MARCO FORTI DELINEA UNA VISIONE CRITICA SUGLI AUTORI DELLE DIFFERENTI CORRENTI DEL NOVECENTO ITALIANO

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Il Novecento in versi (2005)


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Marco Forti, Il Novecento in versi
Il Saggiatore, 2005
pagine 512, euro 22

a sempre più a comporsi in senso esaustivo, volume dopo volume, la posizione del pensiero critico di Marco Forti sugli autori in versi del Novecento italiano. Un accanito lavoro di lettore e di acuto interprete dei poeti, che lo ha reso una delle voci più autonome e autorevole in più di cinquant’anni di attività.

In questa sua ultima fatica, Il Novecento in versi, colpisce che i saggi - scritti in decenni diversi per riviste, atti di convegni o quotidiani e qui assemblati con sapienza- riescano ad evidenziare un respiro decisamente unitario.

Quasi che il libro sia stato partorito adesso, di getto, tanto risulta omogeneo e coerente nella forma e nei giudizi. Da quella sorta di “puzzle” costituito dai poeti italiani, specie quelli del secondo ‘900, Forti costruisce un grande affresco, che consente al lettore una visione analitica delle differenti correnti letterarie, di plausibili influenze e contaminazioni. Ne esce un percorso storico-letterario di particolare interesse. Come il recupero di Dino Campana con le sue radici affondate in Rimbaud, Novalis e Nerval e non più limitato dall’interpretazione di Gianfranco Contini, che ne fece un “visivo” epigono carducciano.

Lo stesso vale per la centralità di Montale rispetto a tutto il ‘900. Un Montale percepito e descritto visivamente quale curiosa ed intrigante figurazione di un portale gotico, in ascesa con Ossi di seppia e Le occasioni per giungere all’apice de La bufera e altro, prima della parabola discendente di Satura e dei Diari. Accanto a Saba, Quasimodo, Sereni, Luzi, alle neovanguardie, a Pasolini, Zanzotto, Fortini, Giudici, e ai più giovani Cucchi, Conte e Viviani, l’autore non dimentica i dialettali e poetesse come Spaziani, Bemporad e Rosselli. Mentre a ragione si sofferma più a lungo su Giovanni Raboni, esemplare traduttore di Baudelaire e Apollinaire, poeta che mescola erotismo ed annullamento metafisico sempre con una freschezza d’ispirazione e di vitalità espressiva, fino al poema teatrale Rappresentazione della Croce, in cui pare evidente il tenace attaccamento alle origini cristiane e lombarde.

A cura della Redazione Virtuale

Milano,25 maggio 2005
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