è popolata da una variegata tribù sulla quale domina, dalla sua carrozzella, l’anziano patriarca, per il quale più di ogni altra cosa è sacro il rito del pranzo nelle grandi feste. Figli e nipoti, mogli, un cardinale compiacente si radunano intorno alla fiera dello spreco per rinsaldare i vincoli familiari.

ntorno al valore simbolico dello sputo, come intorno ai significati magici e rituali della saliva, nel quadro di una gestione antropologica delle materie organiche espulse, c'è tutta una letteratura» è l'attacco di un articolo di Edoardo Sanguineti pubblicato l'11 luglio 1978 in «Paese Sera» e che ha come titolo Storie di sputi.
Si è visto come nel libro di Giuseppe Montesano Di questa vita menzognera il verbo "sputare" sia insistentemente presente (Se tu non sputavi sulla giacca del direttore, pag. 9; ah, tu sputi addosso al rettore... pag. 11; sputando sulla giacca della cultura venduta pag. 14; gli sputò in faccia... con lo sputo che gli colava sul mento pag. 28; io sui soldi ci sputo pag. 29; la forza di sputarci sopra... pag. 51; sputare su tutto pag. 52; sputò il boccone a terra pag. 72; si raschiò la gola e sputò... io te sputo.pag.74; io ci sputo sopra pag. 92; Tu sputi su tutto pag. 94, sputava disgustato sul pavimento pag. 95; lui ci sputava sopra ai soldi! pag. 105; sputava a terra, pag. 153;). Montesano perfino in un'intervista per la Feltrinelli ricorre allo stesso verbo: «Il "dandy" Cardano e "l'intellettuale" Roberto sono condannati alla sconfitta perché hanno "sputato" sulla propria giovinezza, l'hanno tradita».
Andrea, il più giovane dei Negromonte, disgustato dalla servitù del danaro, si toglie la vita. Altro rifiuto, altra ribellione nei confronti del presente.
Facciamo un salto nel tempo: nel XXV canto dell'Inferno Vanni Fucci rivolge a Dio un gesto osceno; immediatamente un serpente lo immobilizza e sopraggiunge il centauro Caco. Si assiste a numerose trasformazioni di ladri in serpenti e di serpenti in ladri.
    «L'anima ch'era fiera divenuta,/ suffolando si fugge per la valle,/ e l'altro dietro a lui parlando sputa» /vv.136-138.
Il ladro che, rÌacquistate le fattezze umane, parla e sputa è Francesco Cavalcanti, quello divenuto serpente è Buoso Donati, o, secondo altri commentatori, Buoso degli Abati, membri entrambi di famiglie nobili di Firenze. L'atto dello sputare è messo dal Torraca in relazione con la «credenza dell'antichità e del Medioevo che la saliva dell'uomo avesse virtù contro i serpenti». Qui, l'azione dello sputare che valore ha e soprattutto contro chi?
Il serpente, nel libro di Montesano, è rappresentato dall'anziano patriarca Negromonte, seduto sulla sedia e rotelle a motore, convinto che il popolo voglia solo «fottere e mangiare».
In una prosa capricciosa e comunicativa come quella di Montesano, che va dalla citazione biblica alla riflessione filosofica, il verbo "sputare" rimanda all'amarezza, alla violenza, al rifiuto ma allo stesso tempo ha una carica grottesca.
Il leit-motiv che funge da collante in tutto il libro è rappresentato infatti dall'ironia.
La poesia di Blok che dà il titolo al romanzo chiude con l'affermazione che anche se non si sa bene come sarà il futuro, bisogna dire no ai giorni del presente. Nel romanzo questi versi sono citati da Andrea, il più giovane dei Negromonte e sono il segnale del rifiuto di un ragazzo per un mondo di volgarità e violenza. «Potrei dire che quel no è anche il mio: non un rifiuto della vita, ma un rifiuto per questa sottospecie di esistenza che ci preparano: è a questa vita menzognera che vorrei dire no, ma non da solo». (E.G. 19 febbraio 2007)
Due voci sembrano però cantare fuori dal coro: Cardano, marito di una delle figlie Negromonte, si dà arie di artista e condanna con disprezzo il degrado morale e la sciattezza prepotente del resto della famiglia, ma pur sempre si fa mantenere dalla moglie nel lusso, con la vaga promessa di scrivere un capolavoro, e confonde Roberto, assunto come suo segretario, con dichiarazioni farneticanti e contraddittorie. Andrea, il minore della dinastia di fratelli Negromonte, rappresenta una vera spina nel cuore per il resto della famiglia, con la sua aria ispirata, i suoi viaggi, il suo continuo citare il Vangelo e predicare l’amore e la condivisione.

La vita di Napoli viene ora rivoluzionata dalla geniale idea di uno dei Negromonte: trasformare l’intera città in un museo a cielo aperto, nel quale far rivivere ai visitatori le varie epoche storiche della città, con gli abitanti trasformati in attori, “la casa sarà la bottega e la bottega sarà la casa”, in quello che viene presentato come l’affare del secolo. Così mentre fervono i preparativi, con le opere d’arte dei musei acquistate dai vari fratelli Negromonte per abbellire le proprie case e rabbonire le proprie spose, con gli edifici rasi al suolo, i monumenti spostati, il sottosuolo trivellato in barba a qualsiasi mappa geologica, i cittadini rintronati da una propaganda che mira a convincerli dell’avvento di una nuova era di libertà in cui tutto sarà di tutti, poco a poco i rapporti famigliari esplodono, le tensioni si accumulano e tra la popolazione emergono alcuni oppositori di quello che ormai si configura come un vero e proprio regime dittatoriale. Il libro si chiude su una fuga dall’esito incerto, fuga dagli sgherri pronti ad eliminare qualsiasi contestatore, ma soprattutto fuga dall’incubo di un mondo completamente sovvertito, dove i più elementari valori sono stati travolti e affogati dal torrente in piena del denaro dei Negromonte.

L’idea di questo antimondo, che all’inizio diverte per la sua assurdità, più viene portata alle estreme conseguenze e più, paradossalmente, diventa un richiamo sinistro a situazioni più che reali, volutamente esagerate negli sviluppi della finzione, ma pericolosamente verosimili nei principi. Il lettore si trova diviso tra ilarità e disgusto, e man mano che procede nella lettura si sente sempre più soffocare, costretto dentro una realtà via via più opprimente, quando perde i tratti più innocentemente buffi per diventare grottesca e spaventosa, perché priva di qualsiasi limite.

Chi non ha dimestichezza col dialetto napoletano (ma chi non ne sente nelle orecchie la cadenza?) potrà trovarsi in difficoltà, perché in dialetto si esprimono tutti i Negromonte; sul contrasto tra le loro arie di gran mecenati e la povertà del loro linguaggio si gioca buona parte dell’ironia, e sono proprio il ritmo, le sonorità, la vivacità del dialetto a rendere così vivi i personaggi. In bocca a questi signorotti, anche le citazioni colte che il precettore, assoldato all’uopo, è costretto a sfornare a getto continuo per giustificare ogni sopruso, suonano false ed inquietanti, perché forzate a dire quel che serve in ogni circostanza.

Un pretesto originale e solo apparentemente leggero per affrontare temi drammaticamente attuali, come lo strapotere del denaro e la possibilità di strumentalizzare tutto e chiunque. (C.F.)

A cura della Redazione Virtuale

Milano, 29 Agosto 2003
© Copyright 2003 italialibri.net, Milano - Vietata la riproduzione, anche parziale, senza consenso di italialibri.net





Novità in libreria...




Per consultare i più recenti commenti inviati dai lettori
o inviarne di nuovi sulla figura e sull'opera di
Giuseppe Montesano

|
|
|
|
|
|
|
I quesiti
dei lettori




I commenti dei lettori


I nuovi commenti dei lettori vengono ora visualizzati in una nuova pagina!!

FABIO PAPACCIOLI, (EMINEM19096@YAHOO.IT), Napoli, 09/12/03

IL LIBRO SCRITTO DA GIUSEPPE MONTESANO MI E' PIACIUTO MOLTO, ANCHE SE SONO PRESENTI MOLTE PAROLE VOLGARI, MA E' DI CONTENUTO BUONO!!!!!




http://www.italialibri.net - email: - Ultima revisione Lun, 19 feb 2007

Autori | Opere | Narrativa | Poesia | Saggi | Arte | Interviste | Rivista | Dossier | Contributi | Pubblicità | Legale-©-Privacy