RINASCIMENTO PRIVATO, ROMANZO STORICO DI MARIA BELLONCI DEDICATO A ISABELLA D'ESTE

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Lucrezia Borgia


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Maria Bellonci, Lucrezia Borgia
Mondadori, 1998
Oscar scrittori del Novecento
pp. 624, Euro 8,40

«A vent’anni non aveva più modo di illudersi né di avere confidenza nemmeno con se stessa….»

intento della Bellonci, nell’affrontare l’enorme sforzo storico-letterario che nel 1939 la porterà a concludere la biografia di Lucrezia Borgia, non è quello della riabilitazione di un personaggio carico di connotazioni luciferine, bensì quello di rendere giustizia alla Storia, oltre che alla dignità di una donna condannata al peso insopportabile di appartenere a una famiglia controversa.

L’iconografia dei Borgia – originari di Jàtiva, presso Valencia, cittadina abitata da una popolazione di sangue misto, spagnolo e arabo – è infatti talmente e unanimemente carica di ogni genere d’infamia da non consentire a nessuno dei suoi appartenenti di poter sperare, per le proprie vicende umane, se non nell’assoluzione, quantomeno nel beneficio del dubbio.

Nella ricostituzione di una figura storica, quindi, e nel rifiuto di un’immagine ufficiale e superficiale insieme, la Bellonci mostra tutto il suo scetticismo verso l’ovvietà di certi sillogismi tramandatisi per vie talvolta oscure: Lucrezia figlia di Alessandro, sorella di Cesare e perciò vittima delle stesse passioni e protagonista delle stesse crudeltà e violenze.

L’opera è però al tempo stesso anche biografia dei sentimenti e di ciò che dietro le apparenze e le realtà storiche si nasconde: umori, angosce, umane debolezze ed eroiche virtù; di ciò che forse è stato, o che avrebbe potuto essere, senza mai discostarsi, dai documenti ufficiali, dalle testimonianze e dagli atti d’archivio. L’autrice infatti, spesso si rifà alle cronache del Bucardo, che tra gli altri documenti predilige come particolarmente attendibili, in quanto sobrie, distaccate e minuziose, oltre che sovrapponibili alle lettere dei contemporanei.

Lucrezia , figlia di Vannozza Cattanei – la cortigiana che restò al fianco di Alessandro VI per 15 anni, devota come una moglie morganatica e madre di quattro dei suoi figli – e di Rodrigo Borgia (divenuto Papa appunto con il nome di Alessandro VI), spesso dovette recitare una parte che non amava, ma molte altre volte mostrò, soprattutto nelle vesti di duchessa di Ferrara, di possedere una volitività ed un’audacia non comuni per una donna del suo tempo.

Fu sposa tre volte: ma soltanto con l’ultimo marito, il rozzo eppure affascinante Alfonso d’Este, ebbe una vita di moglie appagata, di sovrana colta e intelligente, di donna ormai adulta e responsabile.

Sposò il primo marito, Giovanni Sforza, ancora tredicenne ma già bellissima nell’aspetto e decisa a far conoscere a tutto il mondo la sua nascita privilegiata (solo lo splendido abito di nozze costò 15.000 ducati); in seguito il matrimonio, con il pretesto mai chiarito della mancata consumazione, fu sciolto e Lucrezia andò sposa ad Alfonso di Bisceglie, di cui era profondamente innamorata ma che fu trucidato per ordine del fratello, Cesare Borgia, il quale aveva già tramato, pur senza successo, l’omicidio di Giovanni Sforza. E, proprio mentre i suoi due mariti dimostrano più volte con una fuga tutta la propria fragilità, Lucrezia accetta con dignità e coraggio le prime responsabilità politiche (diverrà amatissima e prudente governatrice di Spoleto); eppure, dopo il divorzio da Giovanni, trova conforto in Convento. Era stata educata, infatti, dalle monache, e il suo cristianesimo, autentico e radicato, riaffiora spesso durante il corso dell’intera vita a guidare le sue azioni.

E’ certo innegabile che sulla sua figura pesino accuse infamanti, come quella d’incestuosità col padre e col fratello; oppure come quella, forse più imprecisa, di aver partecipato alle trame sanguinose di cui fu protagonista la sua famiglia; ma è anche certo che, nonostante l’accanimento con cui si è scritto, delle sue vere o presunte turpitudini poco si è potuto realmente provare.

A ben vedere, la vita di Lucrezia, sembra nettamente divisa in due parti – prima e dopo il formidabile ascendente esercitato dal Papa e da Cesare Borgia – pressoché equivalenti in durata e intensità, eppure diversissime l’una dall’altra: la prima soggiogata dalle ombre e dagli umori borgiani, in cui il bollente sangue famigliare pare assumere il sopravvento; la seconda (quella degli anni di Ferrara), autonoma e responsabile, tutta votata al bene della sua nuova famiglia e dello stato Estense. In quest’ultima parte della sua esistenza, Lucrezia sa comportarsi con coraggio anche nei rovesci della sorte, e non dimentica mai la vocazione di protettrice delle arti e della cultura, per mezzo delle quali arricchirà la sua corte e verrà ricordata con rispetto.

Donna contraddittoria quindi, come la sua stessa epoca, nella quale la religione non è più celebrata nell’intimo ma ostentata, e la cultura rinascimentale raffinata e preziosa, pare immergersi in un lago sanguigno di violenza talvolta nascosta, talvolta sprezzantemente vantata.

«Solo in tempi più tardi, dal disordine della sua anima che sta tra la religione e la sensualità, fra la volontà di una vita disciplinata e l’ardente anarchia dei desideri, saprà levarsi a intraprendere contro il padre, contro il fratello …..quelle sue ribellioni che la condurranno, sola tra i Borgia, a salvarsi».

L’opera della Bellonci, a prima vista stretta tra le esigenze del rigore storico e quelle della fascinazione narrativa, in realtà si libera da ogni schema e assume una caratterizzazione originale di grandissimo respiro. Nemmeno per un attimo tradisce il gusto per un linguaggio rigoroso ma anche ricercato e poetico, per la descrizione puntigliosa e sottile, per il frammischiare date, nomi, guerre e intrighi a dense partiture di caratteri e di sentimenti.

Il descrivere è pittorico, la dimensione quella dell’affresco: ove i personaggi e i panorami e le azioni si possono osservare, numerose e corali, in un divenire complesso e arioso.

Nemmeno per un momento l’eleganza dello stile è dimenticata: le immagini dei luoghi sono complesse e curate in ogni dettaglio; le descrizioni particolareggiatissime degli ornamenti e delle suppellettili appaiono come veri “bassorilievi letterari”, a completamento e non a contorno delle vicende storiche e personali cui si associano. Segni, quindi: veri e propri riferimenti irrinunciabili per la comprensione del “tutto” in cui sono inseriti, e per la forza aggregatrice che esercitano sui protagonisti.

E su tutto sembra infine aleggiare una sottile malinconia, rimembranza forse di un passato non vissuto, ma vagheggiato e rincorso attraverso gli infiniti e insondabili percorsi della memoria.

Non mi negar signora
Di porgermi la man;
ch’io vo da te lontan,
non mi negar signora.

(S.Aquilano a Lucrezia)

A cura della Redazione Virtuale

Milano, 22 settembre 2002
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Gabriele Macorini (GVCatullo@hotmail.com), Milano, 24/08/'03

Molte volte ho pensato agli storici dell'antichità e anche quelli più recenti (come Machiavelli), i quali hanno desiderio (molti di loro, non tutti) di scrivere opere di letteratura che non siano soltanto di storia... credevo che negli ultimi due secoli questo non avvenisse più, ma mi sono sbagliato dopo aver letto sia la biografia della regina Vittoria (il mio personaggio storico preferito!!! :-) di Lytton Strachey che, più recentemente, questo splendido capolavoro biografico, nel quale l'autrice ha saputo conciliare la letteratura con una narrazione storica e biografica oggettiva... sicuramente leggerò anche la biografia su Isabella d'Este, dato che anch'essa è una donna che mi attira molto!!! Lo consiglio a tutti quelli che amano il periodo più ricco e significativo della storia italiana, ossia il Rinascimento.

ALESSIO ROGANO (ciceronecesare@libero.it), Savona, 07/06/03

E' UN LIBRO INTERESSANTISSIMO. A VOLTE DICO CHE LA GENTE NON SIA CAPACE DI AMMIRARE I ROMANZI DI STORIA. LUCREZIA E' DIVENTATA PER ME UN'EROINA, DONNA CAPACE DI FARSI AMARE E DI ABBAGLIARE GLI UOMINI CON LA SUA BELLEZZA. L'UNICO PERSONAGGIO ANTIPATICO E' L'INTRIGANTE ISABELLA D'ESTE:HA FATTO BENE IL MARITO A TRADIRLA CON IL CUORE CON LA COGNATA.VOGLIO SOLO DARE UN CONSIGLIO:AMMIRATE DI PIU' LA STORIA. W LA STORIA!

Lara Rossi, Ravenna, 29/05/03

È il libro più noioso che abbia mai letto, la bellonci divaga troppo in particolari futili...lo SCONSIGLIO vivamente!!!!!!

Alex, 21/05/03

Di questo libro non ci ho capito una mazza! fortuna che ho trovato questo sito, altrimenti non avrei proprio saputo che raccontare al prof. GRAZIE!!!

Valentina Mancini Lombardi (v_monica86@virgilio.it), Bologna, 26/12/02

Questo libro ha un lessico molto complesso e quasi indecifrabile.... nello stesso tempo però rappresenta un mondo che per capirlo devi entrarci............




http://www.italialibri.net - email: - Ultima revisione Gio, 14 dic 2006

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