Emilio Salgari,I misteri della jungla nera Einaudi, Torino, 2004
Einaudi tascabili, XXXIII-318 pp.
Euro 11,00
«Il Gange questo grande fiume » inizia così I misteri della junglanera, di Emilio Salgari, romanzo davventura che inaugura nel 1895 il ciclo de I pirati della Malesia.
Salgari inaugurò con questo ciclo la saga di Sandokan, pur senza mai mettere piede fuori dallItalia. In realtà, in questo prologo, leroe non è il pirata di Mompracem che non appare neppure nel romanzo ma Tremalnaik, il bengalese, che ha il compito di liberare la splendida inglese Ada Corisbant, rapita dalla feroce setta degli strangolatori, i Thugs, che vogliono farne la nuova Vergine della Pagoda, lincarnazione terrena della dea Kalì.
In questa impresa Tremalnaik, il quale si è macchiato in passato di aver aderito alla setta dei Thugs, è in compagnia del servitore maharatto, Kammamuri, della tigre Dharma e di un coraggiosissimo cane. Il nemico da sconfiggere è il perfido Soyudana, la tigre dellIndia, capo dei Thugs.
Al termine di una serie di incredibili avventure, nelle quali più volte Tremalnaik rischia la propria vita e quella dei suoi compagni, questi riesce a liberare Ada, di cui è innamorato, e dalla loro unione nasce una bambina. Morta Ada, i Thugs rapiranno la figlia di quattro anni di Tremalnaik. Questi allora chiamerà in aiuto Sandokan, dando inizio a nuove avvincenti avventure, che saranno oggetto del romanzo Le due tigri, scritto nel 1904 e quarta opera del ciclo di Sandokan.
Questa è una di quelle opere, assieme a poche altre come Moby Dick o lOdissea, che tutti conoscono senza averla mai letta. Sono i libri che ci sono stati letti quando eravamo ragazzi e che ci hanno lasciato una traccia indelebile, «perché lasciano un forte sentimento della letteratura», come scrisse Claudio Magris parlando dei libri della sua vita. «Di qualsiasi letteratura, come racconto orale, in cui ciò che conta è una storia che si sente raccontare, che poi si racconta a qualcun altro e in cui non ha importanza chi sia lautore».
I misteri della jungla nera, come tutti i libri di Salgari, rappresentano lincontro con il romanzo davventura che, al di là delle mirabolanti imprese, offre il senso del viaggio come simbolo della vita, di «quella sortita allaperto che ognuno di noi prima o poi deve fare».
«Essere considerati di chiesa non era di per sè una raccomandazione. L'espressione era usata talvolta per mettere genericamente in guardia, come a dire: «Attento, é di chiesa!». Non che apparissero davvero più; cattivi degli altri, solo un po' troppo sicuri di non esserlo, e talvolta un po' duri e sbrigativi nelle cose della morale e della fede, come se le avessero in proprietà.»