IN NASCITA E MORTE DELLA MASSAIA, PAOLA MASINO CREA UNA FIGURA CHE, DISTACCANDOSI DALL'ESPERIENZA DELL'AUTRICE, NARRA LA PROPRIA METAMORFOSI

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Nascita e morte della Massaia (1938)


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Paola Masino, Nascita e morte della Massaia
Bompiani, 1970
273 p.

el ’38, dopo il trasferimento a Venezia, Paola Masino inizia a lavorare al suo terzo romanzo, che terminerà in meno di due anni. La materia narrativa prende ispirazione dal nuovo ruolo di “padrona di casa” che la scrittrice si trova a ricoprire nell’impegnativa residenza del Palazzo Contarini delle Figure.

Qui scopre improvvisamente una realtà che le impone priorità e incarichi distanti dal suo interesse fondamentale per la letteratura. Il suo animo, fino ad allora totalmente assorto nella ricerca della coscienza della morte e dell’esistenza, nella contemplazione dell’universo e delle sue contraddittorie manifestazioni, per incanto si ritrova bloccato in preoccupazioni materiali, nella necessità di gestire gli eventi della vita di tutti i giorni.

Su consiglio del compagno, Massimo Bontempelli, intraprendendo un percorso di autoanalisi, trae materia narrativa dalla propria patologia ossessiva. Parodiando ed esasperando aspetti della quotidianità, in breve riesce a creare una figura leggendaria, assurda e affascinante, che presto acquista vita propria, distaccandosi dall’esperienza dell’autrice.

Nascita e morte della massaia narra la metamorfosi della protagonista da bambina a massaia. L’infanzia è trascorsa all’interno di un allucinante ma rassicurante baule, dove la protagonista vive protetta, indagando l’essenza della natura e la «sostanza ultima delle cose». Tormentata dall’ incubo di essere soffocata da tele di ragno, passa le giornate in un allucinatorio stato di dormiveglia. Si nutre di fantasie ultraterrene, di pane stantio e di «pensieri di morte».

È considerata una creatura inquietante e incomprensibile, vergogna per la famiglia e disperazione per la madre. Viene facilmente dimenticata da tutti e spolverata dalle domestiche come un mobile qualsiasi.

La sua adolescenza si consuma nella ricerca delle percezioni ormai rimosse dalla società, nell’indagare i tabù e nell’infrangere senza consapevolezza le norme del vivere civile.

Per essere accolta nel mondo degli adulti, dovrà quindi, rinunciare al proprio spirito di sognatrice, ma il dubbio di non essere in grado di cancellare il proprio modo di pensare, angoscia la Massaia.

Si accorge presto della vitalità di quella parte di sé che credeva di avere distrutto, ossessionata da sogni, affamata di desideri, tenta con ogni sforzo di reprimere la parte ribelle, attraverso l’abnegazione e l’espiazione.

Con spietato accanimento s’impegna in questa missione che la rende martire del compromesso e dell’umiliazione. Si dedica con eccesso alla cura della persona e alle mansioni domestiche, impegnandosi con ogni stratagemma per liberarsi da quel modo di pensare così drammatico. Negando e nascondendo alla società civile il proprio mondo interiore, vive due realtà dissociate e parallele: quella della fantasia e quella della realtà. Ma qualunque sforzo di conciliazione, la getta nei momenti di solitudine e in quelli notturni, in un desiderio ansioso di sentirsi libera, di aggirarsi nella casa silenziosa e disabitata senza sentirne il peso delle responsabilità, ma la casa, così come la sua vita, le rimane ostile, estranea e indifferente.

Esclusa anche dall’opportunità procreativa vive alternando istanti di intima ribellione a momenti di convinta rassegnazione.

Dopo essersi rifugiata in città per sfuggire al proprio ruolo, e fallita anche questa esperienza, si rassegna a tornare a casa e seguire con scrupolo il proprio dovere. In un viaggio allucinatorio incontra il proprio alter ego che, a differenza di se stessa, ha saputo rimanere nella propria orribile natura. Non essendo riuscita a corrompere anche lei e di convertirla alla falsità della vita consociata, si rassegna a vivere il proprio ruolo vestendo i panni della massaia modello.

Si dedica all’associazionismo e alle opere di volontariato, all’organizzare feste benefiche, riesce a mettere su un femminile esercito della salvezza. Grazie alla sua completa dedizione a questa opera, viene acclamata fulgido “Esempio Nazionale”.

La Massaia è ora tutta impegnata nel realizzare quel desiderio di eroismo che sempre aveva desiderato, ma che l’aveva portata fino a quel momento alla solitudine, che in realtà non è altro che un spietato desiderio di morte.

Essendosi annullata nel volontariato, non le resta che impegnarsi nel pensiero e nell’attesa della propria fine, comincia così a progettare e costruire la propria tomba, ma paradossalmente questa sarà, anche dopo morta, l’ennesima casa da accudire.

A cura della Redazione Virtuale

Milano, 09 aprile 2006
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