«Sempre caro mi fu quest'ermo colle,
e questa siepe, che da tanta parte
dell'ultimo orizzonte il guardo esclude.
Ma sedendo e mirando, interminati
spazi di là da quella, e sovrumani
silenzi, e profondissima quïete
io nel pensier mi fingo, ove per poco
il cor non si spaura. E come il vento
odo stormir tra queste piante, io quello
infinito silenzio a questa voce
vo comparando: e mi sovvien l'eterno,
e le morte stagioni, e la presente
e viva, e il suon di lei. Così tra questa
immensità s'annega il pensier mio:
e il naufragar m'è dolce in questo mare»
(Giacomo Leopardi)
Giacomo Leopardi, L'infinito (1819) Canti,Garzanti, 2002
I Grandi Libri, 422 pp.
Euro 8,00
e proprie esperienze e la voglia di raccontare emozioni, sensazioni, ricordi e sentimenti costituiscono il terreno sul quale nasce la nuova poesia di Giacomo Leopardi, espressa con forza e vigore negli Idilli, componimenti in endecasillabi sciolti nei quali i riferimenti storici e culturali ridotti al minimo lasciano il passo allio più profondo e interiore. Giacomo sceglie lidillio per avvalersi di una poetica libera da vincoli, perciò capace di riportare alla luce quelle sensazioni ineffabili, cui dedicava unampia riflessione nellambito della sua teoria del piacere, ora indagata rispetto alla natura e ai moti emozionali dellanima.
Il pensiero di Jean-Jacques Rosseau inizialmente aveva guidato Leopardi verso lesaltazione della natura e delle illusioni, conducendolo ad una concezione sensistica nella quale primeggia il problema della felicità; le illusioni agiscono sulluomo, originandosi da una determinata condizione dettata dai sensi. È laspirazione al godimento secondo la teoria del piacere a scaturire qualsiasi umana condotta, ma il piacere mai riesce a realizzarsi in assoluto, oscillando tra un continuo desiderio e laccettazione di un soddisfacimento perennemente illusorio. Il desiderio è sempre infinito: alluomo resta solo limmaginazione per «concepire le cose che non sono» e credere di porre fine alla sua sete di felicità.
Ladesione alla filosofia sensistica e laccostamento al meccanicismo materialistico illuminista indussero Leopardi a elaborare il concetto di pessimismo cosmico, la revisione, dovuta a un progresso conoscitivo, di quellatteggiamento agonistico verso il presente e il contemporaneo, avvertiti come nemici e corruttori dellautenticità della natura, conosciuto invece come pessimismo storico. La natura non è più positività e bene, si trasforma in ostile e cieco vigore indirizzato alla umana specie; solo la consapevolezza della verità e dellendemica infelicità dellessere uomini riescono a svelare quanto effimere e vane siano le illusioni.
«Idilli, esprimenti, situazioni, affezioni, avventure storiche del mio animo», Leopardi definisce in questo modo la nuova ricerca poetica sottesa agli Idilli, di cui Linfinito è uno degli esiti più elevati.
Lungo larco di quindici versi, lunità dellendecasillabo è interrotta da ripetuti enjambements, parole concettualmente univoche che alla fine di un verso e allinizio del successivo ampliano il significato di un periodo annullando la pausa dettata dal ritmo. Lelaborato tessuto metrico ordito dal Poeta racconta lavvento dellio nel mondo emozionale dellinfinito, rapportato a una fisicità tangibile lermo colle della natìa Recanati e ad un'acuta analisi di spazio e tempo «interminati spazi di là da quella, e sovrumani silenzi». La conoscenza dellinfinito si sovrappone allesercizio poetico, ponendosi, ineguagliabile piacere del fantasticare, oltre qualsiasi possibilità percettiva. La natura è il limite esterno, aggirato dalla forza cognitiva del Poeta capace di trasportarlo dove regnano gli incommensurabili spazi e le eterne profondità; la mente è ora aliena dalla umana concezione, affonda nelle immensità travolta dal fluire del tempo, percorsa dalle sonorità della natura «e come il vento odo stormir tra queste piante» , e poi minacciata dagli assoluti silenzi «e sovrumani silenzi, e profondissima quiete io nel pensier mi fingo, ove per poco il cor non si spaura». Il pensiero conquista lineffabile, penetra nelluniversalità del creato, culminando in unascesi prima fisica e poi intellettuale, per solcare un sentiero da lei stessa ideato sullasse spazio-temporale. Oltrepassare la mera visione del circostante, dirigersi nel luogo governato dalla pura immaginazione è lesperienza suprema cui il genere umano e lo stesso Poeta aspirano accostandosi a quelluniverso dei sensi sconosciuto al creato. La vicenda interiore e i sussulti dellanima sono originati dalla natura, contemplata con la curiosità di chi si figura ciò che gli è occultato, trasportandosi in un orizzonte artificiale nel quale la mente del Poeta supera ogni proprietà percettiva per dare libero sfogo alla forza evocativa della sua immaginazione.
LInfinito è simultaneamente immensità dello spazio ed eternità del tempo, elementi conoscitivi e cognitivi del concetto d'ineffabile, una condizione indispensabile per ovviare alla presenza di barriere fisiche, il colle, la siepe, convertiti dalla cogitatio del Poeta in un incentivo ulteriore, che dai recessi della sua anima edifica un orizzonte illimitato e un soprannaturale silenzio in cui eterno, passato e presente si confondono, ponendolo in bilico tra la perdita di sé «Così tra questa immensità sannega il pensier mio» e il piacere che da essa deriva «E il naufragar mè dolce in questo mare».
Giacomo Leopardi, come sottolineava Italo Calvino nelle sue Lezioni americane, non può essere compreso solo in termini sensistici; egli indaga, partendo dalla razionalità matematica del concetto di spazio e tempo posta a confronto con lindefinito, una questione dominante nella storia della filosofia: il rapporto tra lidea dinfinito come spazio e tempo assoluti, e la nostra percezione pratica di tempo e spazio. È la dolcezza nei versi dellInfinito a sopprimere lo spavento di fronte a sensazioni sconosciute alla mente umana, la quale si ritrae, ma avverte simultaneamente un intenso e persistente senso di abbandono che conduce Giacomo a contatto con lignoto, straordinaria esperienza per il Poeta, salvo, dalla disperazione dellesistenza, unicamente attraverso la speranza e limmaginazione originate dai suoi stessi sensi.
«... quel sale che dalle tempie scende nel palato, sa di infanzie perdute, di adolescenze fatte di tedio e di amori inutili, e di vite poi vissute come venivano, cioé insensate, perchè ciò che si vive così come viene é sempre insensato se il senso non sai darglielo tu»
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Anonimo, Milano, 14/11/'04
..E il naufragar m'è dolce in questo mare...E' dolce naufragar tra i magici versi di Leopardi..ci si perde nell'infinito dei suoi versi..ci si annulla difronte all'immensità del suo io.Grazie a Leopardi ci si guarda dentro in profondità perdendoci nelle sue infinite parole.
Francine Sibille, Firenze, 27/10/'04
Lettura del mio primo brano in italiano. L'infinito dove l'anima raggiunge il cuore perso nell'immensità. E quello che ho risentito leggendo questo testo.
F. Antonelli, Varese, 23/10/'04
L'estrema poesia del Leopardi sorprende. Ottimo!
Anonimo, 31/05/'04
Io credo che l'infinito di giacomo leopardi induca un senso di libertà e tranquillità ,di pace.Con delle bellissime similitudini il poeta riesce ad esprimere la quiete che si ha immaginando l'infinito
Antonio Fiori, Sassari, 6/11/'03
Le capacità cognitive dell'introspezione sfidano il fortisimo desiderio di abbandono e di naufragio.
Annullarsi davanti all'infinità dell'universo, all'eternità dello spazio... superare ogni barrira,ostacolo,e viaggiare con la mente....rifugiarsi in luoghi reconditi del nostro io...
Simona Dei (s.dei@usl11.toscana.it), S.Gimignano (Si), 15/07/'03
Questa poesia mi ha colpito dalle elementari, affascinato alle medie, conquistato al classico. Ora fa parte di me, integrante, se la leggo risuona dentro come un organo, vibra e pulsa con i miei sensi e i miei vasi sanguigni. ogni tanto fa bene far tornare in superficie i sentimenti e le emozioni più intime e proprie. grazie