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Ore giapponesi


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Fosco Maraini, Ore giapponesi
Con un saggio di Giorgio Amitrano
Prima edizione 1957.Ultima edizione 2000
Corbaccio
pp. 518, con fotografie dell'autore
Lire 65.000/euro33,57

il racconto di un viaggio compiuto da Fosco Maraini a cavallo degli anni 1953-1954, ma Ore giapponesi attinge anche dal patrimonio di conoscenze acquisite dall’autore negli anni che vanno dal 1938 al 1946 quando, per undici lunghi mesi, Maraini fu internato in un campo di prigionia da cui rischiò di non uscire vivo, a causa delle posizioni assunte in seguito all’armistizio dell’8 settembre 1943 *. Nell’edizione del 2000 di Ore Giapponesi, Maraini colma un divario di quasi 50 anni con delle note che si riferiscono ai suoi viaggi più recenti e ci aggiorna sui mutamenti, a volte orripilanti, a volte encomiabili, ma sempre straordinari, sopravvenuti nel frattempo.

Ore Giapponesi
è un viaggio svolto in condizioni ideali, con mezzi economici sufficienti, l'assistenza di amici del posto e una acquisita familiarità con la cultura di un Paese altrimenti impenetrabile, a causa non solo della lingua, ma anche della scrittura e delle consuetudini, a volte poco comprensibili ai suoi stessi cittadini. «Anche da noi un avvocato incontra delle difficoltà a leggere uno scritto di chimica [...] Di fronte invece ad ideogrammi di una disciplina diversa da quella abituale occorre un ulteriore studio approfondito, non dico per capire, ma per compitare».

Modernizzato ma assai poco occidentalizzato, il Giappone è un Paese in cui prima di tutto i rapporti fra le persone possono svilupparsi senza incidenti soltanto se restano sul filo di un cerimoniale molto preciso. Questo potrebbe far pensare che i giapponesi siano persone scontrose e inospitali. In realtà possono essere affabili e premurosi, una volta stabilita una relazione, che non è mai una relazione fra due soggetti, ma fra due entità gerarchiche complesse; che poi, se osservate da una distanza sufficiente, anche queste entità confluiscono nello stesso grande ordine cosmico.

Da qui l’importanza che riveste il biglietto da visita nella società giapponese, come il «voi siete qui» nella pianta di un edificio ignoto, una vera e propria chiave su cui impostare ogni futuro rapporto, mantenendo consapevolezza e controllo sulle conseguenze sociali.

Uno dei simboli della modernizzazione del Giappone è il treno Shinkansen, «un ottimo treno normale a trazione elettrica [...] ma superlativamente organizzato e assistito», capace di velocità di punta molto elevate ma soprattutto di soste brevi: due, al massimo tre minuti. E qui emerge una delle caratteristiche dell’efficienza giapponese: la capacità progettuale. «Prendiamo un’operazione qualsiasi, costruire un edificio, pubblicare un libro, aprire un negozio, girare un film. Dividiamo l’impresa in cento parti. I giapponesi ne dedicheranno settanta, ottanta a pianificazioni minutissime, a conciliaboli (sodan) senza fine, alla ricerca di un accordo di massima tra dirigenti di vari livelli; dopo di che si passa alla messa in opera, all’esecuzione che ha luogo con grande rapidità ed efficienza; in questo secondo momento il piano diventa per così dire sacro, non si tocca, non si corregge, non si aggiusta».

Da antropologo, Maraini cerca di spiegare tutto con abbondanti riferimenti alla storia delle popolazioni, ai flussi migratori, alla contaminazione con altre culture, spesso dovuta a invasioni, in tempi che si perdono nella notte della memoria, con abbondanti riferimenti alle scritture tradizionali giapponesi, il Kojiki (712), il Nihon Shoki, (720), il Kogoshui (807), il Jinno Shotoki (1343) ma lo fa in maniera leggera, con un linguaggio sempre comprensibile, attingendo a un lessico vasto ma non ricercato. Le vicende degli amici italiani o giapponesi che lo accompagnano, fanno emergere espressioni del toscano — “oh bischeraccio”, “grullo” - che sdrammatizzano istantaneamente il contenuto spesso altamente scientifico di quest'opera e la rendono accessibile al pubblico più vasto, facendone uno di quei magici libri, capaci di affascinare l’immaginario di un ragazzo e di essere nello stesso tempo citabili in un consesso di accademici.

Vi trovano spazio argomenti che sono fondamentali per conoscere la cultura del Giappone: come la religione shinto, il culto dell’imperatore, la scrittura, la costruzione delle case, dei torii (i portali che sorgono al limite di un territorio benedetto), dei templi, delle pagode; la tradizione di mille cerimonie che rievocano altrettante poetiche misteriose storie; la consuetudine del tè, la propensione di tutti i giapponesi per la poesia. O anche il bagno alla giapponese, un piacere a cui abbandonarsi collettivamente dalle cinque alle sette. «Si torna a casa, ci si lava con comodità e serenità, ci si cambia vestendo gli ampli abiti orientali dalle belle pieghe, poi finalmente si cena».

La lunga frequentazione del Giappone ha trasformato Maraini-san in un simpatico mostro: metà toscano e metà giapponese. «Avevo tempo non solo di ammirare e di restare stupito, ma di respirare un’aria che portava ignoti profumi, di penetrare, soprattutto di riflettere. Ecco intorno a me un grande popolo la cui civiltà, conoscendola meglio, appariva — benché profondamente diversa — ognora più chiara e luminosa: dunque la necessità della filosofia greca, dell’arte classica, del cristianesimo, senza di cui mi era stato insegnato ed avevo sempre letto che non v’è che barbarie, risultava invece da provarsi». Questa prontezza a rimettere in discussione ogni cosa ha sortito un fantastico effetto: che lo scrittore abbia mantenuto negli anni il giovanile dissacrante spirito toscano, su cui si è innestato il nuovo elegante e composto spirito dell'identità giapponese. Il risultato è un maturo cittadino cosmopolita che entrambe le culture potrebbero reclamare proprio ambasciatore. La prova è in un frammento, quasi un verso, che Maraini dedica al suo amico Somaini — insieme poetico nella sua sinteticità e affettuoso nella sua ironia:

«Gatto della filosofia, ecco la tua notte fosforescente di metafisici fiori».


* Con l'armistizio dell'8 settembre 1943, l'Italia, che partecipava all'«Asse Roma-Berlino-Tokio», passò dalla parte degli anglo-americani, contro, quindi, agli ex alleati. Maraini, che si trovava in Giappone si rifiutò di giurare fedeltà alla Repubblica di Salò, e fu arrestato e internato con tutta la sua famiglia.

03 Novembre 2000
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Marco Alfieri (marcomelandri7@yahoo.it), Sanremo (Imperia), 17/10/'03

È un libro che consiglio: è facile innamorarsi del giappone.


Alessandro Chiantaretto (achiantaretto@libero.it), 17/12/02

E' un libro meraviglioso che permette l'incontro con una realtà apparentemente tanto lontana dalla nostra. Consiglio la lettura.


Elena Vedovelli (mariellazanchi@vivacity.it), Verona, 09/12/02

Quando i miei mi hanno regalato questo libro grandissimo che tanto, dall'esterno, sembra un saggio, certo non pensavo di poter trovare un libro così bello e intenso che ti porta in un paese lontano e misterioso per scoprirlo, conoscerlo, amarlo sia nel suo caldo e colorato passato che nel suo presente forse un po' più grigio ma comunque affascinante e molto attaccato alle tradizioni


Alberto Martelli (alberto.martelli@cec.eu.int), Bruxelles, 29/7/02

Per chi conosce il giappone è un modo per ritornarvi, e capire cose solo intraviste, accennate. Per chi non conosce il giappone è un modo per innamorarsene. Sicuramente Fosco Maraini è non solo un grande scrittore ma un grande uomo con una vita intensamente vissuta.




http://www.italialibri.net - email: - Ultima revisione Lun, 4 set 2006

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