FATTI DIVERSI DI STORIA LETTERARIA E CIVILE, DI LEONARDO SCIASCIA, UNA RACCOLTA DI ARTICOLI E SAGGI DIVERSI

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Fatti diversi di storia letteraria e civile (1989)



Leonardo Sciascia, Fatti diversi di storia letteraria e civile (1989)
Sellerio di Giorgianni, 1999
La Memoria, pp. 288
Euro 7,75

Fatti diversi, di Leonardo Sciascia, sono una raccolta di articoli e saggi diversi e anche dispersi, se si tiene conto che alcuni sono stati ritrovati grazie all’attenzione e alla gentilezza di alcuni amici dello scrittore siciliano. Si tratta di «cronache», come lo stesso autore li ha definiti, per rendere più leggera la definizione, di crociana memoria, di “storia letteraria e civile”, che vanno dalla letteratura alla storia svelando il filo rosso degli interessi personalissimi di uno scrittore che non ha mai smesso di studiare i propri modelli e il proprio passato.

Questa terza raccolta si apre con una domanda sulla Sicilia: «Come si può essere siciliano?». E alla Sicilia e ai siciliani sono dedicati altri capitoli dei Fatti: la contea di Modica che distingue la Sicilia «sperta», esperta, da quella «babba», ingenua; “l’invenzione” da parte del Fascismo della provincia di Ragusa, nel 1926, e le vicende della costruzione del palazzo della Prefettura; i luoghi del Gattopardo; un ritratto del pittore siciliano Francesco Trombadori e la rievocazione dell’essenza popolare delle opere di Verga dietro l’invenzione critica di «epopea del vicinato» coniata da Giuseppe Antonio Borgese.

Poi, la letteratura e l’amore per i libri, la polemica filosofica, la pittura, il cinema e la fotografia, gli articoli ripercorrono, con un tono leggero ma che non offusca una grande prospettiva culturale, i temi e i luoghi classici dell’opera di Sciascia, partendo sempre da uno spunto, un’occasione singolare, una lettura, un fatto di cronaca, una visione.

I Fatti si concludono con tre capitoli — Stendhal for ever: duecento anni dopo; I privilegi; Stendhal e la Sicilia — dedicati a Stendhal, al suo amore per l’Italia e la Sicilia.

«La Sicilia, se mai io potrò andarci, presenta due vantaggi: la natura umana vi è così forte e così interessante a essere studiata che quella delle piante e delle rocce».

Il cerchio è alla fine chiuso. Si è ritornati all’animo umano e alla presunta “sicilianità.” E la domanda iniziale può trovare una risposta.

«Come si può essere siciliano?». Con difficoltà. La difficoltà stessa, insieme dolorosa e gioiosa, di vivere.

A cura della Redazione Virtuale

Milano, 15 ottobre 2003
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