NEL SAGGIO EUROPA, STORIA DI UN'IDEA, DALL'IMPERO ALL'UNIONE, SERGIO ROMANO TRATTA LE VICENDE DELLA POLITICA INTERNAZIONALE EUROPEA DAGLI ALBORI AD OGGI

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Europa, storia di un'idea, dall’Impero all’Unione (2004)


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Sergio Romano, Europa, storia di un'idea, dall’Impero all’Unione
Longanesi & C., 2004
228 pp. Euro 15,50

n Europa, storia di un'idea, si ritrovano le migliori qualità di Sergio Romano: la sua competenza come storico si accompagna al suo acume di osservatore del panorama internazionale. Il libro parla delle vicende della “politica internazionale” europea, dagli albori fino ai nostri giorni. Da quelle migrazioni che crearono i primi insediamenti nel nostro continente, fino alle posizioni prese dalle diverse nazioni sulla guerra in Iraq.

«L’assenza di una frontiera naturale fu la prima ricchezza dell’Europa», questo è il pensiero che guida il libro, la possibilità che ebbero le popolazioni del nostro continente di interagire tra loro e con i popoli vicini.

Ciò che interessa Romano più di ogni altra cosa sono i rapporti tra le diverse culture che hanno abitato le terre comprese tra gli Urali e l’Atlantico fin dalla notte dei tempi.

Questo saggio è diviso in tre parti, la prima dedicata agli albori dei popoli europei, che si conclude con la caduta dell’Impero Romano, la seconda alla nascita e allo sviluppo degli stati nazionali e la terza all’unificazione federale europea.

L’inizio dell’opera è influenzato, come ci dice l’autore stesso, da ricerche compiute a fianco di Claude Braudel. Romano comincia descrivendo quelle che gli annalisti chiamavano le “strutture di lungo periodo”, ovvero le condizioni geografico climatiche del continente e la varietà etnolinguistica delle sue popolazioni. Quindi, dopo aver sottolineato le strutture portanti che hanno caratterizzato la storia dell’Europa, lo scrittore passa a descriverci i fatti seguendo un più classico criterio cronologico.

Comincia quindi a parlare di quell’homo sapiens che per primo invase le terre abitate da altre specie. Già da subito mette in evidenza gli scambi culturali che, insieme allo spirito di adattamento, hanno condizionato l’evoluzione delle società umane. Le culture nell’età del bronzo entravano in contatto grazie a quegli esperti nella lavorazione dei metalli che viaggiavano da villaggio a villaggio, da popolo a popolo, diffondendo le loro competenze: «Nacquero così i fabbri itineranti che si spostavano da un villaggio all’atro, portando con sé il metallo semilavorato e gli strumenti del mestiere».

Da questi si passa alle civiltà che si svilupparono floride sotto l’influsso delle popolazioni asiatiche. Vediamo come i Cretesi e i Micenei, gli Etruschi, i Celti e così via già sfruttassero evoluti sistemi di scambi commerciali e quindi culturali. Possiamo poi osservare, seguendo i ragionamenti di Romano, in che modo si siano sviluppate quelle civiltà che ancora lasciano un’eredità forte nel nostro tempo: i Greci, i Romani e gli Arabi.

La seconda parte del libro parla invece di come, dalle rovine dell’Impero Romano, Carlo Magno riesca a far sorgere nuovamente una grande forza transnazionale, e in che modo questa, suo malgrado, sarà la diretta responsabile della nascita degli Stati-Nazione. In questa parte Romano ci sottolinea la doppia faccia di un cristianesimo che fu causa di unione e di divisione all’interno del continente: «Tre secoli prima un papa aveva invocato l’aiuto dei Franchi contro i Longobardi e aveva tenuto a battesimo un grande impero cristiano. Ora un altro papa chiedeva ai normanni di proteggerlo contro gli eredi dello Stato carolingio. La chiesa era al tempo stesso fattore di unità e di divisione».

L’autore sottolinea come la riforma religiosa abbia cambiato l’aspetto delle monarchie e il quadro politico europeo.

Al di là di tutti questi mutamenti compare una costante nella storia delle nazioni europee, che si afferma come “struttura di lungo periodo”, cioè il sistema delle alleanze nazionali suggellate seguendo l’onda del mero interesse più che dell’ideologia comune.

L’evoluzione naturale del sistema presentatoci da Romano porta ai nazionalismi, e quindi alle guerre mondiali.

L’ultima parte del libro descrive il periodo post-bellico, concentrandosi in modo particolare sulla costituzione dell’Unione europea. In questo vi troviamo nomi e personaggi a noi più vicini, come Altiero Spinelli e Alcide De Gasperi, fino ad arrivare a personalità politiche contemporanee quali Tony Blair e Gerhard Schröder.

Questo è forse il capitolo più anomalo dell’opera, dove scopriamo un Romano più colorito che si lascia trasportare dall’attualità dell’argomento sottolineando la posizione delle forze che rallentano il processo evolutivo dell’Unione: «Da un lato si andava rapidamente verso una federazione europea, dall’altro l’Unione diventava pletorica e ingovernabile. Il rischio era che finisse squartata, come in quei supplizi medioevali in cui la vittima viene tirata da due cavalli in direzioni opposte».

Lo scrittore ci fa percepire le difficoltà contro cui il sogno di un’Europa unita si è scontrato e si dovrà ancora scontrare, ma ci lascia con la speranza che i popoli europei «abbiano ancora un soprassalto di fierezza e di orgoglio».

Il libro è ben scritto e di piacevole lettura e, nonostante affronti temi difficili e analizzi un argomento di vastità sconfinata, risulta estremamente scorrevole. Ciò ne fa un ottimo strumento di divulgazione sulla storia e la politica europea.

D'altro canto, la prosa eccessivamente sbrigativa risulta poco adatta all’analisi di un periodo storico così lungo, cosa che potrebbe lasciare insoddisfatto un lettore più esigente.

L’assoluta assenza, nello sviluppo del libro, delle masse come soggetto politico nell’evoluzione dell’Europa conferma le analisi di alcuni commentatori che rilevano un’eccessiva distanza tra un’élite europeista, di cui Romano fa parte, e il grosso della cittadinanza. Probabilmente indirizzando quest’opera divulgativa al grande pubblico lo scrittore dà il suo contributo per colmare questa distanza.

Quasi come un romanzo modernista il saggio lascia aperto il finale, per sottolineare che la storia non si ferma, ma continua inarrestabile a seguire il corso imperscrutabile del destino.

A cura della Redazione Virtuale

Milano, 7 luglio 2004
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