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IN PALLINE DI PANE, PAOLA MASTROCOLA CI OFFRE UN AFFRESCO VIVIDO DELLA CONDIZIONE FEMMINILE CONTEMPORANEA.

Palline di pane (2003)



Paola Mastrocola, Palline di pane
Guanda, 2003
237 p.
Euro 7,50

Palline di pane e formaggio. Sono quelle che prepara con la massima attenzione Orlando Maria detto Olli, undicenne figlio della protagonista, perché sono le esche migliori, come gli hanno insegnato i vecchi pescatori. La madre, invece, preferirebbe vederlo impegnato in una partita a biglie o a pallone con gli altri ragazzini della spiaggia: un bambino che non gioca e che si dedica soltanto ad attività solitarie implica il biasimo assicurato da parte di tutti gli amici sparsi sotto gli ombrelloni. Agosto infatti significa vacanze, perché si sa, i figli devono fare le vacanze, e vacanze per Emilia significa un mese in uno squallido appartamento in affitto nel solito paesino sardo, dove si raduna la solita, variegata compagnia di vecchi amici. Quest’anno, poi, siccome il marito Giorgio è in India per lavoro, ad accompagnarla c’è Lucinda, una baby-sitter portoghese che non parla una parola di italiano e passa le giornate china sulla sua obsoleta macchina da cucire, spesso piangendo silenziosamente per qualche segreto motivo, invece di accudire la piccola Stefi, sei mesi, che non sembra apprezzare affatto la vita di mare.

Emilia vorrebbe, in tutto questo, trovare quel tempo che sempre le sfugge per appostarsi su uno scoglio isolato e scattare le istantanee che dovrà esporre a Parigi in una mostra tutta sua. Vorrebbe riuscire a terminare l’Ulisse di Joyce, che ogni volta le tocca ricominciare da capo perché non ricorda più l’inizio, vorrebbe fermare qualcuno dei mille pensieri che le affollano la mente sul diario col lucchetto che porta sempre con sé. Vorrebbe, soprattutto, riuscire a fotografare le acciughe nell’attimo in cui guizzano oltre la superficie del mare prima di riimmergersi, ma come fare quando la baby-sitter esce di corsa ogni mattina per sbrigare non si sa quali faccende, quando tuo figlio passa le giornate da solo sul molo a pescare invece di azzuffarsi coi mitici “coetanei” e tu inizi a chiederti se sia davvero lui quello sbagliato, o se non sia piuttosto il mondo a essere sbagliato? E quando gli amici della spiaggia insorgono scandalizzati perché tuo figlio ha raccolto tutto fiero una conchiglia con-l’animale-vivo-dentro: puro vandalismo ecologico, zero sensibilità ambientale, crudeltà allo stato brado! Per cui ti ritrovi, sotto la loro spinta, nel goffo tentativo di rimediare a quel tuo essere disperatamente non adeguata, ad adottare una capra randagia, sforzandoti di pensare che sarà la soluzione a tutti i tuoi problemi. Per poi dover constatare quel che tuo figlio ti aveva predetto da subito: «Noi non siamo gente da cani. Né da gatti, o da criceti o da capre. C’è la gente che sa tenere un cane: vedi Vittoria; e c’è la gente che non è capace: noi».

Per fortuna, anche nella desolazione di avere la testa piena di domande senza nemmeno avere il tempo di cercare le risposte, finalmente ricompare Lars. Lars di madre eporediese e padre danese, di cui nulla si sa. Lars che ogni anno arriva con la tramontana sul suo improbabile veliero vichingo, dal quale scende solo a sera per condividere qualche ora con la compagnia, ascoltando sempre e parlando molto raramente. Lars che con la sua semplice presenza sembra garantire che ora non potranno più succedere cose sbagliate. Lars che con la tramontana ripartirà, ma non da solo.

Una scrittura veloce e viva ci trasporta all’istante a fianco dei personaggi, che sentiamo vorticarci intorno. Una scrittura che rende a meraviglia il fluire dei pensieri di Emilia: un magma vivo e incandescente che i problemi concreti stentano ad arginare, che i saggi suggerimenti degli amici contribuiscono a interrompere e deviare mille volte, che lei stessa fatica a seguire e ancor più a indirizzare. Impossibile non riconoscersi nelle sue riflessioni, perdendosi con lei negli eterni dilemmi senza risposta. O forse la risposta c’è e in fondo la conosciamo da sempre, a dispetto dei ripetuti tentativi di seppellirla per adeguarsi alle regole che tutti sbandierano intorno a noi. Per fortuna uno di questi giorni comparirà all’orizzonte la vela rossa di Lars.

A cura della Redazione Virtuale

Milano, 02 ottobre 2003
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Alex (simale89@hotmail.com), 20/11/'03

Non sarà il romanzo del secolo, ma è molto carino e godibile.



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