Luigi Capuana, Giacinta Spirali, 2003
Letteratura, linguistica, semiotica, 170 pp.
Euro 25,00
iglia di un padre inetto e di una madre intrigante e avida di denaro e di godimento, Giacinta è violentata ancora bambina da un giovanetto servo di casa. Solo più tardi però, attraverso le chiacchiere delle domestiche, la fanciulla rammenta la brutta avventura, della quale aveva perduto la memoria.
La rivelazione provoca in lei una disperata reazione: rifiuterà di sposare luomo che ama, Andrea, e sarà invece la sua devota ed appassionata amante fin dal giorno delle sue nozze con il vecchio conte Giulio, il quale si accontenta di vivere con la moglie un rapporto fraterno, senza curarsi della presenza in casa di un altro uomo.
Giacinta non si preoccupa di nascondere la sua passione per Andrea e, dopo la nascita di una bambina, la loro unione le appare consacrata per sempre.
Quando la madre di Giacinta però, preoccupata per la condotta della figlia, nel tentativo almeno di salvare le apparenze, riesce a obbligare Andrea ad uscire di casa, Giacinta spinge lamante a lasciare limpiego e ad accettare di vivere del denaro che ella gli offre.
Da quel momento Andrea, lamore del quale iniziava ad affievolirsi, nella nuova falsa ed avvilente situazione sente aumentare uninsofferenza per il legame con Giacinta senza però trovare la forza di troncarlo.
La bambina intanto si ammala di difterite e muore; lindifferenza di Andrea di fronte alla sventura fa comprendere a Giacinta come quellamore a cui si era abbandonata con una foga testarda sia irreparabilmente finito; e poichè la vita ormai per lei non ha più senso, si uccide.
Alcuni critici hanno sostenuto che manca a questo romanzo la dignità di stile e la forza rappresentativa necessaria a salvare la narrazione dalle strette del caso patologico e dello scandalo. Preoccupato soltanto di serbar fede al canone del romanzo naturalista, lautore non si sarebbe accorto che fra tanti particolari di vita reale e minuzie quasi cliniche, i suoi personaggi rimanevano anonimi, vaghi, privi della necessaria vita fantastica.
«Per il resto, aveva sentimenti simili a quelli di molti uomini: il sogno sempre deluso di una donna che facesse riposare il suo genio – non osiamo dire gusto e il bisogno di viaggiare, per dimenticare, o stordire, una nullità di cui, a onor del vero, non era ancora molto consapevole.»