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La Locandiera di Carlo Goldoni, efficiente donna daffari, è uno dei primi veri ritratti di donna «moderna» che il teatro ci ha offerto |
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La locandiera |
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Daltra parte, la storia di una donna che rifiuta Conti, Marchesi e Cavalieri, per impalmare Fabrizio, umile borghese quanto lei, al fine neanche troppo dissimulato di governare meglio la locanda, non può che essere una tipica allusione alla novità dei rapporti tra borghesia e nobiltà, in quel particolare momento storico (v. L. Lunari). Quanto al «realismo» a cui allude Petronio e di cui la critica ha lungamente discusso, significativa e dissonante è invece la posizione di S. DAmico, che descrive le ambientazioni e le atmosfere goldoniane, senza eccezioni, come: «Un mondo tutto leggiadramente spostato di tono; in uno stile che ha del bizzarro e, a momenti, del magico». Probabilmente, entrambe le posizioni possono coesistere, trovandosi, lopera di Goldoni, in un periodo di transizione storica e letteraria: in quella «terra di nessuno» in cui Scaparro, proprio nella sua Locandiera portata in scena nel 2000, pone il secolo diciottesimo. Goldoni , in realtà, aderisce completamente al costume del proprio tempo, eppure, è tra i pochi che sanno renderlo sensibile ad ogni istanza innovativa. Per ciò che riguarda lo stile, importantissima è la partizione che Momigliano fa dellopera di Goldoni tra «commedie di carattere» e «commedie dambiente», sottolineando in seguito che: «La Locandiera e i Rusteghi si reggono invece, dal principio alla fine: e sono, in misura diversa, insieme commedie di carattere e dambiente. La locandiera è una delle commedie più armoniche del Goldoni, mirabile per la rispondenza fra lambiente e lazione, fra questi e i personaggi». Certo i personaggi di Goldoni non hanno luniversalità degli archetipi tracciati da Molière, né il pathos dei protagonisti di Shakespeare o di Ibsen , ma la nozione del «tipico», come sostiene Lunari, può in certi tratti emblematici, sostanziarsi anche in loro. Riferendosi poi a La locandiera, Lunari sottolinea: «Di avere scritto un capolavoro non mostra dessersi accorto, o comunque non ne mena vanto; la sola cosa di cui si gloria è lessere riuscito a condurre il Cavaliere di Ripafratta ad innamorarsi di Mirandolina nello spazio di due atti e di ventiquattro ore, senza tradire la credibilità psicologica del personaggio e la scorrevole naturalezza degli eventi». Altro aspetto su cui i critici soprattutto nellottocento e agli inizi del novecento hanno molto discusso, è la cosiddetta «moralità» di cui Goldoni avrebbe rivestito la sua locandiera: «Fra tutte le commedie da me sinora composte, starei per dire questa la più morale, la più utile, la più istruttiva. [ ] venutomi in mente, che sogliono coteste lusinghiere donne, quando vedono ne loro lacci gli amanti, aspramente trattarli, ho voluto dar un esempio di questa barbara crudeltà .» C. Goldoni, Lautore a chi legge. In realtà Goldoni sembra, con questa stessa osservazione, strizzare locchio al suo pubblico, dichiarandosi in seguito, egli stesso rassegnata vittima di quel tipo di donna che tanto vitupera. Limmagine di Mirandolina che la commedia ci rimanda, non è certo quella di una donna crudele o subdola, anzi, è implicito nellesprimersi della protagonista, unadesione dellautore allintelligenza, al buon senso e al fascino che la caratterizzano: «Amabile ironia è quella di Goldoni, non satira [...] Nelle sue avvertenze su La locandiera ha la faccia fresca di asserire che ha scritto la commedia per rendere odioso il carattere di certe incantatrici Sirene: giudichi il pubblico .se Mirandolina sia proprio un personaggio odioso» S. DAmico. Mirandolina, in realtà è unottima locandiera, tesa soprattutto a far funzionare alla perfezione il suo albergo, e con grande senso pratico, mescolato al sapiente uso dellingegno più che delle armi di seduzione finisce per chiedere a Fabrizio, onesto innamorato senza illusioni, di sposarla, facendosi beffe di tutti gli altri spasimanti. Sono gli altri personaggi invece, a risultare irritanti e condannabili: il Conte parvenu e spendaccione; il Marchese spocchioso visionario duna antica ricchezza e duna presente, inutile nobiltà e il Cavaliere misogino, sprezzante, ma più di ogni altro raggirabile e ingenuo. E Mirandolina, su tutti, tesse la sua tela di donna esperta e pratica, che non si fa incantare da nulla, che intuisce ogni menzogna (è lunica a riconoscere il gioco delle due attrici sedicenti dame) e che, per suo unico piacere si diverte a conquistare il cuore di uomini presuntuosi, che poi inevitabilmente rifiuterà. «Quanti arrivano a questa locanda, tutti di me sinnamorano, tutti mi fanno i cascamorti; e tanti e tanti mi esibiscono di sposarmi a dirittura. E questo signor cavaliere, rustico come un orso, mi tratta si bruscamente? Questi è il primo forestiere capitato alla mia locanda, il quale non abbia avuto il piacere di trattare con me. Non dico che tutti in un salto sabbiano a innamorare: ma disprezzarmi così? È una cosa che mi muove la bile terribilmente .Con questi appunto mi ci metto di picca. Quei che mi corrono dietro, presto presto mi annoiano. La nobiltà non fa per me. La ricchezza la stimo e non la stimo. Tutto il mio piacere consiste nel vedermi servita, vagheggiata, adorata .a maritarmi non ci penso nemmeno; non ho bisogno di nessuno; vivo onestamente e godo della mia libertà. Tratto con tutti, ma non minnamoro mai di nessuno. Voglio burlarmi di tante caricature di amanti spasimanti; e voglio usar tutta larte per vincere, abbattere e conquassare quei cuori barbari e duri che son nemici di noi, che siamo la miglior cosa che abbia prodotto al mondo la bella madre natura.» Limmagine che Mirandolina mostra di sé, ammiccando con il pubblico e con la «storia», zittisce ogni commento critico sul suo personaggio: la locandiera, più che onesta o crudele, più che infida o virtuosa, è unefficiente donna daffari, che pone la locanda al centro della sua vita e che al suo buon andamento, subordinerà sempre e oltre qualsiasi apparenza, ogni motteggio ed ogni lusinga. In questo forse, è riconoscibile uno dei primi veri ritratti di donna «moderna» che il teatro ci ha offerto. BIBLIOGRAFIA Carlo Goldoni Memorie-Torino 1967 A cura della Redazione Virtuale de «La Libreria di Dora» 30 aprile 2001 |
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I commenti dei lettori
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