LE ODI BARBARE, DI GIOSUE' CARDUCCI, POESIA SIMBOLO DI UNA SPERIMENTAZIONE METRICA "BARBARA", BASATA SULL' ESAMETRO E SUL DISTICO ELEGIACO

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Odi Barbare (1877)


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Giosuè Carducci, Odi Barbare
Gruppo Editoriale Mursia
Grande Universale Mursia
Euro 6,20

imitazione dei metri greco-latini ha trovato nella letteratura italiana un’importanza maggiore che in altre letterature romanze. Questa sperimentazione, definita poesia metrica, dal Carducci in poi assumerà la definizione di poesia barbara, perché come afferma lo scrittore, tale sarebbe sembrata «al giudizio dei greci e dei romani».

Questo tipo di tecnica consiste nell’applicare la metrica quantitativa dell’antichità classica, basata sulla lunghezza delle sillabe, alla poesia italiana. La lingua italiana, al contrario del greco e del latino, non fa distinzione tra sillabe lunghe e sillabe brevi: per la struttura delle singole parole e per l’intonazione della frase, ha invece valore decisivo la netta differenza tra sillabe atone e sillabe toniche, aspetto che nel verso antico aveva un’importanza secondaria. Inoltre per il verso italiano è fondamentale il numero delle sillabe, che nella poesia greca e latina era oltremodo variabile, data la possibilità di sostituzione della sillaba lunga con due brevi.

Schema dell'opera
Preludio
LIBRO I
Ideale, All’Aurora, Nell’annuale della fondazione di Roma, Dinanzi alle Terme di Caracalla, Alla Vittoria, Alle Fonti del Clitumno, Roma, Alessandria, In una chiesa gotica, Nella Piazza di San Petronio, Le due torri, Fuori alla Certosa di Bologna, Su l’Adda, Da Desenzano, Sirmione, Davanti il Castel vecchio di Verona, Per la morte di Napoleone Eugenio, A Giuseppe Garibaldi, Scoglio di Quarto, Saluto italico, A una bottiglia di Valtellina del 1848, Miramar, Alla Regina d’Italia, Courmayeur, Il liuto e la lira
LIBRO II
Cèrilo, Fantasia, Ruit hora, Alla stazione in una mattina d’autunno, Mors nell’epidemia difterica, Una sera di San Pietro, Pe’l Chiarone da Civitavecchia leggendo il Marlowe, Alla mensa dell’amico, Ragioni metriche, Figurine vecchie, Egle, Primo vere, Vere novo, Canto di marzo, Saluti d’autunno, Su monte Mario, La madre, Per un istituto di ciechi, Sogno d’estate, Colli toscani, Per le nozze di mia figlia, Presso l’urna di Percy Bysshe Shelley, Ave, Nevicata, Congedo
VERSIONI
Tombe precoci, Note d’estate, La torre di Nerone, Ero e Leandro, La lirica

Carducci studiò a lungo e pubblicò i risultati dei precedenti tentativi firmati Leon Battista Alberti, Leonardo Dati, Claudio Tolomei, Annibal Caro e Gabriello Chiabrera, noti al mondo letterario, eppure la pubblicazione delle Odi barbare nel 1877 attirò numerose polemiche. La novità del poeta ottocentesco era il risultato raggiunto nella sperimentazione attuata sull’esametro e sul distico elegiaco che, per la loro particolare struttura metrica, avevano sempre rappresentato un ostacolo nella poesia metrica. Per raggiungere il suo scopo, ossia riprodurre nel miglior modo possibile il ritmo antico, trovò l’espediente di applicare al verso la lettura accentativa italiana o, in alternativa, di comporre versi in cui le sillabe lunghe fossero sostituite con arsi. Carducci lavorò anche ad altre forme metriche, dedicandosi in particolare all’imitazione delle strofe saffiche e alcaiche. Possiamo paragonare la sua attività di sperimentazione a quella svolta dai ricercatori nei laboratori: operazioni delicate, curate nei minimi dettagli, non solo dal punto di vista formale ma anche lessicale. Infatti, nell’esprimere la quotidianità, il poeta non impiega un linguaggio comune, ma propende sempre verso vocaboli di netta impronta classica, scelta che, come afferma il Salinari, potrebbe a sua volta essere considerata un limite: «il suo linguaggio che ha grande forza espressiva nelle rappresentazioni epiche o comunque di sentimenti dai contorni ben precisi, è troppo poco allusivo, sfumato, musicale per rappresentare situazioni sfuggenti, indefinite, contraddittorie, che riflettono i conflitti intimi delle zone più oscure e incerte della coscienza.»

I temi preponderanti nelle Odi sono la natura e la storia, ma non mancano anche componimenti dedicati agli affetti familiari e all’infanzia, all’amore e alla morte. Una poesia, Ragioni metriche, addirittura ha come protagonisti i versi greci e latini, attorno ai quali tanto si affannò l’autore. Di particolare interesse è la visione carducciana della storia, in cui una sorta di ‘peccato originale’ intacca alcune famiglie di regnanti: i discendenti, pur se innocenti, pagano le conseguenze della cattiva politica condotta dai loro avi, come nel caso degli Asburgo e dei Bonaparte.

Le Odi barbare quindi, pur non essendo un’opera dai contenuti innovativi, segnano una tappa importante dello sperimentalismo romantico alla continua ricerca di forme diverse per dare voce agli eventi caratterizzanti la storia e la società ottocentesca.

10 Febbraio 2004
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