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MARCO SANTAGATA, IL MAESTRO DEI SANTI PALLIDI, UN ROMANZO STORICO PER GLI AMANTI DELLA PITTURA RINASCIMENTALE MODENESE

Il maestro dei santi pallidi (2003)



Marco Santagata, Il maestro dei santi pallidi
Guanda, 2003
Narratori della Fenice, 251 p.
Euro 15,00

Seduto sul ramo di una quercia, il cappio già pronto attorno al collo, Cinin ripensa alla sua vita, in particolare a quegli eventi del tutto casuali e imprevedibili che per ben due volte ne hanno stravolto il corso, facendo di un povero servo bastardo un maestro pittore rinomato e ammirato.

Proprio ai piedi di quella quercia, per colpa di una radice sporgente, dieci anni prima era caduto rovinosamente mentre fuggiva dal suo padrone, convinto di avergli procurato un danno imperdonabile: per contemplare incantato le “figure”, gli affreschi della cappella della Riva di cui tutti parlavano, aveva infatti abbandonato il bestiame che avrebbe dovuto sorvegliare. Con suo grande stupore, era stato salvato da due figure comparse all’improvviso come per magia. Accolto alla corte del conte di Renno, il giovane Cinin si era innamorato perdutamente della contessa, che pareva averlo preso in simpatia, affidandogli il delicato incarico di consegnare misteriosi biglietti al pievano di Maserno, ufficialmente suo padre spirituale. Fiero del suo compito, Cinin aveva così incontrato quell’uomo singolare, tormentato da dubbi e rimorsi, amante della filosofia, e molte volte era stato ad ascoltare le sue riflessioni sul ruolo del caso e delle scelte nella vita dell’uomo.

Ora che gli pare di poter fare l’unica vera scelta della sua vita, decidendo quando saltare e dire così addio a questo mondo, ormai consapevole del vero significato degli incontri tra la contessa ed il sacerdote, amareggiato dall’ennesimo e più grave rifiuto della sua “Madonna” di un tempo, la totale incomprensione della sua arte, Cinin immagina i dialoghi che potrà avere col pievano all’inferno, le risposte che potrà finalmente dargli, ora che non è più un ragazzotto ingenuo ma un pittore che ha viaggiato e visitato le grandi città.

Un pensiero ne richiama un altro e Cinin si trova a rivivere con nostalgia gli anni più felici della sua vita, dovuti ancora una volta ad un caso fortuito. Convinto di essere di nuovo inseguito dal suo vecchio padrone, proprio in prossimità di quella quercia fatale il ragazzo era andato a sbattere violentemente contro il carro di un pittore, che aveva finito per accoglierlo nella sua casa come un figlio. Avendolo sorpreso a disegnare una Madonna, maestro Giberto aveva riconosciuto il talento naturale del ragazzo e gli aveva insegnato le basi della sua arte, portandolo poi con sé in un viaggio a Firenze, nel corso del quale Cinin era rimasto sedotto dagli arditi esperimenti di prospettiva. Cullato dall’affetto paterno di Giberto, dall’amore adorante della figlia di lui, Lucina, e dall’intensa amicizia dell’apprendista Floriano, Cinin aveva poco a poco affinato la sua arte, giungendo a rilevare la bottega del maestro e a creare un suo stile personale, che gli era valso l’appellativo di “maestro dei santi pallidi”. Forte della sua nuova identità, Cinin aveva accolto con entusiasmo la commessa della contessa di Renno, come l’occasione per dipingere finalmente quelle scene che da tempo aveva chiare dentro di sé.

Ferito nel suo orgoglio professionale e nei suoi sentimenti dal rifiuto del suo capolavoro, Cinin è ormai pronto a saltare per porre fine alla sua esistenza. Ma la quercia a cui il suo destino pare legato a filo doppio non ha ancora esaurito le sue sorprese…

La ricostruzione storica, che immerge il lettore da un lato negli intrighi delle corti quattrocentesche e nella vita quotidiana tra le colline del modenese, dall’altro nel mondo della pittura rinascimentale e delle sue grandi conquiste, si fonde perfettamente con l’invenzione, che presenta una storia avvincente e a suo modo commovente. La narrazione oscilla di continuo tra presente e passato, alternando le riflessioni di Cinin in punto di morte, forte della saggezza acquisita con l’esperienza, al racconto delle sue vicissitudini degli ultimi dieci anni. Spesso la voce narrante anticipa gli eventi, alludendo a fatti che solo negli ultimi capitoli si chiariranno definitivamente, creando così un’attesa che il finale non delude.

Un libro per gli amanti dell’arte, ma soprattutto per chi si interroga sul ruolo che il Caso ha nella nostra vita.

A cura della Redazione Virtuale

Milano, 05 agosto 2003
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I commenti dei lettori

Anna Fuggi, (anna.fuggi@tin.it), Pisa, 16/02/'04

Ho letto di un sol fiato questo bel libro di Marco Santagata, un'avventura dello spirito e degli occhi. Si è coinvolti nella vita di Cinin, nel suo dubbioso esitare nella scelta tra il pensiero della "casualità" della vita e quello dell'esperienza nuova della morte (che in quel momento dipende solo da una sua decisione). Ero convinta dal primo rigo che avrebbe scelto la prima soluzione, magari ancora una volta per una casualità, ma intesa solo come espediente e quindi voluta. Molto avvincente lo scioglimento dell'intreccio narrativo e questo sapore di Medioevo quasi finito! Dico grazie per le ore piacevoli di lettura
Martino De Vita ,(martino.devita@inwind.it), Lucca, 11/02/'04

Ho letto in questi giorni "Il Maestro Dei Santi Pallidi" di M. Santagata. Nel panorama, spesso desolante della narrativa italiana di questi ultimi anni, il romanzo di S. si distingue per un linguaggio sobrio, accattivante, non provinciale, serio e piacevole. Le avventure del protagonista, Cinin,ambientate in un medioevo truce, ma anche accattivante, fanno pensare ad una favola, ad un mondo cioè,che non è il nostro, o che non abbiamo vissuto. Cinin ci fa commuovere e divertire, ma nello stesso tempo ci convince ad essere come lui: personaggio semplice, sognatore, sospettoso quando ce n'è motivo, leale, reticente. Le battute di S. scorrono,la trama narrativa è solida, la ricerca storica convince. Tra fantasia e reltà corre una sottilissima sfumatura, che, leggendo, non è facile cogliere. Mi sono immerso nel libro e sono rimasto affascinato dalla maestria con cui S. ci porta, attraverso gli insegnamenti di Giberto, il maestro di Cinin, nel mondo dell'arte. Ho "visto" gli affreschi descritti dall'autore a Firenze, ho vissuto "nella pelle" le tappe che hanno portato Cinin a diventare "Mastro Gennaro", alla sua infinita gioia quando, in pochi giorni, è riuscito ad affrescare, alla sua maniera, la cappella di "Monsignore", al travaglio disumano quando, la "contessa" e il "contino" hanno disprezzato, quasi uccidendolo,il magistrale lavoro di Cinin. Un buon romanzo quello di S. uno dei pochi che son riuscito a lggere con interesse.



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http://www.italialibri.net - email: - Ultima revisione Mer, 18 mag 2005

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