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Il mantello


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Dino Buzzati, da I sette messaggeri, Il mantello
Ed. Oscar Mondatori, 2000
4 ed., Euro 6,20

Dino Buzzati, Sessanta racconti
Oscar Mondadori, 2001
10ed., pp.560 Euro 8,40

uzzati pubblica nel 1942 I sette messaggeri, la raccolta di racconti in cui meglio si esprime quella che A. Sala definisce «(…) la magia che costituisce il lievito delle sue pagine migliori»: simboli, dunque, emblemi, allegorie - come in tutta l’opera di Buzzati - ma qui anche vera e propria “quarta dimensione”, trascendenza, occulto.

Come Emilio Cecchi sottolinea, un’aura di fiaba è inseparabile da tutta la produzione artistica di Buzzati: non il “fiabesco” di Calvino, amalgama e rivisitazione di antiche culture e tradizioni, bensì fiabe e miti in cui è la dimensione ultra-umana a fondersi con la realtà di ogni giorno e a ridipingerla con tinte sconosciute. Di Buzzati è stato detto quasi tutto: scrittore surrealista, postmoderno, mitteleuropeo, neogotico; lo si è paragonato a Kafka, a Borges, a Poe, talvolta cogliendo nel segno, altre volte forzando l’autore in definizioni restrittive e imprecise; ma, nella raccolta I sette messaggeri, ciò che appare più evidente è l’amore e l’attesa del meraviglioso e dell’imprevedibile. E in alcuni racconti, come ne Il mantello, alla metafora e al simbolo si aggiungono elementi di vero e proprio occultismo, inteso come riconoscimento di una dimensione metafisica popolata da esseri “altri”.

Non certo i demoni e le presenze esoteriche paradigmatiche, sempre accompagnate da connotazioni negative: semmai le molteplici proiezioni del bene e del male, protagonisti dell’esistenza umana, che acquisiscono vita propria, per poi apparire in forme nuove agli individui che le hanno generate attraverso la loro immaginazione. Ne Il mantello, racconto interamente pervaso da una dolente pietas, il giovane ucciso in guerra, che ritorna dalla madre angosciata per porgerle l’ultimo struggente saluto, è fantasma di poche ore, richiamato alla definitiva esistenza dal Signore misericordioso e impaziente, che lo attende davanti alla casa materna.

Non ancora interamente trapassato, e non più umano, il protagonista è ormai cittadino di una Terra di frontiera in cui non c’è tempo di soffermarsi più dei pochi momenti consentiti per un estremo commiato dagli affetti più cari. E la prosa buzzatiana, converge mirabilmente intorno agli attori straniati e allo scenario raggelante, proiettando tutto, fin dalle prime battute, verso un finale già risolto dalla morte, eppure sempre aperto all’infinita dimensione dell’ignoto.

A cura della Redazione Virtuale

Milano, 3 luglio 2002
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D.B., (Mi), 25/05/'04

IL RACCONTO E' STUPENDO. LA DESCRIZIONE CHE NASCE DELLA MORTE E' DISARMANTE, TRISTE, FIERA ,AMICHEVOLE, E' VITA. BUZZATI SI E' SUPERATO E A DIPINTO UN CAPOLAVORO, IN QUESTO PERIODO DI GUERRA INOLTRE SI PUO' PER UN SOLO SECONDO, GRAZIE A CODESTO GRANDE AUTORE, CAPIRE IL DOLORE DELLA MADRE DI UN SOLDATO.




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