NEL TEMPO CHE PRECEDE, SETTIMA RACCOLTA POETICA DI UMBERTO PIERSANTI

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Nel tempo che precede (2002)


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Umberto Piersanti, Nel tempo che precede
Einaudi, 2002
Collezione di Poesia, 171 pp.
Euro 13,00

el tempo che precede, settima raccolta di poesie di Umberto Piersanti — dopo La breve stagione (1967), Il tempo differente (1974), L’urlo della mente (1977), Nascere nel ’40 (1981), Passaggio di sequenza (1986), I luoghi persi (1994) — contiene settantuno liriche suddivise in cinque sezioni: quella eponima Nel tempo che precede e Cespi, fiori ed animali, Familiari, D’amore e altro, Tra cronaca e memoria. Ma, sul piano tematico, due sono le parti: una dai toni epici e fiabeschi (prima e seconda sezione), l’altra, invece, prevalentemente incentrata sugli affetti e i ricordi personali (terza, quarta e quinta sezione).

Nelle prime sezioni, il purissimo incanto di una natura primigenia — le Cesane: catena collinare tra Urbino e Fossombrone —, pregna di misteri e riti antichi senza tempo, si dispiega in quadri pulsanti di vita — animale e vegetale — la cui essenza profonda, fatta di fili inapparenti, il sentimento estetico del poeta e il tono epico della narrazione rimuovono dalla fissità iconica per mostrarne, invece, la dinamicità interagente, teleologica. In perfetta osmosi con questo mondo — natura anch’egli — il pastore, soggetto di molte vicende descritte, è presenza armonica, e mai invasiva, nei riti e negli equilibri ancestrali.

La prima parte del libro reperta nomi — molti, nel gergo locale: complementi evocativi insostituibili — immagini, leggende, miti che, trasfusi nei versi, si accrescono di potere suggestivo e antagonista rispetto all’azione fagocitante di una modernità immemore.

In questa poesia, un’aura di bellezza edenica e l’intensità dell’evocazione testimoniano non solo il ricordo trasognato di un mondo ormai in parte perduto ma, di riflesso, la possibilità di un percorso salvifico — dunque, non solo consolatorio — proprio verso la bellezza, la pervicace memoria della bellezza, in fuga dai dolori dell’umana condizione, dall’imbruttirsi crescente del mondo, dalla crisi dei valori fondanti la nostra civiltà millenaria:

l’età dell’oro è come
un cielo chiaro, i dolori
lo scorrono fugaci

Nella seconda parte del libro, le figure care al poeta (in particolare, il figlio Jacopo, la madre e il padre) affiorano dal passato nella loro umanità semplice, nella quotidianità dei gesti di cui pure cogliamo — forse proprio per questo — la struggente irripetibilità. Affiorano di tanto in tanto anche i sentimenti, nell’acme del preciso contesto di tempo e di luogo, scintillando intermittenti nella narrazione proprio come avviene nella nostra coscienza:

io la vita conosco
per istanti
anche il padre lo faccio
per momenti

Il tempo immoto di Jacopo diviene doloroso controcanto a quello che precede:

sei cresciuto Jacopo
dall’altr’anno,
ma i giochi e lo sguardo
sono gli stessi,
figlio, il tempo non ti riguarda

I luoghi, la natura — anche nelle ultime due sezioni: D’amore e d’altro e Tra cronaca e memoria — , caricati talvolta di valore metaforico, s’intrecciano col sentimento del poeta, con la sua meditazione accorata sul senso ultimo delle cose, approdando più a disilluse risposte che a interrogativi aperti.

Libro ricco di qualità, Nel tempo che precede. A cominciare dalla pregevole tessitura dei componimenti, coi suoi versi intensi ma leggeri come farfalle nel descrivere l’epopea vissuta in quell’angolo di mondo. E poi, la malìa delle immagini e delle visioni — vivide, originali — concatenate in un racconto che s’intreccia con la riflessione e il sentimento del poeta, entrambi acuti e persuasivi.

È curioso come ci si senta un poco figli delle Cesane di Piersanti — superando confini geografici e temporali — accomunati, forse, dal senso di perdita, di lutto, che lo svolgersi naturale dell’esistenza, almeno in parte, in tutti noi determina il crescere inarrestabile del vissuto che diviene, appunto, tempo che precede.

Quest’opera, felicemente inattuale, col suo radicamento nella migliore tradizione letteraria — sono stati fatti i nomi di Virgilio (Georgiche), Leopardi, Pascoli, Montale, Luzi, Pavese — non lascia dubbi sulla buona salute della poesia: quella che sa farsi ascoltare e apprezzare, deliziando il lettore, commuovendolo.

A cura della Redazione Virtuale

Milano, 15 luglio 2003
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Antonio Fiori, Sassari, 6/11/'03

Il paesaggio e la memoria, le cesane e il pastore leggendario, la verità dei sentimenti e le incertezze della ragione. Il verso di Umberto Piersanti ha il ritmo e il calore del pulsare del sangue.




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