Maria Teresa Liuzzo,
Ma inquieta onda agita le vene
A.G.A.R., 2003
Poeti del Terzo Millennio, 46 pp.
Euro 15,00
Limitarsi alla ricerca del significato nei versi, nelle singole poesie o nellintera recente raccolta di Maria Teresa Liuzzo,
Ma inquieta onda agita le vene, sarebbe gravemente riduttivo rispetto agli esiti eccellenti che rilucono.
«Il vero significato sta nellimpatto totale, anziché in questo o quel lemma
», rispondeva Peter Russell (1) a chi gli domandava che cosa significasse la propria poesia. Tale risposta sembra attagliarsi anche al lavoro della poetessa calabrese, per le originali espressioni del sentire, del pensare, trasfuse nellincanto dellimmagine, della visione:
Lager in Palestina,
Croci spinate e corone
sulle piaghe aperte.
Anfora su galee inabissate
è la vita, nella sabbia sepolte,
presso la battigia
e sulla riva
madri e arcieri, tendono locchio
ai naufraghi.
Lapidano ladultera
caste coscienze, nella penombra.
Il fiele
spinge luomo al precipizio.
Strano aroma ha lerrore,
illusione di brividi mancati
Geroglifici e stelle: interpretiamo
luniverso e la storia, il senso
dellanima ignoriamo
Una tensione ludicamente demiurgica sembra aver aggregato sintagmi e versi con sicuro istinto poetico, attraverso l'impiego di materiali estratti dalla luminosa sorgente della fantasia, o dalloscura miniera dellinconscio.
«Dal buio della coscienza emergono i sogni, ritornano alla creta, sinnalzano iridati verso placente di stelle» recita lepigrafe allinizio della raccolta.
Immagini e visioni si scompongono e ricompongono nel verso, baluginando con il loro substrato di simboli, metafore e significati, sullesempio della migliore poesia francese della seconda metà dellOttocento (2). E intensità e originalità sono qualità evidenti in questopera, levigata e resa essenziale nella forma con intuibile, spietato lavoro di sottrazione.
Qui non compaiono le espressioni forti di un io dolente, presenti nella raccolta precedente, Autopsia dimmagine. Appare, ora, una sostanza poetica duttile, polisensa, sfaccettata anche nelle sensazioni che suscita, depurata da concrezioni di senso esplicito.
Sintuisce assai forte nellautrice, e nella sua poesia, la consapevolezza che «linterpretazione di una metafora, poiché questa è di profondità diffusa e illimitata, non finisce mai, non può finire mai» (Tudor Vianu) (3); che solo la metafora, in ultima analisi, può dare sembianza allindicibile, assumersene il compito, lasciando intravedere, strato dopo strato, lessenza delle cose. Talvolta in un lampo, quanto basta per lazzardo di una lenta, razionale spiegazione.
Sul piano tematico, non vi è un comune denominatore che leghi i singoli componimenti, connotando la raccolta. Affiorano però motivi ricorrenti: il male, lerrore, il peccato come destino inesorabile, causa e conseguenza di un ordine infranto, di un paradiso perduto.
Sinabissano isole
nel delirio della terra:
ago siamo e filo dellintelletto.
Fuoco di verità
su giorni senzanima,
ove lombra/trafuga e cela
linfe di terra.
La rosa
mostra squame di serpente
in trasparenza di veli
indifferente
al fango che la scuoia.
Scende la pioggia
a consolare il giglio,
nellEden tradito,
e già si vede
il tempio profanato
e le spine
sulla fronte del Cristo.
Il fiele
spinge luomo al precipizio.
Strano aroma ha lerrore,
illusione di brividi mancati
E con atteggiamento paziente, di umile e attento ascolto, il lettore può apprezzare fino in fondo questa raccolta. Come davanti a unampia distesa marina, cogliendone i barbagli della superficie, i colori variegati del fondale, loscurità inquietante degli abissi. Riflettendo, o divagando cullati dalla musica dei versi, che danzano, o si rifrangono, in noi.
(1) Rivista «Le Muse», febbraio 2003 (pag. 21).
(2) Patrizia Valduga, traduttrice di Il cimitero marino, di Paul Valery (Oscar Mondadori, 2000), cita, nelle note al testo, Ignacio Matte Bianco, uno dei massimi teorici della psicanalisi: «
nell'attività psichica umana, la ragione, il pensiero, il conscio sono il componente più artificiale, a massima unità di senso; il sogno, l'emozione, l'inconscio il componente più naturale, a massima pluralità di senso
».
(3) Lorenzo Renzi, Come leggere la poesia (Il Mulino Universale Paperbacks, 1991). Note al capitolo VIII (pag. 162).
Milano, 24 giugno 2003
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