Laura Pariani, La foto di Orta (2001)
Rizzoli, 2001
Scala italiani, pp. 220
Euro 14,46
n biglietto, una foglia, una caricatura. La ricostruzione di un momento fugace, ricorrente in modo parossistico in tutto il (breve) periodo dellesistenza che gli rimane, passa attraverso queste minime, significative testimonianze, che per Friedrich Nietzsche assumono valenza preziosa.
Unico spiraglio al traguardo, mai raggiunto, di un amore possibile, quello per la giovane Lou von Salomé, che lo accompagna nella visita al piccolo lago piemontese. Ed è proprio questo lago, raccolto in unatmosfera remota e immerso in uno spazio separato, a porsi come sfondo per la folgorazione affettiva di un Nietzsche adulto, ma ancora denso di aspettative affettive (sempre frustrate dallintrigante sorella). La sintonia con il luogo «sapore di lagrime che sta nascosto in ogni posto dacqua, lodore di oblio
» e le speranze per un amore che presto gli si nega, tramutano la percezione di Nietzsche per il «possibile Eden» italiano, nel suo completo fallimento «la vita nova, sfumata».
Lo spartiacque di questa mutazione angosciante di prospettiva è collocato nella foto di Orta mai ritrovata, in cui Laura Pariani (che condivide con il protagonista lattrazione malinconica per il luogo dello svolgimento dei fatti) vede incarnarsi il «maggio radioso», «momento fatale» coincidente con la consegna al filosofo del biglietto con linvito di Lou per la salita al Monte Sacro, «finalmente soli».
In un dialogo virtuale tra se stessa e il professore, lautrice configura il (suo) personaggio e, in qualche modo si sdoppia: da un lato con la volontà di assegnare alla scrittura il valore di testimonianza fedele «prigioniera di un altro tempo
incapace di modificare quello che succederà», dallaltro attribuendosi quella dose di creatività che esplica di un autore la sua natura, perché in fondo «immaginare è solo un modo di essere nelle cose: pensandole vere per il tempo che è necessario a comprenderle».
Temporalmente le epoche della narrazione si pongono su piani diversi: quella storica in cui levento si verificò, nel maggio 1882; quella contemporanea in cui lautrice conversa con il protagonista; quelle successive allincontro, in cui Nietzsche, prima nella solitudine torinese, poi in quella in cui la malattia mentale esplode, non sarà privato della rivisitazione mnemonica e ossessiva di quellisolato episodio ortese, grazie al quale, forse, avrebbero potuto ricomporsi alcuni aspetti, atavici e patologici, della relazionalità con laltro sesso.
Il ricordo di una foto a fissare un momento della primaverile uscita lacustre è momento di partenza per la ricostruzione, non soltanto del passaggio (storico) del filosofo tedesco in questa cittadina «hortus conclusus» , ma anche per far riaffiorare abitudini, testimonianze artistiche, profumi, immagini
che a quel luogo appartennero e che a quellevento fecero da cornice non secondaria «il solo paesaggio che si potesse concepire per ospitare lincontro». La salita al Monte Sacro, preceduta da una breve sosta nella piccola osteria, traspira di quiete e di silenzio. Gli oggetti abbandonati sui tavoli rievocano altri luoghi e lepoca lontana della fanciullezza, per ricomporre «una cappa protettiva contro il tempo che macina corpi anime incontri».
A cura della Redazione Virtuale
Milano, 12 novembre 2003
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