LA NOVELLA UN FATTO DI CRONACA, DI CORRADO ALVARO, UN ATTO DI DENUNCIA CONTRO IL DEGRADO UMANO.

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Un fatto di cronaca (1955)


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Corrado Alvaro, Un fatto di cronaca
Settantacinque racconti, Bompiani, 1955
Euro 7,23

La professione di Corrado Alvaro fu quella di giornalista e la praticò per tutta la vita con onore, con il coraggio di un uomo che dice sempre la verità, costi quel che costi. Perciò, dopo aver pubblicato il suo diario, Quasi una vita — scritto durante gli anni del fascismo — la sua posizione contro il regime si rafforzò, affermando allo stesso tempo la sua fede nella bontà dell’uomo e in una società fondata sulla giustizia. Questo però gli valse l’esilio e lo rese spesso una vittima delle bande di teppisti in camicie nere.

Alvaro continuò la lunga e brillante tradizione della novellistica italiana e si affermò come scrittore di grande talento proprio grazie a questo genere letterario.

Generalmente, gli eroi delle sue novelle sono uomini disarmati nella lotta contro il destino, confusi, che non intravedono nessuna soluzione per la loro misera esistenza.

Egli concepì la novella Un fatto di cronaca sotto forma di un réportage realizzato da un gruppo di giornalisti arrivati in un quartiere povero per constatare lo stile di vita degli abitanti.

La visita inizia con l’ambizione e il desiderio nascosto in ciascuno di osservare un "qualcosa" di "illuminante" che gli altri non vedono.

Gli abitanti di questo povero quartiere sono dei piccoli artigiani che fino a poco tempo prima tenevano i loro ateliers nel centro della città, ma, presa dalle autorità la decisione di costruire una larga strada, essi vengono cacciati e condotti al margine della città e dell’esistenza. Il gruppo di giornalisti è accolto dal rumoroso vociferare delle donne che predice, come nella tragedia antica, la disgrazia. Ciascuna di loro ha preparato la casa per l'arrivo dei visitatori, un evento quasi provvidenziale nella loro visione, che ha qualcosa di straordinario da offrire: la redenzione o almeno la comprensione della loro povertà. Le donne, usando modi bruschi, li portano dentro le case per far loro vedere come vi entra la pioggia, come i mobili sono gonfi d’acqua, come i bambini sono ammmalati e affamati. Questo stato di cose impressiona anche il più esperto dei reporter: Simeoni.

Il gruppo di giornalisti viene rappresentato come una piccola società: uno, interessato all’aspetto economico del problema, osserva che qui la vita è più costosa che nei quartieri ricchi; un altro, materialista, propone la constatazione veloce dei fatti perché, comunque, è convinto che la situazione non cambierà mai; un terzo, giovane e senza esperienza, si rende conto la strada in costruzione è pagato con la sofferenza di questa gente; un altro ancora, che intende scrivere sulla vita delle donne del quartiere, si accorge che non può esistere bellezza fra tanta miseria.

Finalmente, Simeoni, che potrebbe rappresentare l’alter ego di Alvaro, osserva quel "qualcosa" che tutti stanno cercando sin dall’inizio: un uomo troppo ben vestito per il quartiere, che si sforza di sembrare calmo ma, nel movimento delle spalle, tradisce una fretta inquietante. Seguendo a ritroso la stessa strada da dove è uscito lo sconosciuto, Simeoni trova una casa con due bambini: un maschio e una femmina. La bambina, di circa dodici anni, è appoggiata su una sedia in una posizione strana, con una gamba sollevata. Ha un’espressione impaurita, come se fosse stata violentanta. Il ragazzo, che sembrava essere il fratello maggiore, si rifiuta di fornire qualunque spiegazione ai giornalisti. Ha un'espressione ironica e sembra disprezzare gli uomini, soprattutto quelli dall'aspetto distinto, come loro. Perciò Simeoni si rende conto che non è stato il ragazzo a fare del male alla bambina, ma lo sconosciuto dallo strano comportamento.

Emozionati e sorpresi, i giornalisti raccolgono mille lire da regalare alla bambina e, nel momento in cui questa prende i soldi «…arrossì come una donna». Facile indovinare il futuro di questa ragazza, che ha iniziato la sua vita di donna contro la propria volontà, senza rendersene conto, per una violenza.

La bimba rimarrà così per sempre, con la mano tesa per ricevere soldi da una società per la quale la sua esistenza non significa altro che "un fatto di cronaca".

A cura della Redazione Virtuale

Milano, 24 luglio 2003
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