NE IL FU MATTIA PASCAL, PIRANDELLO TESTIMONE DELL'ASSURDA CONDIZIONE DELL'UOMO PRIGIONIERO DELLE MASCHERE SOCIALI DI MARITO, MOGLIE, PADRE, FRATELLO

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Il fu Mattia Pascal (1904)



Luigi Pirandello Il fu Mattia Pascal
Giunti, Firenze, 1994
275 pp., Lire.34.000 (Euro 17,64)

ome molti altri scrittori siciliani — i veristi Verga, De Roberto, lo stesso suo amico Capuana e molti altri — Pirandello si allontana dalla sua terra d'origine alla ricerca della sua strada di scrittore, ma diversamente da loro non vi farà più ritorno. Tuttavia, quanto più la sua frenetica attività teatrale lo porterà in ogni parte del mondo, sempre più lontano dalle sue radici, tanto più paradossalmente la sua arte sembra trarre origine dal fondo oscuro ed arcaico della Sicilia. Come ha rilevato Sciascia, dal modo stesso in cui i rapporti sociali venivano vissuti nel mondo della sua infanzia ad Agrigento, Pirandello estrae la sua concezione della realtà umana, come un continuo, tragico, conflitto tra «forma» e «vita».

E Mattia Pascal è l'esemplare testimone di questa assurda condizione dell'uomo prigioniero delle maschere sociali «di marito, di moglie, di padre, di fratello e via dicendo», «di tutta quella soma di leggi, di doveri, di parole», contro cui lotta ininterrottamente, ma inutilmente la «vita». Il sentimento più interno, più profondo ed autentico che l'uomo ha della vita e di se stesso, la favilla rapita al sole da Prometeo per farne dono agli uomini (di cui Pirandello parla nel saggio L'umorismo), mai troverà «realtà fuori di sé». «Fuori della legge e fuori di quelle particolarità, liete e tristi che siano per cui noi siamo noi… non è possibile vivere».

Tutta la crisi storica ed esistenziale dell'uomo moderno viene così rappresentata in un romanzo, che proietta Pirandello in una dimensione europea (Il fu Mattia Pascal fu subito tradotto in tedesco), ma al tempo stesso lo isola nel panorama culturale italiano, tanto da essere stato per molto tempo poco apprezzato dalla critica, soprattutto sulla scia del giudizio negativo datogli da Benedetto Croce.

Nell'orizzonte della letteratura italiana dell'inizio del secolo, infatti, Il fu Mattia Pascal si colloca a distanza sia dal modello dannunziano sia dal Verismo. Quanto diversa appare la Roma grigia e impiegatizia in cui vive Adriano Meis dalla Roma esuberante e folgorante del Piacere di D'Annunzio! A D'Annunzio «scrittore di parole» che ricerca una scrittura preziosa e spettacolare, Pirandello oppone, (nel discorso pronunciato, nel 1931, all'Accademia d'Italia per le celebrazioni del cinquantesimo anniversario della pubblicazione dei Malavoglia ), Verga «scrittore di cose».

Proprio dal Verismo Pirandello eredita, oltre alla fedeltà al mondo siciliano visto come specchio dell'uomo moderno, la concretezza della sua scrittura. È il linguaggio comune, «neutro» e trasandato della vita di tutti i giorni a dar voce alle quotidiane laceranti contraddizioni dell'esistenza di Mattia Pascal. Tuttavia ne Il fu Mattia Pascal vengono meno i criteri di verosimiglianza e di oggettività cari al Naturalismo: a narrare (alla prima persona, anziché alla terza) è il protagonista frantumato in tre incarnazioni (il primo Mattia Pascal, Adriano Meis, il redivivo «fu Mattia Pascal»).

Pirandello non può più accettare i canoni veristi: sono oramai crollate tutte le verità scientifiche assolute; uno «strappo» ha lacerato il cielo positivistico della società borghese dell'Ottocento; non più i rigidi e certi rapporti di causa-effetto regolano la vita dell'uomo, ma il caso. L'uomo si trova ora posto «su un'invisibile trottolina […] su un granellino di sabbia impazzito che gira e gira e gira, senza sapere perché, senza pervenir mai a destino». Ancor prima che Albert Eistein elabori la teoria della relatività (i lavori sulla relatività generale vengono pubblicati nel 1916), Pirandello rappresenta l'inquietudine del dubbio che angoscia l'uomo del Novecento nella tragica impossibilità di avere della realtà, divenuta una e tante insieme, «un'idea, una nozione assoluta».

Nuovo è inoltre lo strumento con cui Pirandello legge e analizza la tragedia moderna: l'umorismo, che, scomponendo i caratteri esteriori del reale, individua dietro ogni apparenza il suo «contrario». «Umoristico» è quindi Il fu Mattia Pascal nel suo singolare impasto di gioia e di sofferenza, di riso e di pianto, di comico e di tragico.

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Libro tra il comico e il drammatico.. veramente sublime.. ogni tanto mi sento Mattia..vorrei scappare e ricominciare tutto d'accapo...quanti di noi lo vorrebbero vero?? Pirandello Pirandello, dovevi darci il sogno della fuga e invece anche te mi hai tradito!!:-) che posso dire?...Mattia Riprovaci!! Rispecchia molto la realtà comunque; la moglie che dopo solo un anno si risposa e mette al mondo un bambino è veramente l'emblema della nostra vita!!.. per gli altri siamo solo di passaggio!..e subito "Avanti un altro"... Pirandello Pirandello ,Mattia ancora ti cerca!!:-)

Alice D'Abramo, Oria (Br), 22/09/'04

DEVO DIRE CHE ALL'INIZIO DEL PRIMO CAPITOLO IL LIBRO MI SEMBRÒ UN PÒ NOIOSO, POI CONTINUANDO NELLA LETTURA MI SONO DOVUTA RICREDERE..IL LIBRO È BELLISSIMO E NON MI SONO ANCORA STANCATA DI LEGGERLO. DEVO RINGRAZIARE LA MIA PROF CHE MI HA SPINTO A LEGGERLO...COMPLIMENTI LUIGI IL TUO LIBRO IS REALLY NICE!

Dott. Diego Aimar, Napoli, 2/09/'04

Questo romanzo è qualcosa di sublime, lo consiglio a chiunque si ritenga un amante dell'arte fine a sé stessa ma anche come messaggio a chi la può vedere, toccare, sentire, leggere, appunto

Elizabeth Tyler, Cagliari, 31/08/'04

Ho letto questo libro che ci è stato proposto dal professore di italiano,nelle vacanze estive,e devo dire che me lo immaginavo veramente noioso...non so forse dal titolo mi ispirava così..e invece ne sono stata felicemente sorpresa, di come è riuscito ad attirarmi nella lettura, lasciandomi 2 giorni a casa chiusa a leggerlo..+ andavo avanti più era interessante;è davvero un libro splendido,lo consiglio fortemente!è molto coinvolgente e sono sicura che in futuro lo rileggerò, perché sicuramente qualche particolare mi sarà sfuggito in quanto molte pause riflessive le ho saltate...Insomma,un gran libro!

Joanna Kowalska, Roma, 30/05/'04

QUESTO E' UNO DEI MIGLIORI LIBRI CHE MI SIA CAPITATO DI LEGGERE,L'HO TROVATO INTERESSANTE IN VARI ASPETTI, MA LA COSA PIU' BELLA E VEDERE CHE SONO PROPRIO IO QUEL MATTIA CHE VUOLE CAMBIARE LA SUA VITA...TUTTI PENSO HANNO DEI PERCHE' NELLA VITA AI QUALI VORREBBERO SFUGGIRE, MA PIRANDELLO CI VIENE A DIRE CHE FORSE E' MEGLIO ESSERE CIO' CHE SI E' PERCHE' LA VITA "PERFETTA",COME LA VORREMMO NOI, NON E' COSI' BELLA COME SEMBRA

Andrea de Polo (a.depolo@virgilio.it), Refrontolo (Treviso), 9/05/'04

Il libro è molto coinvolgente e leggendolo mi è venuta la tentazione di fare come il protagonista, per quanto al giorno d'oggi non sarebbe possibile vivere un'avventura del genere. È un romanzo molto attuale anche perché non ritengo la nostra società molto più stimolante e aperta di quella di allora

Giorgia Rossi, (dheio@libero.it), Verona, 10/12/03

credo che questo libro definisca con chiarezza la vita dell'autore..IN PIENO DISEQUILIBRIO..!il fatto di scappare da una vita passata, dai problemi,innovativo a quel tempo sia un elemento ancora presente al giorno d'oggi


Lorenzo Ricci, Albenga (Sv), 19/11/'03

X ME È 1 LIBRO MOLTO DIVERTENTE, PECCATO X IL LINGUAGGIO E X LE TROPPE PAUSE RIFLESSIVE...


Stefano Greco (stefi_greco@hotmail.com), Catania, 24/09/'03

L'ho studiato per la scuola e mi ha fatto impazzire e il libro + bello che abbia mai letto Pirandello è davvero un genio!


Margherita, Roma, 27/08/'03

Il fu mattia pascal è stato per me uno dei libri piu belli ke abbia mai letto fin ora. È molto coinvolgente e con la trama del racconto riesci benissimo a capire,dato ke l'ho trovato molto scorrevole,quanto possa essere strana la vita,di quanti imprevisti positivi o negativi ella si caratterizza.È un libro ke insegna a saper affrontar al maeglio la vita di tutti i giorni.


Sara Geromel (geromel.rodolfo@libero.it), Treviso, 26/08/'03

Libro fantastico dalla trama eccezionale. Nelle riflessioni di Mattia o Adriano scorreva una sottile vena di autoironia e ciò mi ha colpito molto...-bravo l'uomo che pur con autostima riesce a prendersi un po' in giro-...anche se erano un po' pesanti: non so voi, ma io, degli ultimi tre capitoli ho saltato tutte le riflessioni e ho letto solo i discorsi diretti!!non ce la facevo più!! Sara


Sabrina Malvezzi (sabrina_malvezzi@libero.it), Oppeano (Verona), 12/06/03

Le riflessioni che l'autore pone in questo libro,rappresentano gli aspetti più significativi della società odierna. Tutte le tematiche da lui sviluppate, rendono questo libro non solo uno spunto per il miglioramento della vita sociale, ma aiutano molto gli studenti (come me) a capire quali sono effettivamente le problematiche della storia che ci circonda.


Giusy Bottari, Itala Marina (Messina), 20/05/03

Questo libro è fantastico perché sintetizza la società odierna... una vera e propria "trappola"...che ci isola dal fluire vero della vita, perché essa va oltre le ragioni economiche e tutto quello che è di esteriore c'e in essa.


Bella, Roma, 19/05/03

Pirandello è un grande e il suo libro è semplicemente fantastico!!!


Sara Ghezzi (norisghezzi@tiscali.it), Brembate di sopra (Bg), 14/05/03

Questo libro mi e' piaciuto un kasino, soprattutto per la fantasia dell'autore... e non direi che le riflessioni sono state noiose perche' sono quelle che mi hanno aiutato a pensare!!! sara


Chiara, Milano, 07/05/03

Questo libro è per me un capolavoro, soprattutto amo le lunghe e quasi per sembianze "inutili" riflessioni.


Simona Di Giovanni (giovanni.amato32@tin.it), Palermo

Dio Ha creato l'essere e l'essere ha creato dentro sè tanti esseri:le maschere. Voi vi chiederete a questo punto:ma la vita allora è un carnevale? Ebbene si,la vita è un carnevale non solo gioioso ma anche doloroso e in salita! Dio ha dato una sola possibilità all'uomo di vivere e una di morire e l'uomo attraverso le sue maschere è stato capace di vivere e di morire più di una volta questo è il Fu Mattia Pascal. E' capitato a tutti di morire e poi rinascere e ciò perchè la vita apparente dell'essere permette la morte di una maschera e la rinascita di un'altra! Simo e Fabry


Sara Sponza (saraponza@hotmail.com), Rovigno/Rovinj (Istria), 03/03/03

Libro che mi e piaciuto molto, anche se l' ho dovuto leggere in 3 giorni! La "morte" di Mattia, da a lui un occasione per rifarsi, vivere meglio quella misera vita, ma a causa della societa che non puo "adottare" un uomo senza documenti e senza passato, ritorna alla vita di prima, ma in condizioni migliori!


Fatigati Antonio, Napoli, 28/02/03

Questo è un romanzo difficile da "incasellare" nell'ambito del romanzo stesso, non per caso era sgradito a B. Croce. Possiamo parlare di romanzo idillico familiare,ma la famiglia alla fine è considerata come un NIDO DI VIPERE; allora possiamo parlare di un romanzo di formazione, il che può ingannare il lettore ,perchè il romanzo di formazione parla dell'integrazione dell'io nella società, mentre il Mattia Pascal tratta dell'opposizione che c'é tra l'io e il mondo, Mazzacurati, uno dei maggiori "lettori" di Pirandello, azzarda un romanzo di "DEFORMAZIONE", sottolineando così il fatto che l'integrazione dell'io nella società non può avvenire se non in modo iperbolico, digressivo.Una cosa è certa: con il FU MATTIA PASCAL comincia l'antiromanzo. Questo romanzo ha un contenuto che ormai non è più di moda; la ricerca dell'autenticità , di una vera identità che ormai è saltata, basta dare uno sguardo all' 11 settembre 2001.......Per quanto riguarda la scrittura siamo di fronte ad uno scrittore più antilineare possibile,c'è una costruzione e decostruzione del personaggio che influisce anche sulla scrittura di Pirandello; sempre Mazzacurati dice che il romanzo è infarcito di digressioni, ponedo così come modello il romanzo di Sterne "La vita e le opere di Tristam Shandy gentiluomo", romanzo che deve narrare la vita del protagonista, ma è talmente colmo di digressione che a metà romanzo il protagonista non è ancora nato. Vorrei concludere dicendo che Il FU MATTIA PASCAL é un romanzo da leggere e rileggere per poter approdare poi al resto della narrativa novecentesca.


Valentina (mined@katamail.com), Roma, 23/01/03

E' un bellissimo libro,un viaggio alla ricerca della propria identità, la vita di un pover uomo costretto a scappare ,a cambiare nome per trovare quell'armonia,quella felicità per lui inesistenti.


Mario Sorrentino (goleador57@hotmail.com), Salerno, 29/08/02

Pirandello è riuscito a descrivere perfettamente l'umore e il pensiero dei suoi personaggi...Leggendo sono stato coinvolto in prima persona, mi ritrovavo nelle stesse riflessioni di Adriano o Mattia. Non so fisicamente, ma nella letteratura Pirandello è un grande.


Melissa Franchi, (melissapisa99@yahoo.it), Pisa, 21.06.2002

Perfetta descrizione dello stato d'animo di un uomo... Dell'unico uomo che si accorto di non avere un'identità . Le riflessioni sono coerenti con il tipo di argomento trattato senza di esse non si sarebbe capito nulla o quasi della psicologia del personaggio. Mattia o Adriano Meis è l'unico uomo al mondo che si è liberato dalla maschera che la societa gli ha imposto di mettersi e poi se ne riappropria comprendendo che senza di essa non si vive..NESSUNO E' COME SEMBRA.


Francesco Pollio (tenfreezer@libero.it), Meta di Sorrento, Napoli, 1.04.2002

Ottima espressione della genialità dell'autore, ma la presenza di eccessive riflessioni rende l'opera un po' troppo lenta.


Luigi Zezza (zezzant@libero.it), Miggiano, Lecce, 5.1.2002

Bello e coinvolgente, ma con troppe riflessioni.


Giorgio Cozzolino (kazzimma@katamail.com) Portici, Napoli, 26.11.2001

Questo libro mi è servito a riflettere perchè prima di leggerlo non avevo mai pensato cosa avrei fatto se avessi perso la mia identità ed ora mi sto ponendo tanti problemi....Questo è davvero la prova che un libro serve davvero a spaziare, a volare, perchè io non l'avrei mai saputo dire, ma ce l'avevo dentro uguale.


Giulia Pieraccini (giulia_86@hotmail.com) Viareggio, Lucca, 15.09.2001

Bello, ma troppe pagine di riflessione.


Patrick Gheller (csainz@tin.it), Udine, 20.08.2000

Poco da dire il potere che ha l'autore di "giocare" con i suoi personaggi è indescrivibile. Nonostante lui stesso creda che l'uomo si senta sminuito dalle scoperte scientifiche, dimostra di quale libertà può godere chi è padrone di se stesso. Comicità e filosofia allo stesso tempo, e con uno stile indiscutibile.





http://www.italialibri.net - email: - Ultima revisione Mer, 12 lug 2006

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