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NE LA MISTERIOSA FIAMMA DELLA REGINA LOANA, UMBERTO ECO INTRODUCE UN PERSONAGGIO CHE RITORNA TRA I LIBRI, I DISCHI, I LUOGHI DELLA SUA INFANZIA

La misteriosa fiamma della Regina Loana (2004)



Umberto Eco, La misteriosa fiamma della Regina Loana
Bompiani, Milano, 2004,
451 pp., Euro 16,15

STAT NEBULA PRISTINA NOMINE...

«Mi ero risvegliato come da un lungo sonno, e però ero ancora sospeso in un grigio lattiginoso. Oppure, non ero sveglio ma stavo sognando. Era uno strano sogno, privo di immagini, popolato di suoni. Come se non vedessi, ma udissi voci che mi raccontavano che cosa dovessi vedere. E mi raccontavano che non vedevo ancora nulla, salvo un fumigare lungo i canali, dove il paesaggio si dissolveva. Bruges, mi ero detto, ero a Bruges, ero mai stato a Bruges la morta? Dove la nebbia fluttua tra le torri come l'incenso che sogna? Una città grigia, triste come una tomba fiorita di crisantemi dove la bruma pende slabbrata dalle facciate come un arazzo?» (1).

Ecco come si presenta Yambo, il protagonista dell'ultimo romanzo di Umberto Eco, La misteriosa fiamma della Regina Loana. E' appena uscito dal coma, non riesce bene a distinguere dove si trova. Gli occhi sono ancora un po' velati da una specie di nebbia misteriosa che gli impedisce di distinguere le figure che gli sono intorno. Pian piano la vista e i sensi riescono a percepire bene tutto: riconosce che l'uomo che ha davanti e che indossa un camice bianco è un medico, che si trova in un ospedale nel quale non ricorda come e quando è finito: in poche parole Yambo riesce a riconoscere e a ricordare tutto della normale vita quotidiana. Ma alla fatidica domanda «E lei come si chiama?», la risposta di Yambo è: «Aspetti, ce l'ho sulla punta della lingua.» (2).

Il suo problema è di non serbar ricordo di nulla di sé: il nome, chi sono e come si chiamano i suoi genitori, se è sposato e chi è sua moglie, se ha dei figli. L'incidente che ha subito gli ha preservato la cosiddetta memoria semantica a discapito di quella autobiografica. Di se stesso non rammenta nulla. Nel suo cervello frullano infinite citazioni tratte dai testi letterari più svariati (difatti egli è un venditore di libri antichi, e più esattamente di prime edizioni preziosissime e molto rare). Ad ogni modo bisognerà pur risolvere questo fastidioso ed angosciante problema.

Ed ecco allora che Yambo, su consiglio della moglie, decide di andare a Solara, nella vecchia casa di campagna dove trascorse l'infanzia, con la speranza di riuscire a ricordare ed a ritrovare qualcosa del suo passato tra i vecchi libri letti, i dischi ascoltati, i luoghi frequentati quotidianamente negli anni dell'innocenza. Purtroppo non c'è nulla da fare: Yambo non riesce a far diradare questa nebbia davanti ai suoi occhi per vedere nitidamente il passato.

E intanto si va avanti. Questa ricerca del tempo perduto prosegue fin quando tra le mani dello Yambo bibliotecario ed amante delle vecchie edizioni di libri antichi, capita l'in folio del 1632 dell'opera omnia di William Shakespeare. Non resistendo alla forte emozione egli torna di nuovo in coma a causa di uno sbalzo di pressione.

In questo stato riesce a ricostruire, mescolando vita vissuta e letteratura, tutto il suo passato eccetto una cosa. Da giovane, durante gli anni del liceo, si era innamorato di una bella ragazza, Lila, della quale non riesce a rammentare il volto, il suo aspetto fisico, praticamente nulla. Ora che tutta la sua vita è stata in qualche modo ricostruita, manca questo piccolo tassello: rivedere Lila, anche solo per un istante, chiedendo aiuto alla Regina Loana che, con la sua misteriosa fiamma, riesce a far tornare in vita qualsiasi cosa. Ci riuscirà?

La misteriosa fiamma della Regina Loana è un libro eccellente. Il che non sorprende, visto che l'autore è Umberto Eco.

Come nei quattro romanzi precedenti, il lettore si trova calato in una situazione già data, nella quale il passato affiora man mano che la storia procede. Questa è una tecnica tipica dello stile narrativo echiano: «io faccio l'opposto della tecnica di straniamento, e familiarizzo il lettore con ciò che non conosceva ancora. Introduco un lettore del Texas, che non ha mai visto l'Europa, in una abbazia medievale (o in una capitaneria dei Templari, o in un museo pieno di oggetti complicati, o in un salotto barocco) e lo faccio sentire a proprio agio. Faccio vedere un personaggio medievale che tira fuori con naturalezza gli occhiali e metto in scena i suoi contemporanei che si stupiscono; il lettore in un primo momento non capisce perchè si stupiscono, ma alla fine capisce che gli occhiali sono stati inventati nel Medioevo.» (3).

Ne La misteriosa fiamma della Regina Loana Eco ci mette immediatamente di fronte ad un personaggio che ha perso la memoria con due semplicissime battute: «E lei come si chiama? Aspetti, ce l'ho sulla punta della lingua». Solo in un secondo tempo si viene a sapere che Yambo è stato vittima di un incidente a causa del quale è andato in coma. Il lettore non riceve indicazioni dall'autore su come si possa sentire un uomo che ha perduto la memoria. Eco si limita ad illustrare, a dipingere una condizione di oblio semitotale, a farci entrare in situazione attraverso le azioni e le riflessioni del protagonista e dei personaggi che gli ruotano attorno. Più si va avanti e più riceviamo informazioni sullo stato di disagio di Yambo e su quello che prova, fin quando, una volta giunti a metà romanzo, ci si rende conto di aver familiarizzato, in modo del tutto spontaneo, da un lato con la vicenda, e dall'altro con lo stile narrativo. Leggere un romanzo, così come qualsiasi opera letteraria, è sempre un cammino iniziatico: si tratta di fare penitenza ed accettare le costrizioni, il modo di scrivere, l'enciclopedia dell'autore, intesa come insieme di conoscenze, per poi procedere ad un confronto continuo tra quello che noi siamo – vuoi dal punto di vista culturale, vuoi dal punto di vista biografico (in riferimento alle varie sfaccettature della sfera individuale di ciascun soggetto) – e quello che esprime il testo.

Fondamentale è la presenza della nebbia. Appena si risveglia Yambo ha davanti agli occhi un fumifugium che non gli permette di distinguere quel che vede. La nebbia diviene quindi, in questo contesto, un segno, ovvero una cosa che sta per qualche altra cosa, tanto per riprendere una definizione della semiotica di Eco, diventa la figura per eccellenza che sottolinea ancora di più una perdita di memoria. Forse è per la continua presenza di questo elemento metereologico che è consigliabile leggere il libro in una giornata possibilmente uggiosa. In questo modo si possono apprezzare meglio le pagine dedicate al soggiorno nella casa di Solara tra libri, dischi e soffitte da esplorare e riscoprire. In fondo anche la lettura, così come la scrittura, è fortemente influenzata da un certo tipo di ambiente.

Come mai Yambo, nonostante l'incidente, tiene a mente ancora moltissime pagine dei libri che ha letto, ricordando perfino alcune situazioni narrative, mentre non riesce a ricordare nulla di sé, della sua vita vissuta, delle sue esperienze, e addirittura della sua famiglia? Forse la letteratura riesce talmente a penetrare e fondersi con la nostra parte inconscia da resistere a qualsiasi tipo di inconveniente, anche in casi estremi, come ad esempio la perdita di memoria? Ai lettori l'ardua sentenza. Stat nebula pristina nomine, nomina nuda tenemus.

A cura della Redazione Virtuale

Milano, 25 novembre 2005
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