NEL ROMANZO GIALLO IL FIUME DELLE NEBBIE DI VALERIO VARESI IL NERO COLORE DELLA PIOGGIA SUL FIUME PO EVOCA ATMOSFERE CARICHE DI INELUTTABILITA'

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Il fiume delle nebbie (2003)


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Valerio Varesi, Il fiume delle nebbie
Frassinelli, 2003
Narrativa, 240 p.
Euro 14,00

    «Pioveva nero... Non sto parlando di quelle piogge abbondanti, con goccioloni chiari che scivolavano lungo i vetri dalla mia finestra mezzaluna... e non sto parlando neanche delle piogge brumose che si confondevano nel pallore invernale» [Georges Simenon, Pioggia nera – Adelphi (2002)]

on si può non pensare alle parole di Simenon, e al nero colore della pioggia del suo omonimo romanzo, nel leggere le prime pagine de Il fiume delle nebbie di Valerio Varesi. Simenon non spiegherà mai veramente il significato del colore attribuito alla pioggia, se non per negazioni; Varesi invece descrive la pioggia incessante al di là di fittizie pareti di cristallo che rinchiudono lo svolgimento dell’azione, come un elemento filtrante, dominante, protagonista assoluto della prima parte della storia. E, allo stesso tempo, la pioggia assume le sembianze di una quinta immaginaria che separa, se c’è da separare, e scomparendo riunisce idealmente personaggi, pensieri, azioni quotidiane e delittuose.

Forse da Guareschi in poi, in letteratura nessuno aveva descritto con tanta partecipata efficacia una piena del Po, e nessuno ne aveva ricreato tanto bene le atmosfere cariche di ineluttabilità, così nostrana eppure così universale.

Ed ecco che per un momento la Tempesta del secolo, dal Maine innevato di King, si trasferisce, disciolta in un’inarrestabile fiumana d’acqua gelida, sulla pianura padana, in prossimità del grande fiume che, a infinite generazioni di abitanti, suscita spavento, rispetto e malìa. Ecco l’acquario gelido e oscuro entro il quale si muovono i personaggi, imprigionati tra lo scorrere interminabile della pioggia e l’acqua minacciosa del Po: in un’area – una specie di terra di nessuno – che non ha via d’uscita, così come la sorte di alcuni di loro.

Poi c’è il giallo, la storia, il mistero, e, soprattutto, c’è Soneri, il Commissario che ad ogni puntata ad ogni indagine, acquista più spessore, lasciandosi scoprire sempre di più. Ma poco però: solo quel tanto che basta perché il lettore si affezioni e abbia voglia di ritrovarselo ancora tra le pagine di un nuovo romanzo. Varesi conosce bene il segreto di ogni buon rapporto d’amore: non svelare mai tutto di sé, conservare quel poco di mistero che mantenga sempre desta la curiosità dell’altro. E il rapporto affettivo che si instaura tra il lettore e il protagonista di una storia, o meglio, di una serie di storie consequenziali, è tra i più fedeli ed esigenti. In tal modo, di Soneri ci vengono svelate, con il contagocce, prima le sue preferenze enogastronomiche, poi la simpatia più che ricambiata per l’avvocatessa Angela, poi l’amata, vecchia casa in cui abita, che apparteneva ai genitori, e ancora il tenace ricordo per la moglie morta precocemente. Così, storia dopo storia, pagina dopo pagina, la figura del Commissario Soneri si delinea precisa, in mezzo a quella di tanti illustri “colleghi” e modelli letterari: ma tra i tanti forse si distingue per la robusta simpatia verso tutto ciò che fa parte di un passato prossimo, vivo ormai solo nella memoria di alcuni inguaribili romantici, e per quella malinconica tolleranza con cui si adatta e si destreggia, suo malgrado, tra losche vicende anche troppo moderne.

Per chi farà il tifo Varesi? Per l’acqua greve e limacciosa del cielo e del fiume o per la comunità diffidente degli abitanti delle sponde, ormai rassegnata tanto alla catastrofe da sempre annunciata quanto alle piccole tragedie del quotidiano?

Ci vuole coraggio ad ambientare un giallo tra vecchi partigiani e irriducibili nostalgici: Varesi ne ha, sa che l’intreccio poliziesco può essere un mezzo, non necessariamente un fine. Il mezzo per raccontare tutto il mistero che si nasconde nella vita qualunque e tra la nebbia che ignora limiti e spigoli, glorie e miserie, e che tutto, democraticamente, ricopre con la propria cieca invasività. Così come l’acqua che prima o poi darà sepoltura ai corpi, arrugginirà le armi e trascinerà con sé tutti gli enigmi: quelli svelati dal bravo Soneri e quelli insoluti dell’umana esistenza.

A cura della Redazione Virtuale

Milano, 18 maggio 2003
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martina martellucci, (martinamartellucci@hotmail.com), Crevalcore (Bo), 09/12/03

il libro di varesi non mi è sembrato un vero e proprio polziesco... si muoiono delle persone, ma il modo in cui la vicenda si conclude mi ha FATTO RIMANERE UN PO DI AMARO IN BOCCA. QUESTA Ë SOLO UNA MIA IDEA , QUINDI DICO ORA CHE IL LIBRO PUR NON ESSENDO BELLISSIMO E INTRIGANTE DEVE ESSERE LETTO




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