Erri De Luca, In alto a sinistra
Feltrinelli, 2002
Universale economica, pp. 128
Euro 6,00
ifficile scrivere di Erri De Luca, pescare parole dalla pozzanghera del vocabolario asciugato da un autore che scrive emozionale e secco, come a spaccare legna da ardere. De Luca è manovale nella costruzione del paragrafo, violento di metafore salde al respiro, alla cadenza del passo da tenere in montagna. Vibrano e annodano la gola le storie di In alto a sinistra, è una lettura di senso, ruvida e pulita, dove la memoria rimpasta scaglie di passato e non sbiadisce.
Cè la luce guadagnata, nello scrivere di De Luca, di chi per sopravviversi si è molto stancato, di chi ha molto scelto e molto lasciato. Non cè nostalgia e non cè posto per lambiccamenti cerebrali, è scrittura di sudore, di sapore, di quotidiano da scontare, da tenersi forte.
Attraversano i sensi le storie, perché percorrono quel che il senso insegna e custodisce, limita e privilegia; così un ragazzino va a sentirsi bestiola tra le altre dello zoo, un assassino smette di tremare tra le braccia di una donna magra, un padre muore con lentezza tenuto da un figlio. Quel che si tocca è la pagina, da voltare e riprendere a leggere voraci in alto a sinistra; quel che resta è il non detto di questa letteratura legnosa, lo stridore di immagini scandite bene e dritte in faccia, semplici e di unintensità carnale e sanguinosa.
Compare in qualche racconto «un noi premessa di frantumi», personaggi femminili luminosi e saldi, rapporti vissuti con «una felicità di carne spalancata» e abbandonati ricucendo i giorni a fatica, senza smettere di avvertire la febbre al pensiero dellaltro, la febbre delle parole scambiate e poi trascritte stese qui, come panni ad asciugare. Cè forte il senso dellattesa, di ritmi conosciuti che fanno suonare i gesti di musica antica e familiare, cè una solitudine necessaria da condividere con le pagine di un libro, tra sudore di cantiere e una donna che aspetta a casa.
È una raccolta di scosse questo libro, di morsi a tutte le vite attraversate e che ci attraversano, perché «ci sono centimetri e secondi che contengono un riassunto di abissi» e De Luca sa trattenerli e raccontarli, rimandarli in giro scagliando forte il passo.
«Per il resto, aveva sentimenti simili a quelli di molti uomini: il sogno sempre deluso di una donna che facesse riposare il suo genio – non osiamo dire gusto e il bisogno di viaggiare, per dimenticare, o stordire, una nullità di cui, a onor del vero, non era ancora molto consapevole.»