INCONTRO COL COMUNISTA, DI GUIDO MORSELLI, ROMANZO AMBIENTATO NELLA MILANO DELLA SECONDA GUERRA MONDIALE

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Incontro col comunista (1948)


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Guido Morselli, Incontro col comunista (1948)
Adelphi, 1980, 2 ed.
Piccola biblioteca Adelphi, pp. 128
Euro 7,23

a dote migliore di Morselli è la sua capacità di entrarti nel cuore e sotto la pelle più che nel cervello: quando pensi ad un suo scritto, anche se non ti ricordi esattamente il contenuto o le parole, riesci a far riaffiorare le sensazioni che avevi conservato nel profondo del tuo animo».

Queste le parole di un lettore incontrato per caso al Mantova Festival, ora divenuto mio amico. Naturalmente sono corsa in libreria e ho acquistato il libro di Morselli che più mi aveva attirato leggendo la quarta di copertina, Incontro col comunista.

Il primo suggerimento che vorrei dare a un ipotetico e potenziale futuro lettore è di non abbandonarsi ai pregiudizi. Il termine "comunista", che talvolta compare nei titoli di Morselli, sembra preludere a un romanzo strettamente politico. Niente di più sbagliato. Incontro col comunista è uno dei romanzi più proustiani che mi sia capitato di leggere. Lo scrittore riesce a penetrare nella pelle e nell'anima della sua protagonista che, parlando in prima persona, ci racconta il difficile percorso di una non più giovane signora dell'alta borghesia milanese che, rimasta vedova, scrive romanzi in cui racconta «l'amore delle sue simili».

L'ambiente è quello della Milano del tempo di guerra che Morselli ci descrive con rapidi tocchi, sia nel suo cô borghese che in quello proletario. Capita infatti che la deliziosa protagonista incontri per un doveroso senso di solidarietà «il povero Motobbio», ricoverato a Baggio a causa di una terribile infezione contratta in guerra. In realtà Montobbio è un membro del Partito Comunista clandestino, uno strano connubio di rigido militante e di intellettuale raffinato. Inutile dire che fra i due si svilupperà lentamente un amore appassionato e, naturalmente, impossibile. La protagonista abbandonerà sempre più spesso l'albergo decoroso in cui vive, per frequentare la casa di ringhiera dove il Montobbio è andato ad abitare, dopo essere stato dimesso da Baggio.

Morselli ci descrive questa storia d'amore, dimostrando di sapersi calare perfettamente nei panni della protagonista e di conoscere altrettanto bene gli atteggiamenti e i pensieri del comunista militante di quell'epoca.

Il linguaggio è raffinato e avvolgente, non privo di termini fascinosamente desueti.

A cura della Redazione Virtuale

Milano, 15 ottobre 2003
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