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ORME DEL SACRO. PER UMBERTO GALIMBERTI, TUTTO CIÒ CHE SFUGGE ALLO SGUARDO DELLA SCIENZA, SVANISCE |
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Orme del sacro (2000) |
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«Se così è, vien da pensare che, prima di essere una posizione filosofica, il nichilismo è il risultato dello sguardo scientifico, che ogni volta che guarda un uomo vede un nientaltro che». Tutto ciò che sborda dal nientaltro che la scienza delimita e indaga, è il mare che la ragione non può percorrere se non perdendosi (vedi V. Odifreddi Il vangelo secondo la scienza). È loceano sconfinato del sacro, al quale «non appartengono solo le creature soprannaturali, i mostri di ogni tipo, i morti, ma anche la natura per quel tanto che è estranea alla cultura, quindi gli istinti, le pulsioni, le passioni, le malattie». Quando il sacro si offre albero, animale, destino - è soglia verso un numinoso che si dona per pure contemplazioni come per sperdimenti orgiastici: vi si accede lungo percorsi protetti dai riti e giustificati dalle religioni, spaesandosi con sapienza e cautela in dimensioni altrimenti troppo rischiose. Anche nella Bibbia (Dante lo sapeva bene) Dio è un eccesso inabitabile: «Tu non potrai vedere la mia faccia, perché luomo non può vedermi e sopravvivere» (Esodo, 33, 20-23). Ma in tutto ciò la tecnica, richiedendo la sconsacrazione del mondo per farne sua materia prima, trova solo limiti da sfondare (Conrad). Questo il fatto essenziale: dopo di che, «luomo tolto alle manette del sacro può fare soltanto quello che sta facendo» (Ceronetti). Il mondo viene così confiscato, e il deserto che avanza (Nietzsche), da metafora duna condizione dellessere, si fa diagnosi brutale dellecosistema della Terra. Così stanno le cose. Già in E ora? Galimberti chiariva che è dei filosofi «descrivere il mondo e non giudicarlo». Anche la morte di Dio annunciata da Nietzsche non è una bestemmia, ma un fatto perché «se il mondo si organizza prescindendo dallidea di Dio, allora Dio è morto». Nelletà del disincanto (Weber), persa ogni fedeltà alla terra (Nietzsche), il sacro è dunque perduto, ma per quel contenitore di irrazionale che è luomo ciò significa atrofizzazione dellesistenza e analfabetismo emotivo: «non conosciamo il dolore se non come impedimento non sappiamo parlare se non in modo sempre più tecnico e quindi impersonale, per cui finiamo con labitare una terra divenuta straniera». Conclusioni analoghe a quellimportantissimo libro a questo parallelo che è Psiche e techne. Rispetto a tanto, il cristianesimo è una stella spenta: religione debole venuta a patti con la legione di diavoli che lera della tecnica sventaglia, «parla di morale sessuale, di contraccezione, di aborto, di divorzio, di scuola pubblica e privata», e abbandona la «notte indifferenziata del sacro o alla solitudine dei singoli che cercano rimedi in farmacia» o a «quella religiosità da New Age che viene incontro a quel nucleo di follia che ciascuno avverte dentro di sé come non interpretabile, non culturalizzabile, non leggibile». Quel non leggibile di anime rese «esangui dalla ragione» e «asfittiche dallincapacità di correlare la loro sofferenza quotidiana con il dolore del mondo» torna appena come inconscio: lì «ognuno deve vedersela da solo con demoni e dèi» di cui sè «perso lorigine, il luogo e il nome». Pare che la tecnica esasperi, e non risolva, la condizione delluomo come «animale non ancora definito» (Nietzsche). A cura della Redazione Virtuale Milano, 6 maggio 2005 |
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