Niccolò Machiavelli, La Mandragola (1518)
Rizzoli, 1995, pp. 221
Garzanti, 2002 (4 ed.)
I grandi libri, pp. XLVI-98
Euro 6,50
iccolò Machiavelli scrive la Mandragola, una commedia in cinque atti, nel 1518, ma la prima rappresentazione avviene solo nel 1519, a Firenze, in occasione del carnevale. Per la sua ironia, lopera si addice perfettamente al clima carnevalesco. Il mondo descritto è privo di ideali, dominato da calcoli, interessi meschini e passioni irrefrenabili.
La trama ricorda lo schema delle novelle boccacciane del raggiro e della beffa ai danni di mariti idioti: Callimaco, di ritorno da Parigi, dove ha vissuto ventanni, sente parlare delle virtù della bella, ma sposata, Lucrezia. Nonostante non labbia mai vista, Callimaco se ne innamora, tanto da tramare un piano con il perfido Ligurio, ai danni dellonore della donna e del povero marito Nicia. Sfruttando il desiderio insoddisfatto dei coniugi di avere un figlio, Callimaco si spaccia per un dottore venuto da Parigi e consiglia a Nicia di far bere alla moglie una fantomatica pozione a base, dice, di mandragola. La pozione ha il potere di rendere fertile la donna, ma ucciderà il primo uomo che giacerà con Lucrezia. Per ovviare a questo inconveniente, Callimaco propone a Nicia di costringere un giovane ad unirsi alla donna, questo morirà ucciso dal veleno che avrà assorbito e Nicia potrà così unirsi alla moglie senza alcun pericolo. Con laiuto di Fra Timoteo, limpenitente confessore di Lucrezia, Callimaco si finge un garzonaccio e viene così rapito e costretto a unirsi con la ritrosa Lucrezia. Compiuta la beffa, Callimaco rivela la sua identità e il suo amore alla non più ingenua Lucrezia, mentre Nicia, ignaro del raggiro, dimostra ai due imbroglioni tutta la sua gratitudine.
Ai personaggi tipici della commedia classica, il padrone, il servo, e linnamorata (i nomi dei personaggi sono tutti di origine greca, tranne Lucrezia che è di origine latina e si collega alla famosa matrona romana), si vanno ad aggiungere personaggi novelleschi che ricordano da vicino quelli di Boccaccio: il frate e il marito sciocco e gabbato; al tradizionale ruolo del servo scaltro della commedia plautina, viene a sostituirsi quella dellamico dellinnamorato, Ligurio, uno scioperato che per soldi e un paio di pasti è disposto ad aiutare Callimaco. Nello sviluppo della commedia i personaggi sono piatti, privi, cioè, di evoluzione nel loro carattere (tranne Lucrezia che nel finale si dimostra tuttaltro che una moglie fedele), è comunque notevole la loro caratterizzazione linguistica.
Callimaco, il classico giovane (che a calcoli fatti dovrebbe avere più o meno quarantanni!) dedito ai piaceri e dal linguaggio elevato e ampolloso, in seguito ad una disquisizione a proposito della bellezza delle donne italiane e di quelle francesi, sente parlare della bella Lucrezia e se ne innamora, di un amore tuttaltro che casto.
Lucrezia, ritrosa e fedele al letto coniugale, giustificherà alla fine la relazione adulterina con parole dalle quali traspare una certa dose di falsa ingenuità: «
io voglio iudicare che e venga da una celeste disposizione che abbi voluto così, e non sono sufficiente a recusare quello che il cielo vuole che io accetti» (Atto V, scena IV).
Il linguaggio dello sciocco Nicia, il marito gabbato, è pieno di frasi fatte e modi proverbiali, al contrario, quello di Licurgo è sintetico e persuasivo.
Machiavelli si sofferma a descrivere quel mondo che ai suoi occhi appariva degradato e in rovina e che non accettava correzioni, ironizzando su di esso in modo tagliente, ma disilluso. Nonostante lo sfondo tuttaltro che ottimista, la commedia rimane piacevole e divertente, e lascia intravedere il lato giocoso dellautore.
Milano, 19 settembre 2003
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