NUOVI ULTIMI ESASPERATI DELIRI DISARMATI, DI GUIDO CERONETTI, LA REALTA' INQUIETA NELLA SUA ARBITRARIA INDOLENZA

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N.U.E.D.D. Nuovi Ultimi Esasperati Deliri Disarmati (2001)


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Guido Ceronetti, N.U.E.D.D. Nuovi Ultimi Esasperati Deliri Disarmati
Einaudi, 2001
Supercoralli, 211 p.
Euro 14,46

uale sarà il contrario di “delirio”? Secondo i dizionari, cose come lucidità, ragionamento, perfino flemma… Se è così, se non altro per amore di suspense e di pathos, non sarà più facile sentire la letteratura amica del delirio, piuttosto che dei suoi opposti?

Lo psicofilosofo Karl Jaspers divideva i deliri in: comprensibili e incomprensibili (questi di Ceronetti cosa saranno?). Il suo geniale discepolo, Galimberti, raccomanda cautela da parte della cosiddetta Razionalità nel dipanare i “deliri” altrui secondo le sue regole. Non è detto che una spiegazione delirante di un delirio sia meno illuminante di qualche affabulazione più scientificamente agghindata.

In ogni caso, delirio viene dal latino de lira, che vuol dire “fuori del solco”. La cosa lo rende molto simile a quel “cortocircuito in una parola sola”, la metafora, che significa quasi la stessa cosa: “portar fuori” (meta phoreìn)… Che la letteratura nasca sempre da una fuga, da un andare — come si rimprovera a scuola — fuori tema, saltando via dal solco del buon senso per fare come un treno pazzo che, con grave allarme dei passeggeri, si diverte a scartare dai binari?

A scuola ci hanno insegnato (delirando?) che la letteratura è amica di sani costumi e giusti valori, quindi non delira. In fondo è un’idea cattolica e positivista (risalendo fino a Dante). Se è vera, non avrà nessuna paura nel farsi mettere alla prova, almeno ogni tanto e almeno per gioco.

Prendiamo un caso estremo: quando un giornalista confrontava i suoi romanzi lindamente scientifici con le storie fantastiche (deliri?) di H. G. Wells, Jules Verne esclamava che l’inglese, a differenza di lui, « invente!». E in effetti è vero che i romanzi di Verne — che si vada sulla Luna o ventimila leghe sotto i mari — non inventano niente, doviziosamente fedeli come sono al mondo così com’è. Non occorre poi essere Nietzsche per sospettare che quel “mondo così com’è” è solo un’idea che uno ha in testa, per cui, nel caso di Verne, è il mondo secondo un coscienzioso signore tutto intento a dimostrare come, intorno al 1870, c’è già tutto l’occorrente per fare sommergibili o astronavi e andare così un po’ dove si vuole. Eppure oggi quelle sue storie, calcolate al millimetro del possibile, appaiono false in modo quasi commovente. Giochetti onirici di un bimbo buono nella sua cameretta, tra lanterne magiche e atlanti ornati da stampe di spiritati esploratori e di selvaggi, fermi nei loro costumi senza storia: l’effetto è dolcemente delirante, come una vecchia scatola di biscotti dipinta, con mongolfiere e tricicli volanti. Magari qua e là Verne sarà ancora “bello”, ma, malgré lui, non meno “delirante” di Aladino, che sfrega lampade magiche, o della casa degli Usher, che collassa su se stessa. Forse anzi molto di più. Quanto sia in realtà onirica e demonica una visione del mondo alla Verne, lo ha raccontato uno degli scrittori più amati da Ceronetti, Céline, in quel libro senza fine che è Mort à credit, nel personaggio strabordante e perennemente in delirio di Courtial Des Perreires.

I nuovi “Deliri” di Ceronetti sono evidentemente il contrario di quelli di Verne, poiché nascono dalla “felicità” di un delirio consapevole. «Non conosciamo felicità più profonde che quando l’abbandono all’Incosciente è completo». È come se Ceronetti fosse un Robinson Crusoe sopravvissuto al naufragio del mondo e ne rimontasse le schegge residue in un puzzle anarchico e rivelatorio: il parlamento abolisce la morte, gli uomini ammalano i tumori, il prete confessa nessuno, un dentista trapana un culo, un uovo lancia un S.O.S. ... Il punto è che se la “professoressa” che è in noi prova a rimettere coscienziosamente al loro posto gli S.O.S., le uova, i tumori e i dentisti, ormai la ferita è stata inferta e la “Realtà”, per quanto ricomposta, resta inquieta a tremare, svelata nella sua capziosa ragionevolezza, nella sua arbitraria insolenza, insomma nel suo delirio. — La realtà-tivù ci racconta che bombardare la Croce Rossa in un deserto di pietre abitato da povera gente che già salta sulle mine sia un delirio, oltre che armato, doveroso: sarà.

L’oasi d’un senso infinito le cose lo ritrovano, chissà perché, quando diventano disegno e pittura — «La realtà, la natura profonda delle cose, non la si afferra che disegnandola. Ha combinato insieme moltissime parole ma un solo piccolo disegno può esprimere la verità nascosta molto meglio di tutte le nostre parole» — La pittura, amica angelica e misteriosa della morte, è quella di Rembrandt, di Velasquez e di Goya: tre deliri bellissimi.

A cura della Redazione Virtuale

Milano, 22 maggio 2003
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