IL PAESE DI CUCCAGNA, DI MATILDE SERAO, UNA DENUNCIA DELLA ROVINA MORALE CONSEGUENTE ALL'INTRODUZIONE DEL GIOCO DEL LOTTO

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Il paese di cuccagna (1890)


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Matilde Serao, Il paese di cuccagna
Giannini, 2004
.brossura (cur. De Caprio C.)
552 p, Euro 20,00

ubblicato per la prima volta nel 1890 a puntate sul quotidiano «Il Mattino» di Napoli, Il paese di cuccagna di Matilde Serao (1856-1927) apparve un anno dopo in volume presso l'editore Treves di Milano. Il talento di osservatrice appassionata che aveva caratterizzato la potente inchiesta Il ventre di Napoli (1884) viene qui applicato ad un aspetto particolarmente sentito nella realtà partenopea dell'epoca: il gioco del lotto.

Nato a Genova nella seconda metà del Cinquecento e ufficialmente introdotto a Napoli nel 1682, il lotto, si era profondamente radicato in città, suscitando entusiasmo e speranze, specie tra i più poveri. Il miraggio di un facile arricchimento che permettesse di approdare al "Paese di Cuccagna" superando d'un tratto le pene e le angosce di una vita di stenti era alla base della notorietà di questo gioco, il cui fascino era legato anche alle suggestioni cabalistiche a cui dava adito. Significativa a questo proposito la figura del cosiddetto "assistito", che non poteva giocare personalmente i numeri che emergevano dai suoi sogni ma poteva comunicarli ad estranei; tale ruolo è rivestito nel romanzo dall'inquietante don Pasqualino, attorniato da «tutti coloro che credevano in lui e nelle sue visioni».

Il romanzo della Serao è una denuncia del gioco del lotto e dei suoi effetti devastanti su tutte le componenti della società napoletana. Già ne Il ventre di Napoli l'autrice aveva scritto : «Ma non credete che il male rimanga nelle classi popolari. No, no, esso ascende, assale le classi medie, s'intromette in tutte le borghesie, in tutti i commerci, arriva fino all'aristocrazia. Dove vi è un vero bisogno tenuto segreto, dove vi è uno spostamento che nulla vale a riequilibrare, dove vi è una rovina finanziaria celata ma imminente... ivi il giuoco del lotto prende possesso, domina...» E aveva aggiunto : «Il popolo napoletano, che è sobrio, non si corrompe per l'acquavite, non muore di delirium tremens; esso si corrompe e muore pel lotto. Il lotto è l'acquavite di Napoli».

Ma Il paese di cuccagna non è solo un romanzo sul lotto, né potrebbe esserlo. Alla tesi della rovina materiale e morale come conseguenza del gioco, esemplificata nei vari casi umani presenti nella narrazione, si affiancano infatti altri temi che emergono grazie a potenti descrizioni dal vero e che rendono il romanzo estremamente interessante anche per il suo carattere di documento: basti pensare al capitolo dedicato al miracolo di San Gennaro e al modo in cui viene vissuto dal popolo napoletano, alla descrizione del Carnevale o a quella della festa di battesimo in casa del pasticciere Fragalà con la minuziosa descrizione dei numerosi dolci tipici offerti agli invitati.

Lo sguardo della Serao, mai superficiale, si sofferma su ambienti, personaggi ed eventi senza scadere nel bozzettismo e nel "pittoresco", con una barocca abbondanza di particolari a volte sbalorditiva. Ma se l'adesione alla vita reale ci riporta al clima del Naturalismo (e Verga solo due anni prima aveva pubblicato il suo Mastro don Gesualdo), non è possibile parlare però di uno sguardo impersonale: la prorompente personalità dell'autrice si afferma infatti in quella costante, amara ed appassionata volontà di denuncia che aveva già contraddistinto Il ventre di Napoli.

E appare significativo il giudizio espresso da Pietro Pancrazi nella sua introduzione a Serao, volume I in Romanzi e racconti italiani dell'Ottocento (Milano, 1944):

«Tra cent'anni, quando non si sapesse più nulla di Napoli, questo libro basterebbe a resuscitarla».

A cura della Redazione Virtuale

Milano, 15 marzo 2006
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