IL GATTOPARDO, DI GIUSEPPE TOMASI DI LAMPEDUSA, UNA MEMORABILE PROSA D'ARTE

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Il Gattopardo (1958)

(ROMAN)


Il Gattopardo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa è un libro di cui si parla e si è parlato molto. Le sue diverse stesure, la pubblicazione, avvenuta quando l’autore era già morto, il fatto che sia il lavoro di tutta una vita. Temi variamente affrontati, dibattuti, mentre a noi resta un’opera che anche nella versione cinematografica di Luchino Visconti, mantiene ancora intatta la sua magia.
La storia del Principe di Salina – e della Sicilia borbonica al tramonto, che fa da sfondo ad un mondo che cambia, non solo un’area geografica circoscritta, restando uguale a stesso – è la chiave di lettura più ovvia e sicuramente quella che rende questo libro un classico.
(segue a fondo pagina >>>)
Giuseppe Tomasi di Lampedusa
, Il Gattopardo
Feltrinelli, 1999
Universale economica, Pagine 254
L. 12.000 Euro 6,20

oche ore dopo la mezzanotte del 23 luglio 1957, Tomasi di Lampedusa moriva nel sonno.

Solo un anno prima, quando il mortale destino era ancora ignoto alle righe de Il Gattopardo e alla consapevolezza del suo autore, il principe di Lampedusa andava scrivendo il romanzo che l’avrebbe reso eterno. Non c’è da stupirsi che il primo approccio con lo scritto sia fallimentare, poiché è da studenti che generalmente se ne conosce l’essenza, nel vincolo di un dovere che ruba la bellezza a una memorabile prosa, da qualcuno definita “d’arte”. Il fascino dell’opera si svela poi negli anni, quando scorrendo lo sguardo sopra una fila di vecchi libri, si torna a leggerlo. E Il Gattopardo, tanto per intenderci, «è uno di quei romanzi nei quali, anche quando la macchina del racconto sembra incepparsi o rallentare di ritmo, c’è sempre almeno un motore di riserva che funziona» (1).

Per anni numerosi critici, ossessionati dalla necessità di trovare un aggettivo che lo inscatolasse in un genere e impegnati nel gioco classificatorio, hanno ricercato quella soluzione che accontentasse tutti, ma: «Il Gattopardo è troppo introspettivo-psicologico per essere solo un romanzo storico, troppo documentato sull’epoca dei fatti per essere solo un romanzo psicologico» (2). C’è chi ha interpretato l’intero scritto come un’unica, grande metafora esistenziale: nell’andare delle pagine, la feroce bestia cambia veste e, da simbolo araldico, diventa limpida immagine del protagonista, che del gattopardo ha metaforicamente la forza e l’imponenza.

Il principe Fabrizio Salina, la cui vicenda quotidiana stava per essere narrata sotto il titolo La giornata di un siciliano, è un uomo complesso e ansioso della fine, della meta, del risultato. Caratterizzato da un profondo e cieco conflitto interiore, tormentato dai sensi di colpa (verso la moglie andando da Mariannina o per avere votato “sì” al plebiscito contro le proprie convinzioni), mostra una calma tutta esteriore, che cela un’ira repressa e si palesa nel pugno stretto fino a conficcare le unghie nella carne. Il principe ha pensieri che sfuggono al mondo circostante degli amici e della famiglia, accosta riflessioni inintelligibili agli altri, che lo conducono all’inesorabile rifugio di sé e all’osservazione del cielo e degli astri, sua enorme passione. Un solo personaggio ne intuisce la natura tormentata e l’irrequieto agitarsi dell’animo ed è Tancredi, il nipote che sa sciogliere i dubbi dello «ziòne», il solo in cui l’uomo-gattopardo possa in qualche modo vedersi riflesso, mentre il suo sguardo assiste impotente al crollo delle istituzioni e dei costumi sociali, alla fine di un’epoca.

Nell’ammirazione di don Fabrizio per Tancredi si percepisce uno slancio immodesto ed egoistico, perché in fondo, scrive Lampedusa, «lui stesso è come Tancredi». Il rapporto con gli altri personaggi del romanzo è decisamente d’altra specie: il rispetto di Padre Pirrone e Ciccio Tumeo non è corrisposto dall’alterigia tutta aristocratica del principe Salina, vero pater familias, autoritario e virile almeno nei primi capitoli del romanzo, quando l’avvicinarsi di un’inevitabile fine non ha ancora ammuffito la sua linfa vitale. Il tormento del principe è crescente nell’avvicendarsi delle pagine: «Appartengo ad una generazione disgraziata, a cavallo fra i vecchi tempi ed i nuovi, e che si trova a disagio in tutti e due».

C’è una costante ironia nelle pagine de Il Gattopardo, espressa, tra l’altro, dall’animazione metaforica degli oggetti o dall’uso esasperato di termini latini, latineggianti, pomposi, a volte barocchi. E non avrebbe potuto essere altrimenti poiché, come molti sanno, l’ironia tipicamente siciliana, beffarda e tagliente, contraddistingue il ricordo di Lampedusa ogni qualvolta leggiamo di lui. L’autore non fa quasi mai capolino nella vicenda ma, nella rarità delle intromissioni, la sua idea si esprime attraverso massime ricche di sarcastica verità: «attribuire ad altri la propria infelicità […] è l’ultimo ingannevole filtro dei disperati». Le descrizioni assolate, dominate dal senso di morte e dalla pesante pigrizia di un clima quasi africano, fanno intravedere splendidi paesaggi, indimenticabili raffigurazioni, tra cui quella dei giardini di Villa Salina e la fontana di Anfitrite; e indimenticabile è anche l’amato alano di don Fabrizio che — scriveva Lampedusa a Lajolo — «In un romanzo da cui quasi tutti i personaggi escono male è l’unico sicuramente positivo». Bendicò, eterno amico a quattro zampe, è come le stelle, ha il loro stesso compito: tranquillizza il principe, fiuta falsità e ipocrisie (significativo il suo ringhiare contro Angelica). I critici ne hanno giustamente sottolineato il ruolo strutturale all’interno della vicenda: appare all’inizio, facendo irruzione nella sala in cui si recita il rosario e nell’ultima pagina, quando muore trovando riposo «in un mucchietto di polvere livida», a suggellare la fine di tutto.

L’ideologia politica di Tomasi di Lampedusa è riassunta e semplificata, come scriveva Pampaloni, nella terza parte de Il Gattopardo — «senza vento l’aria sarebbe stata uno stagno putrido, ma anche le ventate risanatrici trascinavano con sé tante porcherie» —, nel discorso di Tancredi e nella sua celebre frase che descrive la situazione storica della Sicilia del 1860: «Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi». Infine, in riferimento alla concezione di Lampedusa della storia umana, vale l’espressione di don Fabrizio: «e dopo sarà diverso, ma peggiore».

L’ombra della morte, quasi sempre presente, è «come un ronzio continuo all’orecchio», nei presagi e nel sonno, nel solleone e negli oggetti; l’ineluttabile destino, a volte vigliacco, altre spudorato, si avverte costantemente in un crescendo vertiginoso. «L’annunciazione della morte comincia per don Fabrizio a palazzo Pantaleone […] nel calore del ballo […], nel suono del valzer che gli sembra l’immagine dell’incessante passaggio del vento sulle terre assetate» (3). E anche nel ballo dei due giovani innamorati, Angelica e Tancredi, il nero cupo e opaco della fine pesa angoscioso e funesto; ed essi sono: «Attori ignari cui un regista fa recitare la parte di Giulietta e quella di Romeo nascondendo la cripta e il veleno, di già previsti nel copione». Sono marionette in uno squarcio orribile e patetico, mentre li immaginiamo: «Nella reciproca stretta di quei loro corpi destinati a morire».

Nella confessione di don Fabrizio, il momento in cui i nostri occhi sono incapaci di staccarsi dalle righe del romanzo, si ha la sensazione di un procedere velocissimo verso l’epilogo preannunciato, terribile e straziante; i peccati parevano al principe troppo meschini per farne un elenco in quella giornata di afa; e poi: «era tutta la vita ad essere colpevole, non questo o quel singolo fatto; e ciò non aveva più il tempo di dirlo».

La chiave di lettura de Il Gattopardo, senza andare troppo lontano, la troviamo nelle parole stesse di Lampedusa, che in una lettera a Lajolo del 1956 scriveva: «Bisogna leggerlo con grande attenzione perché ogni parola è pesata ed ogni episodio ha un senso nascosto». Ne Il Gattopardo: «Non vi è nulla di esplicito»; e l’«esplicito», per usare il significato lampedusiano del termine, è qualcosa di «rozzamente contadinesco o brutalmente melodrammatico» (4). (D.M.)


NOTE

(1) Geno Pampaloni, Comunità, 1959
(2) Giorgio Masi
(3) G. Pampaloni, Comunità, 1959
(4) F. Orlando, Ricordo di Lampedusa


(<<< Segue dal titolo)

I profumi, i colori della Sicilia, si fondono con l’immagine di Don Fabrizio che si snoda con costanza e continuità tra le pagine, intrecciandosi con la storia e la vita degli altri protagonisti del romanzo. Quasi a riempire la figura di quest’uomo definito immenso e fortissimo. E sembra che tutto debba racchiudersi in lui, ma in maniera simmetrica, nello stesso modo in cui la pagina procede.
Tutto è costruito per placare lo smodato desiderio di vita del protagonista, e ogni personaggio è un suo frammento, quasi a dargli una possibilità diversa, all’interno di una realtà soffocata dalle apparenze, e da una vita epidermicamente ripetitiva.
La cosa di sicuro più interessante, che ha dato anch’essa ampio spazio ai dibattiti e alle polemiche, è il modo in cui Tomasi di Lampedusa usa le parole, per dare aria alle pagine, piuttosto che i segni d’interpunzione. Aprite Il Gattopardo e immaginate di non trovarli più. Scoprirete come le parole, da sole, facciano da contrappunto alla struttura, come la cadenza sia determinata da un appoggio di voce, da un suono insito nel significato della parola stessa, dal divenire della frase.
Questo fa comprendere come un libro ancora oggi, accettato o rifiutato, trovi nella parola la sua ragion d’essere, al di là dei formalismi stilistici e della pastosità del linguaggio. Ed è anche la ragione del suo lungo calvario alla ricerca di un editore, nonostante i lettori privilegiati, Elio Vittorini per esempio, fossero ben attenti e capaci di comprenderne la forza, ma ancora convinti che scrivere fosse solo un abile gioco di punti e virgola. [II Gattopardo venne pubblicato postumo da Feltrinelli, per volontà di Giorgio Bassani, nel 1958 e diventò subito un best seller e un "caso letterario". Contribuì ad alimentare il dibattito, fra l'altro, il fatto che Vittorini, consulente della Einaudi, aveva rifiutato la pubblicazione ndr.]
La modernità di questo romanzo è qui: nella sua capacità di essere profondamente radicato nella terra di cui parla, ma anche di capovolgere le regole, dando una lezione di scrittura a tutti quelli che alla terra straniera della scrittura sono appartenuti e appartengono. (R.F.)

A cura della Redazione Virtuale

Milano, 6 luglio 2001
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E., Caserta, 12/11/'04

Ho letto vari commenti e i più dicono che il libro è bellissimo ma ci sono molte pagine che si potevano eliminare ...che danno pesantezza al tutto.. a mio modesto avviso vi dico :" sbagliate!" il libro è affascinante, mi fa immaginare la sicilia come solo Elio Vittorini o Verga aveva fatto fin'ora!!.. il tutto è scorrevole, strepitoso! L'Angelica, la famosa Angela si rivela alla fine come tante donne,un sogno mai realizzato... anche lei tradisci il povero Trancedri col suo amico.. in fondo lo sapevano, la vita è così..il vero amore è solo nella nostra mente!! Per il resto tutto è stupendo , sopratutto il finale...il volo di Mendicò è geniale...la vita è geniale... In un attimo, 50 anni sparsi al vento, ma..ma..Mendicò ancora volteggia nell'aria con la sua zampetta.. p.s. e poi ricordate :" il dolce senza l'amaro non è poi tanto dolce!"

H, 10/11/'04

Capace di farti venire gli occhi lucidi per la fine imminente dell'ultimo Gattopardo.

Sara, Venezia, 9/11/'04

Il gattopardo, anche se molti dicono che è un libro statico, è molto interessante e soprattutto molto riflessivo. a parte l'ultimo capitolo, io penso che la storia di Don Fabrizio e di Tancredi sia molto avvincente, perché potrebbe essere una storia vera. mi ha appassionato molto, al contrario di altri libri storici, e devo dire che per quante volte lo legga riesco a trovere sempre qualche sfumatura molto importante.

Angela Di Rienzo, Pescara, 3/11/'04

IO IL LIBRO NN L'HO LETTO, O PER MEGLIO DIRE HO LETTO LE PRIME 10 PAGINE E MI E' SEMBRATO UN PO' NOIOSO...INFATTI QND M METTEVO A LEGGERE, NN RIUSCIVO A FINIRE NEANCHE UNA PAGINA CHE M ADDORMENTAVO...GRAZIE TANTE A TT VOI, XKE' M SIETE STATI D GRANDE AIUTO INFATTI DOMANI DEVO CONSEGNARE UNA RELAZIONE SUL GATTOPARDO E SENZA IL VOSTRO AIUTO NN C SAREI MAI RIUSCITA A FINIRE IL LIBRO, VISTO CHE DELLE 184 PAGINE NE HO LETTE SL 36!! UN GRAZIE D CUORE A TT!! CIAO A TT I LETTORI!!

Yli, Montorio al V.no (Teramo), 20/10/'04

Nn ho letto il libro ma ho visto il film a scuola di controvoglia x fare 1piacere alla prof. ho stampato la relazione da questo sito xké dal film nn ho capito nulla:sarà xké ho 13anni o xké sn partita dal presupposto ke era orrendo...nn mi sbagliavo! le immagini sembrano coperte da 1velo giallo e i dialoghi nn si capiscono! è davvero 1scandalo anke se capisco ke il film è vekkio. nn fa x me! ki la pensa cm me? contattatemi all'indirizzo e-mail: ylenia_ds@libero.it ciao a ttt!!!!!!!!!!!!!!!!!

Elena Rossi, Parma, 23/09/'04

Ho letto "Il Gattopardo" più volte ed ogni volta l'ho apprezzato in modo diverso. In questi giorni lo sto rileggendo di ritorno da una piccola vacanza a Palermo e in Sicilia. Di proposito l'ho ripreso in mano per risentire l'atmosfera palermitana. Mi diletto ad indugiare nelle descrizioni dei profumi, dei colori e in particolar modo delle sfumature di un cielo al tramonto. Rivedo i palazzi palermitani nel loro splendore durante le feste di società; le case povere e fatiscenti piene di odori nauseabondi; i giardini con la loro aria sempre un pò trascurata, ma profondamente vitale e naturale. Devo confessare che un altro motivo che mi ha spinto a riprendere in mano "Il Gattopardo" è stata la lettura di un libro appena uscito in libreria: "La zia marchesa" di una siciliana, Simonetta Agnello Hornby, che vive a Londra. La storia ,narrata dall'Agnello, si svolge nello stesso periodo storico in cui scorrono le vicende di Casa Salina ed anche i personaggi richiamano quelli creati da Tommaso di Lampedusa. Vale però la pena leggerlo per tuffarsi in un'orgia di profumi e sapori siciliani.

Debora Izal, Torino, 2/09/'04

Ho 18 anni e ho deciso di leggere il gattopardo per le vacanze...devo dire ke dopo aver letto le prime 10 pagine volevo scappare,ma alla fine mi ha conquistato tutto,soprattutto la storia di tancredi e concetta e il modo di scrivere di tomasi di lampedusa..semplicemente fantastico!!leggetelo,vi appassionerà!!ciao

Alessandra, Catania, 2/09/'04

...ho appena finito d leggere Il Gattopardo... e devo dire ke mi e piaciuto molto...nonostnte molti dicessero ke fosse un libro pesante ed impegnativo... mi e piaciuta soprattutto il capitolo dove Don Fabrizio descrive il modo in cui la morte lo sta venendo a prendere...paragonandola al mare!!! ciao a ttt!!!!

Mario Zerillo, Firenze, 24/08/'04

Da anni mi ritrovo fra le mani questo testo e per molti anni ho allontanato la tentazione di leggere dentro quel mondo arcano e doloroso che è il paesaggio siciliano. Da alcuni mesi vivo a Firenze, allontanandomi dalla mia Palermo, perché nulla cambiava, sebbene alcuni fatti storici e sociali "sembravano" mutare. Credo che la Sicilia sia una terra disgraziata, perché da sempre invasa, ma mai conquistata. Bel libro, purtroppo brutalmente cinico e realistico.

Gianluca Galleasso di Arignano, Roma, 19/08/'04

Da quando ero bambino ho conosciuto il Principe di Lampedusa dai racconti dei miei nonni che ne erano amici, fino alla lettura del romanzo appena fui grandicello, che ancora dopo tanti anni rileggo con grande piacere, avevo un'idea di un vecchio signore dell'ottocento in preda alla nostalgia di un tempo passato, il fasto e il rispetto che incuteva l'aristocrazia, con la lettura del romanzo ho conosciuto un giovane Principe di Lampedusa, proteso verso il futuro con il ricordo del passato e un uomo che forse gia' sognava l'europa di oggi. Mi chiedo se fosse ora ancora con noi e potesse viaggiare come allora, in un'europa unita quale sarebbe il suo commento. Gia' nel settecento il Principe Eugenio di Savoja, comandante dell'esercito di Maria Teresa d'Austria, si firmava usando tre lingue europee, EUGENIO von SAVOJA, un altro europeo "ante litteram". Inutile qui ripetere come tanti hanno fatto con piu' autorevolezza di me, lo splendore di un libro forse poco conosciuto dai ragazzi di oggi. Gianluca Galleasso Conte di Arignano

Roberta Mazza, Catanzaro, 28/07/'04

Ho letto "il Gattopardo" a 15 anni e in un pomeriggio...oggi ne ho 22 e non ho piu'letto niente di simile..è un libro unico..ha il sapore del sud e del mediterraneo,e ne svela le contraddizioni..

Martina Ferracane, Marsala (Trapani), 24/07/'04

Il gattopardo è uno dei pochi libri che ti fanno riflettere e capire a fondo la vita di tutti i giorni tramite quella del passato, è un libro meraviglioso e pieno di analisi. tanti sono gli stralci che fanno rilettere ma a mio parere il libro è centrato sulla frase che dice tancredi "bisigna cambiare tutto per non cambiare nulla"

Valeria S., Roma, 15/07/'04

La descrizione dei paesaggi,il ricordo si una Sicilia ai tempi di Garibaldi,l'analisi psicologica-interiore del personaggio di Don Fabrizio...sono tutti temi molto coinvolgenti ma il mio cuore è stato rapito dalla storia tra Tancredi e Concetta. Io sono fermamente convinta che il vero amore (non quello fisico), quello spirituale è rappresentato da questa magnifica coppia. Non dimenticherò mai le parole di Tancredi riportate del suo amico alla fine del libro "se non mi fossi trattenuto l'avrei abbracciata davanti a venti persone"...li devo dire di essermi lasciata andare ad un pianto di sincera compassione ma anche felicità per aver saputo che da sempre Concetta aveva occupato un posto importante nel cuore di Tancredi.Ma il pianto fu anche di dolore per aver compreso come quelle due persone non avrebbero più avuto il tempo di dirsi la verità di amarsi come avrebbero voluto; ormai il ricordo della gioventù, dell'adolescenza era conservato da Bendicò e da quelle poche fotografie di famiglia e di Tancredi;quando arrivai al punto in cui l'autore parlava della morte di Tancredi ho sentito un vuoto in me...credo di aver amato quel personaggio...e di amarlo ancora....

Maria Grazia Iannone, Milano, 26/06/'04

Vi premetto che ho solo15 anni(compiuti a Febbraio)ho affrontato la lettura del Gattopardo pensando"sarà il solito e noiosissimo libro ke i prof danno da leggere d'estate".Le prime 10 pagione le ho lette di malavoglia ma dopo mi sono lasciata trasportare dalle emozioni e dalle sensazioni ke il libro trasmette...è un libro ke ha travolto e superato tutte le mie aspettative!

Lucia Doronzo, Barletta (Ba), 11/06/'04

HO LETTO IL LIBRO E MI PIACE SOPRATTUTTO LA SUA FILOSOFIA AMARA MA MOLTO REALISTICA:CAMBIA TUTTO E NON CAMBIA NULLA COME PUO ESSERE!!!!!E ANCHE CONSAPEVOLE DI UN TRAPASSO DI UN EPOCA.LA SCENA DEL BALLO E SUBLIME LI SI VEDE L'ARISTOCRAZIA DI PALERMO FESTEGGIA LA SCONGIURATA RIVOLUZIONE,MENTRE DON FABRIZIO PENSA ED ACCETTA PER LA PRIMA VOLTA LA MORTE ANCHE COME SCONFITTA STORICA. LO SPIRITO DELLA STORIA ALEGGIA CON VEROSIMIGLIANZA IN QUESTA SCENA DEL BALLO CHE DOPO TUTTO E LA PIU' SIGNIFICATIVA DEL LIBRO IL GATTOPARDO.

Daniele, 4/06/'04

Mi sono avvicinato a quest'opera con il disinteresse comune ai ragazzi della mia età per le opere stagionate e comunque appartenenti ad un'altra epoca. Il risultato è che ho appena terminato il libro e penso che nella sua minutezza fisica (solo 250 pagine) sia una grande opera degna di memoria e considerazione. solo la prima pagina mi è sembrata noiosa ed incomprensibile, ne sono seguite 249 pagine di interesse trasporto e riscontro in delle verità relative la realtà meridionale che ancora oggi sono riscontrabili a tanti anni di distanza. I temi caratteristici sono qui ben rappresentati, la condizione italica all'epoca, le peripezie garibaldine, nonché la clamorosa sconfitta dell'eroe dei due mondi. Temi rappresentati magnificamente anche per noi giovani che possiamo sembrare del tutto indifferenti al passato storico italiano!!! Senza tralasciare il fatto che il Principe Salina così come tutta la famiglia compreso Padre Pirrone sono quei personaggi che inevitabilmente conquistano il lettore, per la loro bonarietà, la furbizia, la loquacita e avvolte il culmine di saggezza!!! il mio voto a quest'opera e un dieci con loda senza alcuna riserva!!!

Dario (vertenax@katamail.com), Palermo, 31/05/'04

Mi sono avvicinato allo scrittore, dovendo lavorare al restyling funzionale della sua Villa a Palermo. Ho deciso di documentarmi sulla sua vita, non avendo avuto modo di studiarlo per la scuola e, conseguenzialmente ho letto anche il romanzo "il gattopardo" Mi ritengo fortunato ad aver letto il libro prima di vedere il capolavoro di Visconti. Questa cosa mi ha portato ad ambientare ogni avvenimento nella villa che conoscevo concretamente e a dare ad ogni "scena" che immaginavo un color <<tufo>> tipico della mia terra. Dopo ho visto il film, che non mi ha affatto deluso, come spesso invece accade a chi vede una trasposizione cinematografica di un romanzo letto.Bellissimo, ma nello stesso tempo con un fascino diverso. Tomasi di Lampedusa mi ha dato l'idea di fare un viaggio nel tempo, o ancor di più di fare un viaggio nelle province siciliane. Davvero suggestivo.

Mely, Perugia, 22/04/'04

Ho iniziato a leggere questo libro contro voglia,e sinceramente l'ho letto a intervalli...In parte mi è piaciuto,in parte no, perchè a volte è un pò noioso(quando si dilunga troppo sulle descrizioni inutili)ma quando parla della Sicilia,e delle sue meraviglie...è stupendo!Mi piace quando entra e spiega le sensazioni dei personaggi e cerca di farle capire a noi lettori.Inoltre,credo che non sia molto storico,lo scrittore si limita a parlare degli avvenimenti storici...forse è per questo che non è molto noioso...conclusione?Anche se può sembrare stano, mi è piaciuto e Lampedusa è stato molto bravo!

Letizia (tittigiulia@inwind.it), Genova, 12/04/'04

Non nego di essere stata "costretta" a leggere il libro dallla mia insegnante del liceo;ma sono contenta che lo abbia fatto. Credo che quest' opera sia estremamente moderna, sicuramente lo stile dell' autore è sopratutto nelle descrizione, magnifico. La parte che però più di ogni altra mi ha colpito è la morte del Gattopardo,una vita che termina di fronte al mare, tra l' odopre putrido di un albergo di periferia in una Sicilia e un Italia che cerca, inutilmente di cambiare e di sperare in un miglioramento, troppo superficiale.Quando poi la morte, presentata come una bellissima donna vestata di scuro, che gia si era avvicinata al Principe, e con leggerezza lo prende con se rappresenta una dei passi più belli che io abbia mai letto.

Vincenzo Casamassima, Bari, 28/12/03

E' un libro che ho letto in pochi giorni grazie allo stile dello scrittore, scorrevole e raffinato, pervaso costantenemente da un sottile filo ironico che pone tutto sotto una luce diversa.


Virginia Donati, Pisa, 12/12/03

ALLORA, PREMETTO CHE HO SOLTANTO 14 ANNI E CHE DEVO FARE UNA RELAZIONE SUL GATTOPARDO E NN SO CHE SCRIVERCI....SECONDO ME E' UN LIBRO FANTASTICO SIA X LE BELLISSIME DESCRIZIONI MA SOPRATTUTO X IL MODO DI SCRIVERE DI LAMPEDUSA,QUEL MODO DI SCRIVERE CHE HANNO POCHI SCRITTORI,E' COME SE TU FOSSICOME UN ALTRO PERSONAGGIO CHE PERO' NN INTERVIENE MAI E CHE FA SOLO DA SPETTTATORE.... CHE PERO' E' LI' E GLI SEMBRA DI VIVERE TUTTO IN PRIMA PERSONA...FORSE QUESTA E' UNA MIA IMPRESSIONE E CHI LEGGERA' QUESTO PICCOLO COMMENTO PUO' PRENDERMI X MATTA...NN MI IMPORTA.....SOLO IN 2 MESI HO LETTO PIU' DI 20 LIBRI ...FORSE E' X QUESTO CHE DA GRANDE VOGLIO FARE LA SCRITTRICE......


Kikka (kikkaf88@libero.it), Nuoro, 24/11/2003

Ho iniziato questo libro non per volontà mia ma per quella della mia insegnante di letteratura. Odio le costrizioni e come tale, ho iniziato la lettura del libro controvoglia (conoscendo i gusti della mia spettabile prof!). Stasera ho finito il libro e.l' ho trovato fantastico! Il modo un cui l'autore descrive la bellissima terra della sicilia, i personaggi, le tematiche e lo stile dell'autore! Il Gattopardo sarebbe degno di una maggiore conoscenza sopratutto fra i giovani lettori; perché ? Perché é un romanzo che merita di essere letto!


Claudia Borghesi, Castiglion Fiorentino (Ar), 1/10/'03

Ho letto questo libro all'inizio svogliatamente ma poi ho cominciato ad apprezzarlo per la bellezza delle descrizioni che mi hanno illustrato la bellezza della sicilia e il carattere dei suoi abitanti. Consiglio a tutti la lettura di questo bellissimo romanzo perché ne vale davvero la pena.


A. D. R., Frosinone, 29/08/'03

Che sia un capolavoro è stato già detto ma due idee sembrano venire fuori da una prima lettura che affascina e conduce ad altre più approfondite .La ricerca di una analisi degli eventi storici da un punto di vista diverso che non è quello dominante .Una Sicilia necessariamente staccata dalle sedi del potere che non può condividere il punto di vista "piemontese" o straniero o estraneo.Il Risorgimento che diventa "annessione" e omogeneizzazione delle diversità.L'altra idea è quella di un universo femminile completamente ignorato visto da un uomo che lo riduce a suo servizio , rimpiccolendo le donne a mogli isteriche, ma buone, prostitute fedeli, figlie rotonde e bigotte.Persino della bellissima Angelica si scopre alla fine che le gambe non erano il suo forte e quindi anche lei non perfetta.Dalla prima idea sorge la ricerca di una storia alternativa che necessita ancora di essere riscritta e divulgata.La seconda conduce ad indagini sulla vita dell'autore e si scopre la presenza di una grande donna, la madre, che lo guida e forse ne condiziona la vita anche oltre i quaranta anni e conduce a chiedersi se il romanzo in qualche modo non compensa una ricerca di una individualità maschile forse ristretta e sacrificata.


Antonio Vecchio (vecchioantonio@libero.it), Pavia, 19/08/'03

Avevo letto il romanzo al liceo,ma come spesso succede quando si è costretti a fare qualcosa non l'avevo apprezzato.L'ho riletto ultimamente alle soglie dei cinquant'anni(all'incirca l'età in cui il Principe inizia ad avvertire l'avvicinarsi della morte...)e l'ho trovato semplicemente delizioso.Bellissime le descrizioni in cui l'autore dimostra una grande padronanza del lessico(all'inizio la pagina che descrive il giardino è indimenticabile,come pure l'elenco del buffet offerto alla festa danzante),sottili l'ironia e lo humor che aleggiano in ogni pagina(quasi comico il racconto dei garibaldini che entrano nel convento di suore),precisa la ricostruzione storica di quell'epoca tormentata. La storia ufficiale è stata,e lo sarà sempre,scritta dai vincitori;e allora questo straordinario punto di vista dell'autore siciliano,che non ha assistito personalmente agli avvenimenti(ricordiamo che è nato nel 1896 e che lo sbarco dei Mille avviene nel 1860)ma che sicuramente ne ha sentito parlare e riparlare dalle persone più anziane,diventa un bene prezioso che ci aiuta ad aprire gli occhi su alcuni avvenimenti fondamentali per la nascita della nazione Italia,visti dall'"altra parte". Anche noi,si spera,continueremo a ricordare le lotte partigiane della seconda guerra e il genocidio dei campi di concentramento sebbene ormai la gran parte dei protagonisti sia scomparsa. Con qualsiasi chiave di lettura lo si legga,romanzo storico o psicologico o,perché no,un po' autobiografico,il GATTOPARDO risulta uno dei più grandi lavori della Letteratura Italiana(sicuramente nella "top ten"). LEGGETELO e se,non vi piace,aspettate trent'anni e poi RILEGGETELO!!!


Chiara Avanzi (chiaravanzi@libero.it), Stanghella (Pd), 16/08/'03

Ho terminato ora la lettura di questo capolavoro.Amo la Sicilia e ho apprezzato le descrizioni dei paesaggi,ma soprattutto la perfetta immagine che l'autore ci ha fornito dei siciliani.Mi sono lasciata andare ad un lungo pianto,quando ho letto il finale...la vita di Concetta,come quella di tutti noi,si costruisce su equivoci e su verità mai certe.


woland (dollaroforte@yahoo.it), 06/08/03

Solo una volta mi e' capitato di leggere un commento non positivo di un lettore che definiva "decadente"il romanzo, nel senso di letteratura decadente.io voglio solo sottolineare la grande raffinatezza della lingua il cui uso forse non ha eguali fra gli scrittori italiani del ns. novecento.


Domenico Lolli (domenico.lolli@libero.it), Roma, 7/07/03

Chapeau bas! Un capolavoro l' opera di Tomasi di Lampedusa, capace di farti sentire odori, vedere luoghi di una Sicilia che stava scomparendo ma che in fondo (fortunatamente) è rimasta sempre la stessa. Il principe Salina è un personaggio di uno spessore esagerato, notevole il capitolo relativo alla sua morte. Un libro da far leggere assolutamente nelle scuole se si vuole insegnare cosa vuol dire davvero scrivere un romanzo.


Alessandro Severini (aleseve@tin.it), Milano, 14/04/03

E' un grande.E' veramente un peccato che lui non abbia visto il grande successo che ha fatto il suo romanzo "Il Gattopardo".E' uno dei miei autori preferiti


Filippo Fabbi (fabbifilippo@libero.it), Parma, 12/03/03

Anch'io sono stato costretto a leggere questa grandiosa opera come tanti altri studenti, ma non me ne pento affatto.Infatti come puoi giudicare negativamente un libro che ha fatto e sta facendo la storia della letteratura italiana? non si può. Anzi bisogna apprezzare l'impegno di questo grande scrittore che purtroppo non ha neanche potuto ammirare il successo del suo libro pubblicato un anno dopo la sua morte. Ma bisogna apprezzare soprattutto il modo in cui scrive le descrizioni dei personaggi e con cui riesce a rendere cosi' reale quella figura innoqua tanto quanto rappresentativa di quell'uomo; un uomo di nome Gattopardo.


Alessandro Mulè (bluemusic@libero.it), Licata (Agrigento), 31/12/02

La decadenza dell'età borbonica oltre ad essere ben delineata all'interno del carattere dello stesso principe Salina si può anche ben configurare nel cane dello stesso principe.Bendicò(questo è il nome del cane), segue infatti in un certo modo lo stesso percorso del principe, suo padrone, "partecipando" agli avvenimenti cruciali che nel libro determineranno la decadenza dell'antica nobiltà e alla fine, dopo essere stato imbalsamato,quasi a voler significare la volontà di cercare di mantenere in vita l'antico ceto, sarà infine buttato via come simbolo della fine non solo di un'epoca ma anche dei protagonisti che a questa avevano dato vita


Delia Rednic, (deliarednic@yahoo.it), Cluj-Napoca, Romania, 23.05.2002

Non sono un'ammiratrice dei romanzi storici ma il gattopardo mi ha fascinato -e vero, non sin dal inizio perche sinceramente,ho trovato le prime venti pagine proprio noiose.ma adesso sono contenta di averlo continuato.spero di essere uno dei miei soggeti al esame di letteratura italiana.in fatti e il principe che mi ha fascinato.personalmente, l'ho trovato simpatico e poi la maniera di scrivere e l'azione m'hanno fatto curiosissima di leggere la fine-sfortunatamente triste.lo raccomando per leggere a tutti.saranno contenti.sono sicura.


Guido Volponi (gvolpon@tin.it), Ascoli Piceno, 1.03.2002

"Il Gattopardo" é un libro di difficile interpretazione. Evidenzia i fatti come un romanzo storico, ma analizza i pensieri come un romanzo psicologico. Anche i temi sono contrastanti, l'introspezione interiore di un aristocratico a cavallo tra due contesti politici differenti e i cambiamenti storici della sicilia. Da questo libro trapela il senso di decadenza della Sicilia e della classe aristocratica, che lascia il posto alla nuova borghesia, capace di adattarsi più in fretta ai cambiamenti. Leggendo "Il Gattopardo" é possibile comprendere la vera identità della Sicilia, una regione, da sempre chiusa in se stessa, e dei siciliani, intolleranti alle novità.


Giorgio Buseghin (mon_buse@yahoo.co.nz) Milano, 6.11.2001

Sono stato costretto a leggere "Il Gattopardo", come centinaia di altri studenti del liceo e non solo... Nonostante spesso mi lasci influenzare dai commenti negativi degli altri, ho apprezzato il romanzo: le descrizioni cosi ricche e precise che le sensazioni trasmesse sembrano concrete, il personaggio memorabile di Don Fabrizio, il tema cosi persistente della morte, come d'altra parte è tanto presente nella vita di ciascuno.... magari gli scrittori americani scrivessero i loro tomi da spiaggia di 600 pagine altrettanto bene!


Diana Ragunì (edoardoraguni@libero.it) Riposto, Catania, 4.?11.2001

"Il gattopardo" lo ritengo un ottimo libro. Mi hanno colpito molto le descrizioni particolareggiate. Lo consiglio a tutti, anche se ammetto che i primi due capitoli del romanzo sono stati un po' noiosi.


Vega Alhena (xxxx@iol.it), 27.08.2001

Perfetto intreccio di meraviglia, ironia ed eleganza... giurerei di sentire ancora i profumi del giardino di quell'uomo che mi ha stregato...


Anna Maria Fabiano (fabiano.annamaria@tiscalinet.it) Zumpano, Cosenza, 13.07.2001

Concordo pienamente con quanto leggo. Aggiungo che quel che colpisce ancora in questo libro è la parte dedicata alla morte, o meglio all'idea della morte che assale il principe quando si accorge dei segni del tempo. Il suo dolore, la coscienza della vecchiaia ormai sopraggiunta, tanto più avvertita quanto più contrastata dalla bellezza e dalla gioiosa ilarità di Angelica. Per non parlare del cane, quel cane onnipresente, protagonista fra gli altri, persino quando un giorno di lui non resterà che...un tappeto. Anna Maria Fabiano (fabiano.annamaria@tiscalinet.it)




http://www.italialibri.net - email: - Ultima revisione Gio, 20 lug 2006

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