Niccolò Ammaniti,Fango
Mondadori, 1999
Piccola Biblioteca Oscar, pp. 188
Euro 7,80
na miscela esplosiva dei più disparati generi che scorre al ritmo serrato della prosa di Ammaniti. Potrebbe essere questa una delle infinite definizioni di Fango, la raccolta di sei racconti con cui lautore romano si ripresenta al grande pubblico dopo il successo di Branchie.
Il libro pare in realtà un grande laboratorio di scrittura, in cui Ammaniti conferma la straordinaria capacità di inventare storie ai limiti della realtà, che si intrecciano come strade in un labirinto per poi giungere ad una soluzione inaspettata, spesso tragica.
Lultimo capodanno dellumanità ci propone una galleria di personaggi volutamente caricati di particolari grotteschi, i quali riflettono i vizi e le manie di una società corrotta e violenta che schiaccia i sentimenti come il televisore della contessa Sinibaldi schiaccia la testa di Thierry Marchand.
Molto ben riuscita è anche la trasposizione riveduta e corretta del cinema di Tarantino nella realtà metropolitana della periferia romana in Fango, dove le vicessitudini del giovane gangster Albertino sono narrate con raro senso del ritmo e dellazione.
Agli ammiratori di Ammaniti non sfuggiranno le marcate somiglianze di alcuni personaggi con quelli di Ti prendo e ti porto via: il gigolò mister tanga bagnato 92 Gaetano Cozzamara ci rimanda immediatamente al Biglia vincitore della "coppa trombadeur".
La gioventù metropolitana e di Ammaniti appare priva di valori, senza prospettive future, alla ricerca di un qualcosa che spezzi la noia che laccompagna nel quotidiano: si arriva così alla crudele e spietata violenza del branco che violenta e uccide con lucida follia (Rispetto).
La passione dellautore per il genere horror ,letterario e cinematografico, emerge in Ti sogno con rispetto, in cui lelemento del sogno si fonde con la realtà sullo sfondo di una Londra non convenzionale.
La vena comica, su cui poggia lintera raccolta, potrebbe far pensare a qualcuno che queste storie sono solamente il frutto della vulcanica fantasia dellautore, ma dietro alle goffe gesta dei personaggi si nasconde una triste cronaca quotidiana.
«Così, di silenzio in omissione, la menzogna ha assunto una sua dignità, è diventata ufficialmente un’arma di lotta politica: non solo tollerata, ma addirittura riconosciuta come indice di furbizia, di abilità, di savoir faire. [...] Il segreto, dunque, non è mentire un po’. Il segreto è mentire sempre, spudoratamente, ventiquattr’ore su ventiquattro. Le bugie, in questa italia, sono come i debiti: chi ne fa pochi è rovinato, chi ne fa tanti è salvo.»