Pietro Borromeo, LOmbra del Bafometto
Fermenti, Roma 2005
Euro. 15,00
La risposta al Codice Da Vinci strilla la fascetta rossa del volume. Si sa, è leditore che mette la fascetta, ma quando leditore è giovane e brillante siamo anche disposti a sorriderne. Forse Fermenti, piccola dinamica editrice romana vuole bissare il successo di pubblico riscosso nel 2004 con l Odissea in prosa per tutti di Marco Bonfiglio.
E magari avrà anche ragione, perché in questo romanzo di Pietro Borromeo ci sono pressa poco gli stessi ingredienti: brivido e mistero, delitti ed esoterismo, società segrete clericali e non.
Un thriller? Perché no? Che cosè quella scia di morti sospette, che vedono come vittime ecclesiastici di fama? I loro cadaveri disseminati fra Roma Parigi Praga e Amazzonia non recano traccia di violenza, ma hanno in comune la presenza di un anello al dito. Come sigillo, leffige del Bafometto, idolo barbuto dalle fattezze caprine iscritto in una stella a cinque punte rovesciata. Venerato, si dice, dai Templari.
Dietro queste morti si profila inquietante una guerra senza esclusione di colpi fra Opus Dei e un troncone, superstite ma attivo e combattivo, dei mai scomparsi Templari.
Incredibile. Appunto, incredibile per tutti tranne che per un erudito giornalista italiano, Pironi, e per un testardo commissario francese, Constantine, uniti da unantica schietta amicizia e dalla comune passione per la buona tavola, la birra e il fumo.
La strana coppia dinvestigatori riuscirà faticosamente a farsi strada fra lintrico di misteri, apprendendo i rituali antichi e incomprensibili di confraternite segrete, scontrandosi con atletici giovani preti e azzimati monsignori, seguendo le orme di una ragazza perduta che, privata della memoria da uno shock, li porta inconsapevolmente sulle tracce della verità.
E qui da un pezzo sè dissolta la somiglianza col bestseller di Dan Brown. Cè la suspense, per chi la cerca, ottenuta con sapienti cambi di scenario e interruzioni repentine della storia. Cè il brivido, che rende scomoda la poltrona dove siete seduti. I personaggi sono sanguigni, in carne ed ossa, a volte simpaticamente sopra le righe, ma tuttaltro che macchiette meccaniche. Fra gli aspetti meglio riusciti del romanzo, questamicizia virile giocata fra sapienza mondana e conoscenza filosofica, fra gusto per lazione e pausa riflessiva. Erudizione e fantasia, misticismo e veleni, erotismo e medioevo, sembra voler dire Borromeo nella sua prosa leggera eppure coltissima, sono il pretesto per raccontare un aspetto cardinale dellessere umano. E anche per rivendicare una porzione della cultura tradizionale europea spesso negletta.
Il segreto ultimo, quello che balugina in fondo alla storia, tremendo e banale allo stesso tempo, è davvero degno della sapienza degli antichi cavalieri, e della vastissima cultura dellautore.
Non ve lo voglio anticipare. Ma quando lo scoprirete, vi troverete senzaltro daccordo con me.
A cura della Redazione Virtuale
Milano, 5 settembre 2005
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