NATALIA, MARIANNA E INTERNO CON FIGURE, IL REALISMO MAGICO IN FAUSTA CIALENTE E LA PROBLEMATICA FEMMINISTA

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Natalia (1927), Marianna (1930), Le comete (1962, poi Interno con figure)


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Fausta Cialente, Natalia

Fausta Cialente, Marianna

Fausta Cialente Interno con figure
Studio Tesi, 1991
L'anello d'oro, 298 p.
Euro 12,91

Il ‘Realismo magico’ di Bontempelli nella rievocazione della provincia italiana

l primo romanzo di Fausta Cialente, Natalìa, scritto ad Alessandria d’Egitto nel ’27 e pubblicato due anni dopo in Italia dalla Casa Editrice Sapienza, non può non venire considerato un vero e proprio ‘caso letterario’, all’interno della sua produzione narrativa: dopo avere ottenuto infatti un lusinghiero successo, quando – ancora manoscritto – aveva vinto il Premio dei Dieci, allora presenziato da Massimo Bontempelli, fu ben presto costretto a subire gli emendamenti della censura fascista, a causa dell’accenno ad un’amicizia femminile, forse un pochino più spinta del dovuto - nonostante fosse stata tratteggiata con mano molto leggera dall’autrice - che tende di fatto a metterne in luce le cosiddette ‘affinità elettive’ senza indulgere di contro sui risvolti morbosi, cui una simile vicenda avrebbe potuto dare luogo.

Ma il caso letterario non si esaurisce qui: con Natalia infatti, quasi per una felice intuizione, la Cialente anticipa di decenni una problematica, quella femminista, che se per certi aspetti costituisce la caratteristica saliente della sua produzione letteraria più matura, rappresentava qualcosa di inedito – per non dire di sorprendente - per l’epoca, in cui vedeva la luce!

E’ indubbio che specie all’estero non mancano, già a quell’epoca, illustri precedenti letterari :si pensi a questo proposito al vissuto, non certo conformista, di Colette o di Marguerite Yourcenar in Francia oppure a quello di Virginia Woolf e di Vita Sackville -West in Inghilterra, per citare solo i casi più noti; del resto, già agli inizi del Novecento, non mancano in Italia sollecitazioni ed esempi, vuoi di taglio estetizzante di matrice dannunziana come la torinese Amalia Guglielminetti , vuoi come la più complessa ed irrequieta Sibilla Aleramo – pseudonimo di Rina Faccio – l’autrice del romanzo Una donna (1) del 1906, la più inquietante denuncia contro l’istituzione familiare, che fosse mai stata scritta a quei tempi, forse ancor più dell’ibseniana Casa di bambola.

Certo che questo amore fra due giovani donne – l’adolescente Natalìa e la già adulta Silvia, che presto diviene l’oggetto dei desideri della protagonista – così poco in sintonìa con l’Italietta piccolo-borghese di quell’epoca, rappresenta un’eccezione anche in rapporto alle abituali tematiche cialentiane: specie se messa a confronto con certe figurine di donne rassegnate e meste – quasi una gallerìa di mirabili cammei disegnati dall’autrice con grazia affettuosa e con simpatìa – che trascendendo quei contorni di stampo provinciale e bozzettistico dell’ambiente, quasi crepuscolare, in cui si muovono – costituiscono forse la caratteristica saliente della raccolta, pubblicata nel volumetto dal titolo Le comete (2) e ripresa successivamente col titolo Interno con figure (3), da uno dei racconti, che la compongono.

Unitamente al tema dei ritratti femminili, la Cialente ci propone quello degli enfants terribles. Si tratta però – come l’autrice tiene a precisare - di mettere in scena dei bambini «completamente fuori dalla realtà» (4); come lei stessa se li immagina e come vorrebbe che siano: ribelli alle costrizioni ed alle ipocrisìe degli adulti.

A tali asserzioni della Cialente, non è affatto estranea l’allusione a un certo tipo di realtà, rivissuta attraverso una sorta di finzione, dai risvolti quasi kafkiani, che proprio a cavallo tra gli Anni Venti e Trenta dello scorso secolo aveva avuto corso in Italia attraverso le teorizzazioni del "Realismo magico", proposte da Massimo Bontempelli sulla rivista «Novecento» (5).

A tali suggestioni, insieme al gusto per una certa rappresentazione un po’ dèmodèe della provincia italiana di quell’epoca, si riallaccia anche la lunga novella Marianna, scritta dalla Cialente nel’30 (6) ed in cui l’atmosfera magica di matrice bontempelliana raggiunge i momenti di più alta efficacia rappresentativa.

Si è voluto, a questo proposito, ravvisare da più parti nella scena in cui Marianna – la fanciulla dalla condotta irreprensibile, che suscita invidia, perché non potrà mai commettere niente di male e che proprio per questo viene scacciata dalla casa patriarcale dei cugini (!) - molti anni più tardi viene ritrovata con grande sorpresa di questi ultimi nelle vesti di sciantosa in un locale di dubbia fama, una certa rassomiglianza con il celeberrimo episodio di Lola – Lola, la ballerina tedesca interpretata da Marlene Dietrich, protagonista de L’Angelo Azzurro, il film diretto nel’29 da Joseph von Sternberg (7), che proprio in quegli anni aveva furoreggiato in tutte le platee del mondo.

«Una lenta affascinante musica era iniziata in un improvviso silenzio, il sipario celeste s’era nuovamente aperto e dentro la nuvola di fumo vedevamo ora una bella donna dall’aria provocante» (8)

Del resto simili esempi e suggestioni non erano mancati neppure in Natalia, che - proprio per tale commistione di reminiscenze ‘dannunziane’, sia pure contestualmente intrise di quel realismo magico, cui si è già accennato anche al di là della novità assoluta, almeno per quei tempi, della tematica trattata – andrebbe necessariamente presa in considerazione giustappunto nell’ottica dell’epoca, in cui è stata ambientata e scritta

«Ora quei piedi snelli e lunghi, stretti nella scarpa di tenero camoscio bigio, le sembravano la radice del bel corpo immobile; la caviglia rotonda modellava una calza lieve come una muffa, e dove cominciava una linea curva cadevano fitte le pieghe della veste (…): un ciuffetto d’erba spuntava dall’orlo e innalzava, salvo, un fiorellino bianco (chissà che avrebbe veduto quel fiore, dentro la campana misteriosa e aperta di quella gonna)» (9)

Se d’altra parte si tiene conto della trama del romanzo – la fanciulla, che per scontare un peccato a quei tempi ritenuto ignobile – finisce con lo sposare, pur non amandolo, un cosiddetto figlioccio di guerra, dando successivamente alla luce una creatura nata morta, quindi fuggendo dal marito e dai familiari, per «ritrovare se stessa», alla volta di una grande città dove trova un impiego presso una ditta - essa rimanda senza dubbio alcuno a quegli interrogativi, che - unitamente alle problematiche sulla discriminazione razziale – l’ autrice sembra porsi nel corso della sua non breve vita artistica: del resto sono rimarchevoli, a questo proposito, l’impegno e la partecipazione, con cui – tornata in Italia nel ’47 – la Cialente ha collaborato alla rivista «Noi donne», in cui

«…dovevo far lavorare le scrittrici in modo che le storie finissero con l’indipendenza della donna, non con i soliti sdilinquimenti amorosi.» (10)

Riscritto – con non poca sorpresa da parte dei suoi lettori – e ripubblicato nell’82, beninteso senza i pesanti emendamenti, che ne avevano caratterizzato la prima stesura – questo romanzo può essere considerato pertanto, e a pieno titolo, un vero e proprio antesignano di quella tematica del femminismo, che - nella sua coerenza di ruoli e di vocazioni – l’autrice avrà modo di esplicitare nei romanzi, che costituiscono il portato della sua più compiuta maturità sia sul piano artistico che sotto l’aspetto umano, vale a dire Un inverno freddissimo nonchè il gia citato Le quattro ragazze Wieselberger.


NOTE
(1) Sibilla Aleramo, Una donna, Feltrinelli, Milano, 1977.
(2) Fausta Cialente, Le comete, Feltrinelli, Milano, ’62.
(3) La seconda stesura è stata destinata alla raccolta dal titolo Nuovi racconti italiani, curata da Luigi Silori per la Casa Editrice Nuova Accademia, Milano, ’63. Successivamente comparve nella raccolta Interno con figure, Editori Riuniti, Roma, ’76.
(4) F. Cialente, v. Prefazione a Interno con figure.
(5) v. Giorgio Pullini, Massimo Bontempelli, in Letteratura italiana – I contemporanei, Marzorati, Milano, ’63, vol.I, p.239, n.1, e pp.256/57 (BIBLIOGRAFìA)
(6) E’ la novella, con cui l’autrice esordisce sulle pagine de «La Fiera letteraria» , fondata e diretta a quell’epoca da Umberto Fracchia e con la quale, nel ’32, vince il Premio Galante, così chiamato in quanto conferito esclusivamente alle donne.
(7) Tratto dal racconto di Heinrich Mann ( fratello del più celebre Thomas) dal titolo Professor Unrat, è stato oggetto in anni molto più recenti del remake cinematografico Lola –Lola da parte di R.Fassbinder
(8) v. Interno…, p.21.
(9) v. Natalia, Mondadori, Milano, ’82, p.15.
(10) v. Laura Lilli, ‘O fanciulla dal piede snello’, in «La Repubblica», 17.09.’82.

A cura della Redazione Virtuale

Milano, 18 dicembre 2003
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Cristina Bettio, Padova, 14/11/'04

Mi affascinano il percorso trasgressivo di Natalia e il lieto fine (per niente forzato): Natalia e Malaspina trovano una strada nuova, superano il tradizionale rapporto uomo-donna, perché è lei che prende l'iniziativa di ricucire il loro amore, e in un modo anticonvenzionale. Le pagine che trapassano dalla realtà all'immaginazione cancellano il rischio del sentimentalismo. Ma si passa anche dall'immaginazione alla realtà: alcuni sogni si avverano. La felicità nasce a sorpresa, inaspettata. I racconti di 'Interno con figure' sono stati sottovalutati dalla critica. Li trovo divertenti, anche per la figura del bambino ribelle, che rompe le regole degli adulti e rivela le loro ipocrisie. Donne rassegnate e meste? Sì, ce ne sono, ma non mi sembra il tratto specifico di questi racconti. Forse lo sono invece i microcosmi quotidiani che fanno da sfondo. Marianna è il più bello, per l'ironia, l'atmosfera irreale, l'opposizione paradossale adulti-bambini, la commovente solidarietà dei ragazzini, l'ambiguità della protagonista.




http://www.italialibri.net - email: - Ultima revisione Gio, 28 set 2006

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