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NEL SAGGIO EUROPA, STORIA DI UN'IDEA, DALL'IMPERO ALL'UNIONE, SERGIO ROMANO TRATTA LE VICENDE DELLA POLITICA INTERNAZIONALE EUROPEA DAGLI ALBORI AD OGGI |
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Europa, storia di un'idea, dallImpero allUnione (2004) |
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Ciò che interessa Romano più di ogni altra cosa sono i rapporti tra le diverse culture che hanno abitato le terre comprese tra gli Urali e lAtlantico fin dalla notte dei tempi. Questo saggio è diviso in tre parti, la prima dedicata agli albori dei popoli europei, che si conclude con la caduta dellImpero Romano, la seconda alla nascita e allo sviluppo degli stati nazionali e la terza allunificazione federale europea. Linizio dellopera è influenzato, come ci dice lautore stesso, da ricerche compiute a fianco di Claude Braudel. Romano comincia descrivendo quelle che gli annalisti chiamavano le strutture di lungo periodo, ovvero le condizioni geografico climatiche del continente e la varietà etnolinguistica delle sue popolazioni. Quindi, dopo aver sottolineato le strutture portanti che hanno caratterizzato la storia dellEuropa, lo scrittore passa a descriverci i fatti seguendo un più classico criterio cronologico. Comincia quindi a parlare di quellhomo sapiens che per primo invase le terre abitate da altre specie. Già da subito mette in evidenza gli scambi culturali che, insieme allo spirito di adattamento, hanno condizionato levoluzione delle società umane. Le culture nelletà del bronzo entravano in contatto grazie a quegli esperti nella lavorazione dei metalli che viaggiavano da villaggio a villaggio, da popolo a popolo, diffondendo le loro competenze: «Nacquero così i fabbri itineranti che si spostavano da un villaggio allatro, portando con sé il metallo semilavorato e gli strumenti del mestiere». Da questi si passa alle civiltà che si svilupparono floride sotto linflusso delle popolazioni asiatiche. Vediamo come i Cretesi e i Micenei, gli Etruschi, i Celti e così via già sfruttassero evoluti sistemi di scambi commerciali e quindi culturali. Possiamo poi osservare, seguendo i ragionamenti di Romano, in che modo si siano sviluppate quelle civiltà che ancora lasciano uneredità forte nel nostro tempo: i Greci, i Romani e gli Arabi. La seconda parte del libro parla invece di come, dalle rovine dellImpero Romano, Carlo Magno riesca a far sorgere nuovamente una grande forza transnazionale, e in che modo questa, suo malgrado, sarà la diretta responsabile della nascita degli Stati-Nazione. In questa parte Romano ci sottolinea la doppia faccia di un cristianesimo che fu causa di unione e di divisione allinterno del continente: «Tre secoli prima un papa aveva invocato laiuto dei Franchi contro i Longobardi e aveva tenuto a battesimo un grande impero cristiano. Ora un altro papa chiedeva ai normanni di proteggerlo contro gli eredi dello Stato carolingio. La chiesa era al tempo stesso fattore di unità e di divisione». Lautore sottolinea come la riforma religiosa abbia cambiato laspetto delle monarchie e il quadro politico europeo. Al di là di tutti questi mutamenti compare una costante nella storia delle nazioni europee, che si afferma come struttura di lungo periodo, cioè il sistema delle alleanze nazionali suggellate seguendo londa del mero interesse più che dellideologia comune. Levoluzione naturale del sistema presentatoci da Romano porta ai nazionalismi, e quindi alle guerre mondiali. Lultima parte del libro descrive il periodo post-bellico, concentrandosi in modo particolare sulla costituzione dellUnione europea. In questo vi troviamo nomi e personaggi a noi più vicini, come Altiero Spinelli e Alcide De Gasperi, fino ad arrivare a personalità politiche contemporanee quali Tony Blair e Gerhard Schröder. Questo è forse il capitolo più anomalo dellopera, dove scopriamo un Romano più colorito che si lascia trasportare dallattualità dellargomento sottolineando la posizione delle forze che rallentano il processo evolutivo dellUnione: «Da un lato si andava rapidamente verso una federazione europea, dallaltro lUnione diventava pletorica e ingovernabile. Il rischio era che finisse squartata, come in quei supplizi medioevali in cui la vittima viene tirata da due cavalli in direzioni opposte». Lo scrittore ci fa percepire le difficoltà contro cui il sogno di unEuropa unita si è scontrato e si dovrà ancora scontrare, ma ci lascia con la speranza che i popoli europei «abbiano ancora un soprassalto di fierezza e di orgoglio». Il libro è ben scritto e di piacevole lettura e, nonostante affronti temi difficili e analizzi un argomento di vastità sconfinata, risulta estremamente scorrevole. Ciò ne fa un ottimo strumento di divulgazione sulla storia e la politica europea. D'altro canto, la prosa eccessivamente sbrigativa risulta poco adatta allanalisi di un periodo storico così lungo, cosa che potrebbe lasciare insoddisfatto un lettore più esigente. Lassoluta assenza, nello sviluppo del libro, delle masse come soggetto politico nellevoluzione dellEuropa conferma le analisi di alcuni commentatori che rilevano uneccessiva distanza tra unélite europeista, di cui Romano fa parte, e il grosso della cittadinanza. Probabilmente indirizzando questopera divulgativa al grande pubblico lo scrittore dà il suo contributo per colmare questa distanza. Quasi come un romanzo modernista il saggio lascia aperto il finale, per sottolineare che la storia non si ferma, ma continua inarrestabile a seguire il corso imperscrutabile del destino. A cura della Redazione Virtuale Milano, 7 luglio 2004 |
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I commenti dei lettori
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