L'OPERA IN VERSI, RACCOLTA DELLE POESIE DI GIORGIO CAPRONI, CON INTRODUZIONE DI PIER VINCENZO MENGALDO.

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L'Opera in versi (1943-1986)



Giorgio Caproni, L'Opera in versi
Mondadori, 1998
I Meridiani, 1910 pp.
Introduzione di Pier Vincenzo Mengaldo
Euro 49,00

a voce di Giorgio Caproni nel panorama della poesia novecentesca ha le sonorità del primo violino, l’acuta gamma e il timbro di quello strumento (che pure, si sa, egli studiò con dignità e passione). Ed è voce che giunge all’apice nei Versi livornesi (P.V.Mengaldo) per rarefarsi pian piano e lavorare, alla fine, letteralmente col ‘niente’ (G.Bertone) — «Non c’è il Tutto, non c’è il Nulla. C’è solo il non c’è» (da: Res amissa).

La grandezza di Caproni sta anche nel suo coraggio di spogliarsi con pazienza delle cose più care, degli echi purgatoriali dell’amatissimo Dante (Il seme del piangere, Il muro della terra), delle nudità di Saba (nudità di rime baciate e nudità d’anima esposta, nei Versi livornesi, dolente ricordo della madre Anna Picchi), della ‘fratellanza’ con Leopardi, della presenza di Penna (in particolare nella poesia Raggiungimento, inclusa nella raccolta Il Conte di Kevenhuller e definita ‘deliziosa’ da P.V.Mengaldo nell’introduzione all’Opera mondadoriana). Sembra di assistere a una sorta di ‘decantazione’ dei classici e della migliore poesia a lui contemporanea per poi vederne raccolto, nell’ultima produzione, il ‘distillato’ (Res amissa e molte tra le Poesie sparse e inedite).

Non potendo evidentemente affrontare un’analisi completa e approfondita dell’Opera caproniana, ne proponiamo uno sguardo su oggetti particolari. Il primo potrebbe essere il linguaggio. Agamben e Mengaldo hanno ben sottolineato la straordinaria varietà e padronanza di gerghi e sottocodici: per la lingua straniera, la qualità alta delle citazioni e della toponomastica, si possono facilmente citare le raccolte Erba francese (del 1978) e Il franco cacciatore (1973-1982); per la rilevante presenza di metafore, allusioni per simboli, temi e linguaggi filosofici, Il Conte di Kevenhuller (1979-1986); per la rielaborazione del linguaggio naturalistico e del profondo, pressoché tutta la prima produzione (fino al 1975). Numerose poesie, peraltro, denotano anche sicurezza nell’uso di termini tecnici e scientifici (come in In lode del ‘singolo’, il linguaggio sportivo o, in Statale 45, il codice della strada). Una menzione particolare merita il ‘codice’ liturgico e la sua parafrasi: emblematica a questo proposito è la Litania a Genova (inclusa nella raccolta Il passaggio d’Enea, 1943-1955) e, più sottilmente, l’intera sezione Liturgica inclusa ne Il franco cacciatore.

Potremo orientare un secondo sguardo sul particolarissimo ‘paesaggio’ costruito (e decostruito) dalla poesia di Caproni. Come la forma si distilla via via nell’epigramma, così il paesaggio e le sue componenti antropomorfe si distillano fino al bianco assoluto e all’assoluto ‘niente’. Non che manchino ‘luoghi’ tipici e ricorrenti (il confine, la caccia, il viaggio, i volti), ma certamente mancano i presupposti per una lettura per così dire ‘realistica’. Caproni mentre pone, sottrae: il coefficiente metaforico o immediatamente simbolico è così alto che rende pressoché impossibile una percezione d’insieme di tipo naturalistico (sul tema, sono di sicuro interesse gli approfondimenti di G.Bertone, Letteratura e paesaggio, Manni, Lecce, 2001).

Un’altra proposta è quella di condurre lo sguardo in piena e assoluta libertà, ad esempio sulle poesie escluse dalle raccolte, o piuttosto costruendo personali collezioni di poesie, non già rappresentative dell’intero percorso dell’autore, quanto invece dell’amore e delle ragioni che a quest’autore ci legano. In questo senso espliciterò, in chiusura, la mia personalissima scelta di Giorgio Caproni.


Alba

…Ma tu, amore,
non dirmi, ora che in vece tua già il sole
sgorga, non dirmi che da quelle porte
qui, col tuo passo, già attendo la morte.

(in antifona alla raccolta Il passaggio d’Enea, 1943-1955)

Preghiera

……..
Anima mia, sii brava
e va in cerca di lei.
Tu sai cosa darei
se la incontrassi per strada.

(in Versi livornesi, Il seme del piangere, 1950-1958)

Congedo del viaggiatore cerimonioso

…….
Di questo, sono certo: io
son giunto alla disperazione
calma, senza sgomento.
Scendo. Buon proseguimento.

(Congedo del viaggiatore cerimonioso & altre prosopopee, 1960-1964)

La preda

…….
La preda
evanescente…
La preda
mansueta e atroce
(vivida!) che nelle ore
del profitto (nelle ore
della perdita) appare
(s’inselva) nella nostra voce.

(ne Il Conte di Kevenhuller, 1979-1986)

Meteorologia

Dall’isola di Bargeggi
a Capo Noli foschia.
Stamani il mare è piatto
come la mia ateologia.

(da Versicoli del controcaproni, 1969 e segg.)

Concessione

Buttate pure via
ogni opera in versi o in prosa.
Nessuno è mai riuscito a dire
cos’è, nella sua essenza, una rosa.

(da Res amissa)

Con altre vele

Che il resto fu finzione, che si va
con altre vele, in ben altre città.

(da Poesie disperse)


A cura della Redazione Virtuale

Milano, 14 luglio 2003
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