LA NOTTE DELLA COMETA. IL ROMANZO DI DINO CAMPANA, DI SEBASTIANO VASSALLI, UN ROMANZO VERITA' SULLA VITA E LA MORTE DEL GRANDE POETA

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La notte della cometa. Il romanzo di Dino Campana (1990)



Sebastiano Vassalli, La notte della cometa. Il romanzo di Dino Campana (1990)
Einaudi, 1990
Einaudi Tascabili, VII-246 pp.
Euro 7,75

«E tutt’a un tratto mi sorprendo, qui alla finestra dell’albergo Lamone e davanti alle stelle di Marrani, a pensare al prossimo poeta, quello del 1986. Sarà un ragazzo, un poco primitivo come Dino. Sarà in rotta con i contemporanei. […] So che avrà negli orecchi e nel cuore la poesia italiana che fu…»

incanto di questo romanzo-verità sulla vita e morte del poeta Dino Campana (Marrani 1885 – Castel Pulci 1932), scritto in quattordici anni di ricerche da Sebastiano Vassalli, sta tutto in questo stupore — a conclusione di un libro che si legge con commozione — di fronte alla profetica esistenza di uno dei più grandi poeti della nostra letteratura.

Eppure, lo stesso Vassalli tiene a precisare che lui non si sente un “biografo”. È come se la vita del poeta fosse andata incontro al romanziere interessato a scandagliare una determinata realtà storica. Da qui Vassalli ha tirato fuori la vita “mostruosa” di Dino Campana: con accanimento, con scrupolo, con spirito di verità.

Il tema dominante è lo scontro tra l’autore dei Canti Orfici e la cultura dell’epoca, quella dominata dal “frasaismo borghese” di Soffici e Papini. Sarebbe rassicurante pensare, afferma Vassalli, che Campana, come Leopardi, esprimesse fino alla follia la speranza che il “puro artista”, esiliato da sempre nel presente, possa trovare una patria nel futuro grazie a un cambiamento del gusto che faccia “tornare di moda” i “primitivi” come lui.

In realtà, le cose non sono così semplici. Perché l’umanità cessi di avere un rapporto “cannibalesco” con l’artista puro ci vuole altro e di più che una maturazione del senso estetico. Ci vuole un’altra civiltà, «che possa tollerare l’esistenza, spesso aberrante, dei poeti; che gli impedisca di inchiodarli alla croce, di decollarli sui patiboli, di arrostirli sui roghi».

Allora è proprio vero che i poeti appartengono a un “tipo morale superiore”, a una specie diversa, “primitiva”, “barbara”, da sempre estinta eppure «sempre in grado di rinascere come quella dell’araba fenice».

Dalla presenza terrifica della madre alle tare ereditarie, dalla malattia mentale (spirochaeta pallida) all’ amore “malato” con la scrittrice Sibilla Aleramo, Vassalli ricostruisce con grande precisione storica la biografia di Campana. Ma, in verità, egli ha così raggiunto la più segreta e autentica anima dei poeti: non i letterati o gli scrittori di poesie, ma proprio quelli per mezzo dei quali la poesia parla; «gli unicorni, i mostri».

«E se anche Dino non fosse esistito io ugualmente avrei scritto questa storia e avrei inventato quest’uomo».

A cura della Redazione Virtuale

Milano, 6 ottobre 2003
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