L'ISOLA DI ARTURO, IL «REALISMO MAGICO» DI ELSA MORANTE

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L'isola di Arturo (1957)



Elsa Morante, L'isola di Arturo
Einaudi, Torino, 1995
pp. 398, Euro 8,26

ieci anni dopo Menzogna e sortilegio, nel 1957, in epoca di neorealismo trionfante, rinasce ne L'Isola di Arturo il «realismo magico», rivelatore e illusorio, di Elsa Morante. L'eccentrica e ambigua scrittura della Morante, aderendo, seppure non meccanicamente, alla letteratura neorealistica del dopoguerra, racconta cose reali, non fiabe. L'isola di Procida, il mare, le case, le botteghe del porto, la «Casa dei guaglioni», il penitenziario e tutti i personaggi di questo romanzo sono pertanto oggettivamente e minuziosamente descritti e rappresentati. Ma tutto al tempo stesso sfuma nella favola e nell'allegoria: tutto è poeticamente trasfigurato.

La nostalgica e ironica fantasia di Arturo, la voce narrante in cui la Morante si identifica, non «saprà mai concepire» la ristrettezza della morte; quindi lascia che, a «confronto di questa infima misura», diventino «signorie sconfinate non dico l'esistenza di un misero prigioniero dentro una cella, ma perfino quella di un riccio attaccato allo scoglio, perfino quella di una tignola!». E così, al ritmo di una musica sinfonica, trasformando l'umile, storica e quotidiana realtà nel mondo atemporale e magico del mito, Arturo, il fanciullo-eroe dal nome di stella, rievoca la propria infanzia e la propria adolescenza.

In modo del tutto singolare rispetto alla letteratura memorialistica della prima metà del Novecento, la mitica iniziazione di Arturo alla vita non viene tanto raccontata, quanto piuttosto, con precisione spassionata, indagata e illustrata, al fine di esemplificare le tappe fondamentali di quel difficile percorso che conduce dalla «malefica e meravigliosa» isola dell'infanzia alla coscienza di sé e al mistero della vita adulta.

er il ragazzo Arturo, la madre, mai conosciuta, è un ritratto su cartolina: «Figurina stinta, mediocre, e quasi larvale; ma adorazione fantastica di tutta la mia fanciullezza». Quando su quell’isola di sabbia calda, di silenzi, di lunghe estati arriva Nunziata, la giovanissima moglie del padre, Arturo è turbato e la sente estranea e nemica: madre-matrigna che tiene il fuoco acceso d’inverno e ti fa trovare sempre un pasto caldo sulla tavola; giovane donna primitiva e sottomessa che re Artù prima respinge e poi, passo dopo passo, avvicina, fino a travolgerla con un bacio. «Mi pareva che non si potesse mai conoscere la vera felicità dei baci, se erano mancati i primi, i più graziosi, celesti: della madre. E allora, per trovare un poco di consolazione e di riposo, mi fingevo nella mente la scena di una madre che baciava un figlio con affetto quasi divino. E quel figlio ero io». Dov’è finita la «virilità guagliona» del giovane Arturo? Si è perduta in un bacio appassionato e fatale su labbra belle dal «sapore freddo, marzolino»? Nunziatella regina delle donne, sogno d’amore corporale e spirituale, madre e amante: per cui vivere e cantare con tutta la voce che si ha in petto. Madre-amante, poi, da abbandonare, come ogni madre e come un’amante, insieme all’isola della giovinezza. (P.D.P.)
Tuttavia, l'arte menzognera del romanziere Elsa Morante quanto più manifesta e lascia trasparire, tanto più vanifica e nasconde nel potere suggestivo delle immagini e dei simboli. Così, per il fanciullo-eroe Arturo-Boote, diventare adulto equivale ad abbandonare Procida: la solare felice isola dell'infanzia, l'isola delle certezze assolute, lo spazio chiuso e senza tempo, su cui vaga «sospesa nell'aria» l'arcana divinità della madre perduta.

E lo svelamento della realtà e della vita ha fatalmente inizio con l'arrivo a Procida della giovanissima sposa del padre, Nunziatina, figura di madre-amante-bambina, definita dalla critica «una delle immagini più vive e sorprendenti del nostro romanzo contemporaneo».

Varcate, infine, tutte le frontiere, oltrepassate le Colonne d'Ercole, dissolte tutte le certezze, Arturo Gerace lascia il mondo del mito ed entra nel mondo della storia con l'acquisita consapevolezza che «Quella, che tu credevi un piccolo punto della terra, fu tutto».

Facendo sentire «i sospiri infantili eternamente, come quelli dell'universo», tutto il romanzo è scritto conoscendo e, al tempo stesso, ignorando questa medesima certezza: «fuori del limbo non v'è eliso». (D.M.)

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E., Caserta, 12/11/'04

È proprio così..il libro è tutto un sogno...sembrerà assurdo che un libro con pochi personaggi possa essere delizioso..ma stuzzica la fantasia... Vorrei una terra così.. purtroppo ischia non è più così ahimè!!.. Il finale è un pò così...perché?? Elsa Rispondimi!!

Margherita, 13/10/'04

Leggere questo libro è stato davvero come farmi un lungo "trip" mentale nell'isola di Procida...un vero e proprio luogo di sogno fatto di colori, profumi e magie. Sarà perché il rapporto di Arturo con il padre è simile a quello che ho io con il mio, sarà che amo la Morante già da quando ho letto la "Storia"...sia quello che sia fatto sta che l'"Isola di Arturo" è un libro fantastico. Un consiglio...non leggetelo nell'ottica del "lo devo fare perché è un compito"...in questo caso vi sembrerà un libro pesantissimo. Ma se amate la lettura, beh...allora questo è un libro che vi consiglio di leggere!

Anna della Sabina, Sulmona (Aq), 7/10/'04

Come alcuni ragazzi ho letto L'isola di Arturo a scuola. devo dire che mi è piaciuto molto perché è come ripercorrere un pezzo dell'infanzia e vedere da un'altro punto di vista il periodo che è l'adolescenza.

Anonimo, 22/09/'04

L'isola di arturo l'ho letto 20 anni fa circa è un romanzo pesante che non ha suscitato in me ne una minima emozione non vi consiglio di leggerlo perché fa pena

Caterina Parisi, Reggio Calabria, 10/09/'04

Leggere e rileggere il romanzo della Morante è come rituffarsi nel passato ,in quel delizioso limbo tra l'infanzia e la giovinezza. Caterina Parisi RC

Susanna, Rieti, 25/08/'04

Salve a tutti, anche io come molti altri ragazzi sono una studentessa che ha letto questo libro per motivi scolastici. essendo spesso amante di ogni tipo di libro e aperta a nuove scoperte, ho cominciato a leggerlo molto incuriosita e senza nemmeno una vaga idea di quello che stavo leggendo. fortunatamente ho avuto tempo per leggerlo e rifletterci, in quanto era l'unico libro che dovevo leggere per l'estate (probabilmete se avessi dovuto leggerlo e farne la recensione in un mese di scuola non lo avrei sopportato molto). nn ho mai letto romanzi che riguardassero la crescita psicologica e fisica di una persona, questa è la prima voltache leggo un romanzo talemte introspettivo da sembrare che quasi non abbia un senso o una trama. infatti inizialmente anch'io la pensavo così: la prime pagine sono state pesanti, ma poi la storia ti coinvolge, ti attrae, ma non perché l'atmosfera sia magica o sublime (a mio parere) ma perché è il processo di crescita di un ragazzo assolutamente speciale, una storia davvero malinconica ma profonda. secondo me gli adolescenti e i ragazzi non dovrebbero essere costretti a leggerlo, o perlomeno non in un tempo limitato, ma consiglio a tutti di leggerlo, perché farlo di propria spontanea volontà permette di apprezzarlo di più. l'unica cosa che mi ha deluso, forse, è il finale, perché questo mi sembrava davvero senza senso. ma poi ho capito che il distacco, l'abbandono dell'isola e di Nunz comporta l'abbandono della fanciullezza e dell'adolescenza, così come l'ennesima partenza del padre permette ad Arturo di togliersi definitivamente ogni illusione sulla figura paterna. concludo dicendo che è ovvio che ognuno abbia un suo parere, ma che non per questo bisognerebbe deridere o disprezzare quello altrui. ognuno la pensa come vuole, legge quello che vuole e tanto di cappello, amici come prima. ciao!

Federico, Sommariva del Bosco (Cn), 20/08/'04

A dire la verità a me non piace leggere.. gli unici libri che riesco a leggere sono quelli dove l'autore scrive i fatti in maniera schietta, senza fare tanti giri di parole.. inoltre l'autore non si deve perdere in una descrizione banale, perché queste descrizioni fanno perdere il filo del discorso e così il lettore si "addormenta".. e quindi quel libro non lo legge più.. io sono di questo parere.. non so voi.. ps. comunque a chi piace leggere non ha sicuramente di questi problemi!!! ciao

Merry Kristel Bonifacio, Roma, 5/08/'04

A me il libro non è piaciuto per niente,l'ho trovato noioso e poco scorrevole,il linguaggio usato era troppo antico e spero di non dover mai più leggere un libro della Morante( questo sono stata obbligato a leggerlo come compito delle vacanze)

Roberta Mazza, Catanzaro, 28/07/'04

Esaltante,magico,divertente..L'isola di arturo ti incanta!non ho amato "la Storia",quindi ero piena di pregiudizi nei confronti della Morante,ma grazie al prof Bazzocchi di letteratura italiana ho scoperto un mondo veramente fantastico e veramente reale..chi non riesce a leggerlo e ad amarlo deve essere cresciuto un pò troppo!!

Caterina Parisi, Reggio Calabria, 25/07/'04

Nunziata è l'archetipo della grande madre: figura primordiale dell'inconscio umano, soprattutto maschile. La Morante ne coglie le contraddizioni nel personaggio di Arturo,ma è proprio questa la chiave del suo percorso di crescita in un uomo adulto. La perdita dell'eden,il ritorno del "piccolo principe" al proprio pianeta,insomma la fine della fanciullezza scandisce il ritmo di questo reale e immaginifico meraviglioso romanzo di iniziazione alla vita.

Letizia Molinari, Roma, 24/07/'04

Ho preparato la mia tesi di laurea su L'isola di Arturo! ma soprattutto ho visto e conosciuto posti e personaggi fantastici attraverso le parole di Arturo. bello!

Francesco, Reggio Calabria, 24/07/'04

...fuoi dal limbo non v'è eliso... è questa la tesi fondamentale del romanzo L'Isola Di Arturo; leggendolo interamente ho potuto assaporare il significato struggente di questa affermazione e ne sono rimasto profondamente affascinato...

Gretel Brinker, Rimini, 24/06/'04

Un libro stupendo con descrizioni azzeccate che, come l'uso della prima persona, hanno la capacità di farci sentire a nostro agio nell'isola di Procida. Un libro profondo sui tentativi di maturare e migliorare il proprio carattere e, soprattutto, sull'analisi di noi stessi, tanto comune all'età di Arturo.

Emanuela, Genova, 20/06/'04

Un libro bello, bello! Elsa Morante racconta la storia in modo fantastico, senza troppo protagonismo,anzi... lasciando parlare Arturo, il suo pensiero, la sua ossessione benevola per la figura del padre,la sua interpretazione dell'amore e del suo modo di vivere... strutturato dalle "Certezze Assolute" ...è... sottile, acume... BELLO!;-)

Cristina Braschi (cristinab@caltanet.it), 27/05/'04

Ho letto questo libro a 13 anni. Non dimenticherò mai le sere di quel giugno magico in cui mi sedevo ed entravo in Arturo e a sull'isola magica. E' il libro che ho consumato tanto l'ho letto, riletto, amato, portato da ogni parte andassi. E' stato per me la passione per la lettura, ma col tempo nessun romanzo, saggio, poesia mi ha dato le emozioni struggenti che quel testo mi donò in quel giugno di 16 anni fa.

Francesca (nips1973@hotmail.com), Pesaro, 10/05/'04

Libro che inizialmente pensavo fosse di una noia mortale..i primi capitoli non mi sono piaciuti poi tanto..troppe descrizioni, troppe volte si ripetevano gli stessi concetti...ma vi giuro che tutta la seconda parte mi ha coinvolto tanto da rimanere dispiaciuta chefosse finito..davvero bello, tanti temi interessanti..mi piacciono i libri non scontati..ambigui..non posso credere che non sia piaciuto..forse non è stato capito?..Chi non l'ha finito di leggere è ovvio che l'ha deinito noioso..la parte più interessante è la seconda!!

Silvy, Roma, 04/05/'04

Non capisco come si possa non apprezzare un libro del genere. E' un capolavoro, dove le descrizioni dei luoghi rispecchiano a fondo i sentimenti, le sensazioni di Arturo. chi di voi non ha mai voluto scappare dal proprio mondo perchè non si sentiva apprezzato o viveva in una realtà troppo diversa, troppo ostile da quella che voleva? superato il primo capitolo, vi accorgerete di non riuscire più a chiudere il libro, non perchè ci siano colpi di scena, ma perchè la scrittura della Morante vi prenderà incredibilmente.alla fine della storia vi troverete a dover chiudere il volume controvoglia...

Giuseppe Benvenuti, Roma, 21/04/'04

E' un libro sensa senzo, assolutamente privo di trama.una storia che non prende,forse andrà bene per persone adulte ma per i ragazzi non sarà qualcosa di interessante.

Francesca Melchiori (Francesca_melchiori@katamail.com), Trento, 12/04/'04

Purtroppo non posso dire che questo libro mi sia piaciuto un granche forse perchè come tanti altri sono stata obbligata a leggerlo dalla mia professoressa...in molti nella mia classe si sono lamentati di questo libro in effetti è forse un pò troppo descrittivo e monotono gli scenari e i personaggi sono sempre gli stessi. Le pagine sono molto pesanti e intense...forse se lo avessi letto per mia iniziativa mi sarebbe piaciuto di più!!! Sono arrivata anch'io alla fine del libro, ma solo perchè ero obbligata a leggerlo se non lo ero sicuramente non lo avrei letto tutto...non posso consigliare di leggere questo libro mi dispiace...

Luciano Mazziotta (m.mazziotta@tin.it), Palermo, 10/04/'04

Questo libro ha in se tutto il novecento: la figura contrastata del padre, il ragazzo disadattato, la donna(nunz.) di cui si sente l'inferiorità e quindi quasi l'autorità di poter manifestare il proprio possesso, ed in fine la figura di Silvestro: il balio, che esalta Arturo, esaltato solo alla fine dalla Morante, come rivoluzionario e teorico della rivoluzione di popolo.

Anonimo, Varese, 08/04/'04

E'un libro malinconico e triste che per gran parte non è una storia, ma una (fin troppo dettagliata) minuziosa descrizione di luoghi e paesaggi che il protagonista vede; questo può portare a perdere il filo del discorso perchè una cosa iniziata viene interrotta per un bel numero di pagine prima di concludersi. Il libro è scritto inoltre con un linguaggio a tratti aulico e intricato e quindi poco comporensibile a tratti dialettale e quindi si fa fatica a leggerlo.

Marty, Alessandria, 12/03/'04

Premesso che mi piacciono molto i libri riguardanti la crescita delle persone, trovo questo davvero un bel libro, una bellissimissima storia...Un romanzo a cui mi sono appassionata a poco a poco, dopo settimane che l'avevo letto,, Consiglio a tutti di leggerlo,, In particolare al mio amico pelandrone Dimitri!!!

Chiara, Udine, 26/02/'04

Complimenti per questa magnifica opera. molto avvincente e coinvolgente. un consiglio? leggetelo

Michele Li Calzi (michlica@tin.it), 01/02/2004

Credo che questo non sia un libro accademico,da essre studiato nella didattica scolastica,ma un romanzo da gustare in solitudine,perché la grandiosità di questo testo,sta proprio nel denunciare la solitudine dell'adolescenza,dove tutti si divertono a sentirti e nessuno ha la pazienza di ascoltarti.Una vera e propria opera d'arte


Sonia, Torino, 08/01/2004

Ho letto il libro più di quattro mesi fa e mi stupisce il fatto che le immagini di quegli scenari stupendi siano ancora scolpiti nella mia mente come se li avessi visti. Dentro quelle pagine ci sono sensazioni autentiche, come quella voglia di scappare, di dimenticare e lasciarsi un intero mondo alle spalle...e allo stesso tempo l'indispensabile necessità di avere sempre dei punti di riferimento a cui guardare e ai quali si é vincolati. Un bel libro.


Alessandra, 05/01/2004

Troppo descrittivo per il mio genere ma molto coinvolgente..penso che ognuno abbia voglia,in alcuni momenti di abbandonare tutto,e entrare in un mondo come quello dell'isola di Arturo, spensierato anche se difficile! vi consiglio di leggerlo,aiuta molto...


Anonimo, 05/01/2004

Essendomi trovata "costretta" dall'insegnante alla lettura di questo libro sono partita con un pregiudizio piuttosto invadente, negativo e distruttivo nei confronti della narrazione. Ho sempre amato leggere e quindi mi è risultato difficile non cedere alla vocina interna che mi faceva ammettere dopo un attento esame che questo libro è indubbiamente qualcosa di valido dal punto di vista della profondità psicologica che l'autrice (tra l'altro nuova per me) riesce a raggiungere;i temi sfiorati con delicatezza punzecchiando l'anima del lettore riescono a colpire e a rendere partecipi e comprensivi nei confronti del protagonista. L'altra faccia della medaglia che se analizziamo con oggettività é impossibile non cogliere é un linguaggio intricato e realisticamente poetico quindi per chi non è abituato ad un lessico un pò più impegnativo questo libro può risultare decisamente ostico, ma proseguendo nella lettura risulta decisamente secondario questo aspetto, si viene travolti dalle passioni del giovane protagonista.


Ste, Catanzaro, 14/12/03

Non ascoltate i cretini. È emozionate. sarà triste chiuderlo.


Chiara, Torre Annunziata (Na), 11/12/03

Sono una quattordicenne e anke a me come a molti altri ragazzi è stata imposta la lettura di questo libro...all'inizio anke io esclamavo ironicamente:"ke palle!non lo finirò mai!"poi ho iniziato a scoprire il vero fascino ke rakkiudeva,ad appassionarmi,a materializzare i personaggi.è' un libro malinconico,triste a tratti tragi-comico e io in contraddizione di molti ...devo fare una recensione e penso ke sarà molto profonda e lodevole per questo capolavoro!Elsa anke se sei fra le nuvole volevo farti i complimenti e ammonirti solo di una cosa...nelle note si parla ampiamente di te...e ke diamine!ti sei fatta proprio immortalare! ;


Guido, Genova, 04/12/03

Non mi é piaciuto molto fino alle ultime 100 pagine,perché non vi era una vera e propria storia di base,ma solo descrizioni,descrizioni e DESCRIZIONI!!!!All'ultimo invece mi ha appassionato e sono contento di averlo letto!Ps:sono un compagno di classe della NOEMI,quella del primo messaggio!!!!SALUTI A TUTTI!!!!

Chiara (chiarafratti@virgilio.it), 22/11/2003

Ciao a tutti.ho letto il romanzo più di un mese fa e tra due giorni avrò un compito in classe. .Speravo di trovare qualche considerazione utile! Comunque, a mio giudizio, il testo é sensazionale!

Noemi, 13/11/'03

Sono perfettamente daccordo con Simone Griffini,infatti anke io dopo poche pagine lette(essendo stata costretta dall'insignante)mi sono già stufata infatti neanche ci penso a leggerlo in quanto IMPOSSIBILE!!!

Renata Ranucci, Formia (Lt), 7/11/'03

E'un libro illegibile!!!Non si sopporta!Sono riuscita a leggere solo fino a pag.193 perché obbligata dall'insegnante!!E'possibile avere un riassunto da consegnare alla professoressa!?!?!

Rita Petracca, Avellino, 25/10/'03

E' un libro straordinariamente incantevole.Inizialmente sembra perdersi tra le angosciose descrizioni dell'isola ma poi lo scenario cambia e diviene teatro di emozioni fervide e palpitanti d'amore.STUPEFACENTE opera tale da far pervenire i miei più caldi complimenti all'autrice.

J. M., (Mi), 21/10/'03

Il romanzo "L'isola di Arturo" mi ha donato l'opportunità di attraversare paesaggi splendidi e vivere emozioni e stati d'animo forti, che mai avrei pensato un romanzo potesse suscitare in me. Dopo la lettura di questo capolavoro ho imparato ad apprezzare maggiormente la solitudine introspettiva e la natura.

Giulia Casole, Roma, 7/10/'03

Allora io non ho molto da dire su questo libro,innanzitutto sono venuta su questo sito proprio per trovare la recensione dell'opera in questione,perché la mia prof.ci ha concesso un mese di tempo per leggere l'isola di Arturo,ed io,come tanti miei compagni,non sono riuscita a terminar quel mattone interminabile,devo dire però che il libro non è brutto,ma il lettore si scoraggia nel vedere tutte quelle pagine,soprattutto se ha un limite di tempo,durante il quale deve finire di leggere 300 e passa pagine,beh,se volete farvi del male,e sottrarre tempo ai libri che davvero meritano,leggetelo,e pio,ognuno ha le sue opinioni!!!!!!!!!!!! ciao

Selina Simoni (selinasimoni@hotmail.com), Nizza (Francia), 19/09/'03

Che siano positivi o negativi, tutti i commenti che ho letto fino adesso su questo libro sono barbosi: perché un libro dovrebbero essere estremamente magnifigo e sublime o incredibilmente noioso? L'isola d'Arturo è un romanzo straziante: non per una scrittura particolare (le descrizioni di Procida, l'aspetto psicologico dei personaggi o i limiti tra realtà e fantasia... ad alcuni puo piacere, ad altri no) ma semplicemente per i limiti che ciascuno puo imporsi nell'identificarsi al protagonista. Elsa Morante ha il dono di giocare con l'individualità psicologica di noi lettori.Ad ognuno la possibilità di saperlo?!

Enr, 1/09/'03

L'aporia del cominciamento e una soffusa, seppur radiosa visione della vita, che poi scaturirà in un gioco psicologico dove l'autrice esprime tramite Arturo il doloroso e inconoscibile mistero della vita rende questo uno dei più avvincenti romanzi che la Morante(assieme alla Storia e Menz. e Sort.)abbia scritto con quel fervore da "primo libro", caratteristico di molti autori(cfr. Calvino).E' in questo che risiede la schiettezza Di E. Morante e il sereto del suo successo(nei miei confronti,naturalmente).

Mio (crazi77@libero.it), 22/08/'03

Ciao a tutti!!prima di scrivere questo commento sul libro in questione, ho voluto dare un'occhiata anche ai vostri...forse sarò io che non vi capisco, o voi che non capite me, ma molti dei vostri commenti sono totalmente infondati!come si può dare ad un libro, o meglio, un capolavoro del genere, l'aggettivo di monotono o insensato! a me, e non solo, sembra un libro ricco di sensazioni, di chiarimenti, molto utili!profondo, che ti entra nel cuore e ti fa rivivere le sensazioni di un povero ragazzo, rimasto, praticamente, orfano!!!!

Giovanni Ponti (gianniponti@hotmail.com), Modena, 21/08/'03

Straordinario per la sua intensità emotiva! L'ho letto a Procida ed anche questo mi ha permesso di apprezzare il realismo minuzioso ed affascinante delle descrizioni dei paesaggi ...così come dei pensieri e delle emozioni narrate! Arturo è il trionfo della forza d'animo e del coraggio di chi ha maturato ed è cresciuto nonostante un percorso "aspro"...o forse sopratutto grazie a quello!! In fondo, quell'isola-madre è un pò in ognuno di noi e non sempre riusciamo o vogliamo partire da essa anche se ci definiamo adulti!

Sergio, Benevento, 06/08/03

Mi trovo completamente in sintonia con Silvia (che forse è mia coetanea). L'ho letto parecchi anni orsono e mi ha affascinato. Lo consiglio a coloro che si avvicinano alla letteratura italiana e consiglio vivamente di leggere La Storia, un altro capolavoro. Rispondo a chi (anonimo) ha chiuso il libro dopo 30 pagine: "hai fatto bene, non è per te, dirotta sulle 100 pagine dell'Alchimista o di Baricco"

Anonimo, 06/08/03

Trovo il libro profondamente noioso ...forse perché mi hanno costretto a leggerlo .Non capisco come così tanti ragazzi lo trovino interessante,ma sono daccordo con il ragazzo francese.

Silvana Luongo (pi.perrotta@tiscalinet.it), Napoli, 30/07/'03

Così come mi era successo per "La storia", mi sono emozionata leggendo "l'Isola di Arturo";l'ho trovato di facile comprensione ed è entrato nella mia classifica personale dei libri più belli! E' stato importante leggerlo insieme a mio nipote Fabio:lui l'aveva come testo scolastico di narrativa al Liceo!Grazie, quindi, anche all'insegnante che,con coraggio,lo ha scelto. Un libro che andrebbe letto da tutti!

Peppe Grimaldi, Messina, 19/07/03

Prima di scrivere ho voluto leggere tutti i commenti già presenti. Ragazzi!!!... come fate a dire che questo capolavoro della letteratura italiana sia prolisso, tedioso e poco interessante?! Sicuramente non siete dei grandi lettori; vi consiglio di dedicarvi ancora un più alla lettura dei piccoli brividi e dei fumetti e prima di asserire tali giudizi immaturi siatene coscienti e soprattutto all'altezza! Grazie Elsa per averci regalato uno dei libri più belli e profondi della letteratura del nostro paese.

Laura (gigika@alfemminile.com), Roma, 3/07/03

Leggete questo libro! Non è vero che è noioso, né che è pesante, né che è difficile, e altre cose che ho letto nei commenti! E' un capolavoro, un classico della nostra letteratura, che tutti devono leggere! Grazie a Elsa Morante per averci regalato l'Isola di Arturo e La Storia, due assoluti capolavori!

Federico Marletta, Firenze, 26/05/03

Secondo me questo libro è scritto in maniera molto annoiante!!!le descrizioni dei paesaggi sono carini,ma è un po una palla.......non sono un gran lettore ma credo che un giudizio in più non faccia male..d altra parte attraverso le nostre critiche non potete che migliorare no..?

Anonimo, 22/05/03

Io ho letto solo un libro di Elsa Morante cioè L'isola di Arturo! secondo me ha un modo molto curioso ed anche interessante di esporre le persone e le cose forse si sofferma troppo ad evidenziare i lato esteriore di qualsiasi cosa!!!!a scordavo di dirvi che è molto ma molto ripetitiva, e a volte l'essere troppo ripetitiva porta la gente a stufarsi e di conseguenza li porta a non leggere più i suoi libri!!!!

Ilenia, 19/05/03

Per tutti quelli che hanno criticato Elsa Morante: la sua lettura non sarà semplicissima, ma è sicuramente una delle più grandi scrittrici italiane, forse la migliore in assoluto. Per cui se avete difficoltà a leggere, limitatevi a Topolino, è sicuramente di più facile e sicura comprensione. Grazie Elsa!

Angela (anna.balbi@tin.it), Velletri, 11/05/03

Elsa Morante ha scritto,secondo me,una delle opere più belle dal punto di vista psicologico di un ragazzino;è riuscita a farti entrare nella mente di arturo rendendoti partecipe dei suoi sogni,facendoti amare i suoi miti e facendoti immedesimare nei suoi dispiaceri, nella sua improvvisa crisi di gelosia per la ricerca di affetto che fin da piccolo lo ha visto completamente solo.

Chiara Valeri, Treviso, 07/05/03

...NON HO ANCORA COMINCIATO A LEGGERE IL LIBRO MA IL RIASSUNTO E I COMMENTI PRECEDENTI MI INVITANO A FARLO..SPERO MI PIACCIA...

Lettore, Imperia, 05/05/03

Secondo il mio modesto parere questo libro scritto dalla Morante non è nulla di speciale,anzi l' ho trovato assai noioso e in alcune parti ripetitivo,si doveva soffermare maggiormente su alcuni aspetti psicologici, soprattutto nella parte iniziale. Ammetto che le descrizioni sono molto graziose, ma queste non bastano per scrivere un libro appassionante.

Simone Griffini (antonio.griffini@tin.it), Peschiera B. (Mi), 04/05/03

Sono arrivato a pagina 30 e mi sono rotto le palle in un modo assurdo, un libro più noioso non si poteva fare

Francesca Romano (francy.roman@tiscali.it) , Aprilia (Rm), 14/04/03

Fino a meta' libro mi sono annoiata, troppi particolari e le pagine scorrevano lente... a un certo punto la storia e' pero' diventata interessantissima e ho letto l' altra meta' in poche ore! affronta tematiche importanti e attuali e nel complesso mi e' piaciuto,ma un buon libro deve saperti emozionare dalla prima all' ultima pagina.

Mirko Sarda (mirkosarda@tiscali.it), Catania, 23/03/03

Penso che questo libro che ho letto sia stato (fino ad ora il piu bello in assoluto)il modo di scrivere della Morante è fantastico.il personaggio che è il protagonista del romanzo e particolare. il suo carattere le sue certezze assolute sono strabilianti. Elsa Morante attraverso Arturo secondo me oltre a rappresentare il rapporto controverso del padre col figlio ha voluto riproporre il problema dei figli che spesso sono lasciati nell'indifferenza. FORSE C'Ë UN PO DI ARTURO DENTRO DI NOI.

Silvia, 25/02/03

Ho letto questo meraviglioso romanzo molti anni fa, da adolesente spensierata alla scoperta del mondo, ma conservo ancora vivissimo il ricordo ed il dolce sapore delle magiche sensazioni che provai allora immergendomi nelle sue pagine. Pochi libri hanno avuto questa forza

Margherita Pucello (crazymargy@hotmail.com), Roma, 01/01/03

Se devo essere sincera,questo romanzo non ha suscitato in me quella curiosità che disolito si prova quando si legge un romanzo;posso affermare che questo è stato scritto con molta cura e i peersonaggi del racconto sono stati sempre minuziosamente e dettagliatamente descritti e l'isola soprattutto. Credo che questo romanzo sia in un certo senso un modo per arrivare a far capire a noi lettori che non sempre la vita ci presenta situazioni benevole ma che molte volte ci mette davanti (come nel caso di arturo) a situazioni in cui non vi sono soluzioni o risposte e in cui l'unico tentativo per sfuggire a queste situazioni sia proprio la fuga, la disperata ricerca di un equilibrio stabile che fino a quel momento non si è riusciti a trovare.


Antonio Idone (domenico.idone@inwind.it), Reggio C., 09/12/02

Il libro della Morante , ha mio avviso è stupendamente bello .Il contenuo di cui parla il romanzo m 'ha colpito per la sua spontanietà. Per la sua bellezza ho passato molte ore al giorno ; Una volta ne lessi 122 . Infine volevo concludere dicendo che questo libro è molto importante per la crescita di un ragazzo adolesciente

Anonimo, Parigi (Francia), 05/12/2002

Aprés la lecture de ce livre il y a de quoi étre dègoutè par la lecture, il est impossible d'avoir une vie comme le personnage de cette oeuvre: c'est impensable et ridicule. J'en dèconseille totalement la lecture.

Claudia Rota

Per rispondere a coloro che ritengono noiosa quest'opera volevo sottolineare che al di là del suo indiscutibile talento narrativo, fatto di introspezioni emotive, di ambientazioni e di una evanescente se pur magica atemporalità,il grande talento di Elsa Morante sta proprio nell'aver narrato una storia dotata di una profonda chiave di lettura, racchiusa e protetta da immagini e descrizioni che per un lettore poco attento e superficiale possono apparire fuorvianti e prolisse ma che in realtà costituiscono una barriera di difesa necessaria. Infatti l'autrice si é permessa,con grande astuzia,di creare questo espediente per poter riservare il suo capolavoro ad un animo davvero in grado di cogliere la sua poetica emotiva

Valentino Rossetti, (valecamy@libero.it), Pordenone 19.10.2002

È un libro favoloso. mi ha incantato e ho passato piu' di 3 ore al giorno per leggero e continuare. Alla fine ho letto 124 pagine in un giorno per quanto bello fosse l'ultima parte, da quando arturo litiga con la matrigna fingendo di stare male, fino alla sua partenza. ho letto le prime 400 pagine e piu' di un libro stupendo.

Corrado Monteneri (corradomonteneri@tiscali.it) Vittoria, Ragusa, 09.10.2002

Arturo è uno dei miei personaggi preferiti; il libro nel quale viene trattato lo trovo troppo al di là della realtà e questo, secondo me, rovina l'effetto di una storia vero o vero-simile. Da buon critico che sono, mi tocca sottolineare e rendere visibili i difetti della Morante... troppo descrittiva, troppo lunga e soffermatrice nelle cose e persone, ma coinvolgente dal punto di vista emotivo. I suoi libri non sono altro quello che lei voleva essere, quello che è, quello che vorrebbe diventare.

Luca Parravano (lafcadio@inwind.it), Roma, 14/08/02

Ho scoperto questo scritto della Morante dopo una mia vacanza ad Ischia. Trovo che sia spettacolare il modo con cui l'autrice descriva l'immaginifico mondo di Arturo, sempre in bilico tra greve realtà ed immaginazione, generata essa dalla solitudine del protagonista. Arturo è quel fanciullo illuso che è dentro ognuno di noi e che crescerà, scoprendo la dura realità dell'esistenza, solo dopo aver abbandonato Procida, simbolo dell'isolamento in cui ogni immaginazione di fanciullo vive. Una metafora messa a fuoco grandiosamente dalla Morante mediante una magica prosa, sospesa tra sogno e realtà. Grazie Elsa...


Francesca Giannini, (gianninifrancesca@katamail.com), Roma, 28.05.2002

E' senz'altro uno dei miei libri preferiti. Stupendo, eccezionale. Forse troppo sconvolgente dal punto di vista emotivo per una come me che piange anche per i cartoni animati. Il finale mi ha fatto veramente male e in effetti le ultime pagine sono ancora umide.

Rossella Sanarica (cobrarosso@jumpy.it), Lecce, 22.03.2002

La profondità di questo libro mi ha incantata e rinchiusa in una dimensione interiore difficile da cogliere. La particolarità del romanzo sta nella sua conclusione, troppo triste e pessimista per i nostri "canoni di lettura". Il vortice di sentimenti che vive il protagonista permette di immedesimarsi non solo in esso, ma anche negli altri personaggi portanti. Definirei questo libro come un puzzle: l'isola è la cornice; gli affetti, le passioni, gli sconvolgimenti interiori sono i tasselli. Lo stimolo alla lettura è dato dalla continua rottura dell'equilibrio.

Chiara D'Alessandro (ri_dale@virgilio.it), Lanciano, Chieti, 18.03.2002

Forse l'isola è la nostra mente?

Matteo Pompermaier (net06617@cr-surfing.net), Trento, 14.03.2002

L'interpretazione mi è molto piaciuta, però ho avuto delle difficoltà nella comprensione comlessiva.

Roberta Rossi (roby@tin.it), Roma, 4.03.2002

Io sinceramente ancora devo cominciare a leggere questo libro, ma me lo sono fatto prestare da una mia amica ed ho lettto le prime tre pagine... già mi ero annoiata, se il libro non mi colpisce subito io lo accantono... Non mi piace come scrive Elsa Morante.

Gennaio Mestesso (www.gennus@tiscalinet.it), 3.1.2002

Secondo il mio modesto punto di vista il libro si è presentato brutto e annoiante. Ritengo che la scrittrice abbia sì avuto classe nel narrare la situazione sociale, gli ambienti della narrazione e abbia descritto e caratterizzato ottimamenti i sui personaggi, soprattutto sotto il profilo psicologico, ma ritengo che questo libro sia fondamentalmente "brutto" in quanto non ha una storia portante avvincente ma tutto si svolge attorno ad un annoiante gioco psicologico amore-odio che (cosa che mi ha spinto a disprezzare il libro) non si risolve lasciando che il lettore tragga le sue conclusione. Ritengo che il problema della storia sia il fatto che essa non è totalmente rivelata e lascia sempre il lettore nel dubbio e nella riflessione. Ciò per molti segna la differenza tra un "libro" e un "capolavoro" ma per un lettore curioso come me è soltanto un fastidioso silenzio. -Commento di uno studente pigro che ha letto svogliatamente un libro molto profondo-

Giorgio Cozzolino (kazzimma@katamail.com) Portici, Napoli, 28.11.2001

In Arturo sono riuscito a vedere cio che è il mio spirito libero perchè Arturo non aveva canoni da imparare, ma faceva ciò che gli piaceva fare. Le sue "Certezze assolute"... quanti di noi le hanno in testa e non le hanno mai cacciate fuori?

Sara Daini (sallicea21@inwind.it), 27.09.2001

Vorrei essere come Arturo, sapendo cosa sia l'amarezza della solitudine ma avere in me una forza straordinaria sempre più salda a causa del mare...Non vorrei fuggire dalla mia isola, ma vorrei che in questa non vi fossero mai i pregiudizi che Arturo non avrebbe dovuto temere mai.

Veruska Massarenti (veruska75@libero.it), 12.08.2001

Trovo questo libro il più bello della Morante ed uno dei miei preferiti in assoluto. La descrizione dell'isola è meravigliosa,così come è intensa tutta la prosa del narratore arturo-elsa, dall'infanzia solitaria ma incantata ai dolori dell'avvicinarsi della maturità e della perdita delle sue certezze.....

Riccardo Campopiano (campus@tin.it) Livorno, 09.04.2001

Troppe descrizione molto monotono




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