Il disprezzo si snoda nella Roma medio borghese degli anni ’50, tutta ipocrisia e opportunismo. Qui Alberto Moravia colloca Riccardo Molteni e la moglie Emilia

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Il disprezzo (1954)



Alberto Moravia, Il disprezzo
Grandi tascabili Bompiani,
pp. LI-262, Euro 8,50.

ubblicato nel 1954 dall' affezionato Valentino Bompiani, editore in Milano, Il disprezzo nasce prevalentemente come romanzo psicologico. L'opera non raggiunge tuttavia un successo paragonabile a quello dei romanzi pubblicati precedentemente, ma una più alta lettura, calata nell’ampio panorama della produzione dell'autore, ne riscopre l’importanza. In particolare mette in evidenza una stesura che investe profondi significati moralistici, improntati sul sentimento dell’amore ma anche su quella denigrazione, che sembra fargli da antagonista, in un connubio profondamente rovinoso per il protagonista.

È proprio il protagonista che riporta in prima persona gli avvenimenti di quei due anni di vita coniugale, costruendo una sorta di autobiografia esistenziale.

Il romanzo si snoda nel contesto sociale della Roma medio borghese degli anni ’50, pervasa dall’ipocrisia e dall’opportunismo, vittima di quella guerra tanto illusoria quanto distruttiva. Riccardo Molteni e la moglie Emilia vivono in una tranquilla palazzina, affittata con fatica dal protagonista, grazie al proprio lavoro di critico cinematografico.

In un primo momento Moravia ci delinea una situazione di vita coniugale apparentemente serena e per così dire “normale”, nella quale «..io vedevo i suoi difetti e lei vedeva i miei, ma per una trasmutazione misteriosa prodotta dal sentimento d’amore, essi ci apparivano ad entrambi non soltanto perdonabili ma anche amabili..», come racconta Riccardo.

La proposta del produttore cinematografico Battista pone la prima pietra di quello che sarà il punto d’arrivo del matrimonio dei coniugi Molteni. In bilico tra una stesura di copione e una situazione economica che grava sulle sue spalle, Riccardo si trova di fronte anche all’indifferenza apatica della moglie, tanto amata quanto asservita. Nasce da quest’indifferenza quel che sarà il disprezzo vero e proprio della moglie nei confronti del marito, prigioniero, per così dire, di quella crisi psicologica tipica di tanta letteratura novecentesca esistenzialista.

Il dramma che Riccardo vive, in un climax all’interno del romanzo, è l’impotenza di fronte alla solitudine esistenziale.

Moravia tende a porre i problemi esistenziali in termini esclusivamente psicologici. Il suo “amoralismo” a volte indugia su aspetti ripugnanti delineando un'immagine deformata dell'uomo, che è giustificata negazione di un'ipocrita mitologia letteraria e morale (amore, rapporti familiari e sociali), ma rischia di creare il falso mito dell'istintività naturalistica isolandolo dalla complessità della realtà.

I personaggi del romanzo – come più in generale i personaggi dell’opera omnia di Alberto Moravia– sono caratterizzati da una sempre maggiore scarnificazione psicologica; i mali della società contemporanea, alienazione e incomunicabilità, legati al neocapitalismo industriale (mali che peraltro tendono nell’analisi moraviana a diventare emblematici, più che di una situazione storica, di una condizione esistenziale) sono indagati con l’aiuto di tutti i più moderni mezzi, sulla scorta di una ben definita poetica:

    «Il realismo (…) consiste nella rappresentazione oggettiva e in certo modo scientifica dei fenomeni dell’alienazione in tutti i suoi vari aspetti psicologici e sociali. Perché diciamo che questa rappresentazione deve essere scientifica? Perché siamo convinti che oggi soltanto la scienza sia veramente oggettiva, ossia capace di considerare con distacco e precisione il mondo fuori di noi.

    Questo realismo di specie scientifica è quello che Lukàcs chiama realismo critico (…). Il realismo non può non insistere su certi contenuti, come per esempio il sesso e il danaro, in quanto questi contenuti sono, nella realtà, strettamente connessi con l’alienazione» (A.Moravia).

La decisiva volontà d'analisi, demistificazione, registrazione si estrinseca in una prosa rigorosa, oggettiva, ordinata, a tratti guardinga fino a divenire fredda. Le pagine di Moravia sono pregne di cose, di presenze, di rappresentazioni minuziose di oggetti, situazioni, atmosfere, atteggiamenti psicologici, anche quando il realismo evolve e si dissolve in forme surreali, in simboli psicologici e sociologici. In particolare lo stile che caratterizza Il disprezzo ha un carattere pulito, scorrevole e al tempo stesso elegante; il protagonista “vomita” per così dire il suo “sentirsi disprezzato” con tragica lucidità, senza inciampare in banalità o in luoghi comuni.

A cura della Redazione Virtuale

Milano, 09 gennaio 2005
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