LE PAROLE TRA NOI LEGGERE, DI LALLA ROMANO, STORIA DI UNA MADRE E DI UN FIGLIO IN UN'AUTOBIOGRAFIA «ESTREMA».

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Le parole tra noi leggère (1969)


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Lalla Romano, Le parole tra noi leggère
Einaudi, Torino, 1996
300 pp., Euro 7.23

el 1969, dopo quattro anni di intenso e teso lavoro, Lalla Romano dà alle stampe il suo romanzo di maggior successo, fatto — come scrisse Montale presentandolo dalle colonne del «Corriere della Sera» — per il lettore «capace di amare una poesia incapace di esibirsi come tale».

È proprio un verso, tratto da una poesia d'amore di Montale — («… le parole / tra noi leggère cadono. Ti guardo/ in un molle riverbero») — a dare il titolo a quest'opera, nata per l'appunto da un rapporto d'amore.

Spinta dal legame e dal sentimento per il figlio, per quel figlio che vive come se gli «altri» non esistessero, Lalla Romano, non adattandosi e non rassegnandosi ad essere compresa negli «altri», intraprende, con la scrittura de Le parole tra noi leggère, la coraggiosa e «rischiosa avventura» di ridurre l'estraneità che la separa da lui.

A giudizio della stessa autrice, il racconto è di natura autobiografica, ma solamente «in modo estremo»: non rispondente «cioè al canone tradizionale, moderato, del genere». Per Lalla Romano «il linguaggio è tutto: è la chiave», nella scelta delle parole sta la spiegazione di tutto. Pertanto, non permettendo alle parole di falsare o deformare le verità inseguite e recuperate nella memoria, la scrittrice lavora con minuziosa cura, approdando a uno stile semplice, lineare e fermo, pervaso da una commozione non esibita. E nell'intento di «leggere» e di comprendere il figlio «scontroso e spregiudicato», la madre-narratrice ricorda e scrive, ma narra con ironica e cruda «spietatezza», con tono preciso, scabro ed essenziale, bandendo elegia e sentimentalismo.

è una madre «dotata di sensibilità non solo morale ma anche estetica» e c’è un figlio, un figlio unico, anticonformista e scontroso, attraverso i comportamenti del quale è la madre stessa, la madre che dice io, a comprendere che davvero aveva ragione Freud sostenendo che nel rapporto madre-figlio il nodo non è tanto il figlio quanto proprio la madre, anche ed essenzialmente «per il sovrappiù di conoscenza che ha a disposizione».
Il libro è — come ha notato Cesare Segre — «come un’amorosa investigazione» nella quale Lalla Romano è costretta a verificare continuamente le possibilità e la legittimità stessa del proprio ruolo, che si sente impreparata ad assolvere. Il titolo, tratto da un verso di Montale, rimanda alla difficoltà di comunicare tra due persone dai caratteri, in fondo, troppo somiglianti: parole leggere che cadono nel vuoto, voci che si cercano ma non riescono a trovarsi e, perciò, si perdono: in gelosie, sospetti, risentimenti. Quel libro approfondì ulteriormente le distanze tra i due veri protagonisti, ma l’autrice non si pentì di averlo scritto: «Anche il libro è un figlio, per lo scrittore (uomo o donna). Questo il dramma, irrimediabile. Ma è appunto vita, transitorietà. Forse non colpa, ma punizione». (P.D.P)
Tutto ciò che è rimasto inciso nel ricordo, eventi piccoli o grandi, gesti e battute, ma anche lettere, compiti in classe, frammenti di diario, disegni, dipinti, fotografie divengono «un artificio necessario» in questa amorosa e quasi scientifica indagine investigativa. Sono indizi e prove che la madre via via registra, commenta e giudica alla luce della realtà presente, al fine di afferrare e ricomporre «per strati» il figlio sfuggente ed «ermetico», e di comprendere le ragioni del conflitto e dell'incomunicabilità tra loro.

Ne Le parole tra noi leggère viene così a rappresentarsi il drammatico rapporto tra una madre, donna discreta, colta, intellettualmente libera e aperta, i cui errori «sono imputabili… alla passione», e un figlio introverso che rifiuta non tanto il suo amore, quanto piuttosto il suo modo di amare; e che non solo pensa, ma vive con spregiudicata e geniale libertà, al di fuori da ogni norma e condizionamento sociale.

E nel 1969 l'emblematica attualità della storia fece de Le parole tra noi leggere il best-seller dell'anno. (D.M.)

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Daria Riviera (dariariv@tiscali.it), Paullo (Mi), 07/03/03

Mi sono riavvicinata a Lalla Romano, perchè con il mio gruppo di teatro abbiamo in programma domani nel mio paese, una lettura di sue poesie inedite. Un serata intensa al femminile.


Daniela (damag@davide.it), Piacenza, 06.10.2002

Ho letto, per ora, soltanto "Le parole tra noi leggere" e dopo questo incontro con l'autrice mi sono riproposta di leggere tutti i suoi libri. La leggerezza e la delicatezza del suo linguaggio mi hanno stupita e lasciato dentro qualcosa di bello. Non sono in grado di esprimere come vorrei quanto ho apprezzato questo scritto. E' stato come riassaporare qualcosa di antico e bello che ognuno di noi ha dentro, non una nostalgia, ma più che altro un desiderio, il desiderio di una vita piena nel senso di reale, vera. Poter leggere la nostra lingua con la maestria con cui lei la scrive mi ha riconfortato in questa epoca di "inglesismi" ecc. di cui spesso anche chi li dice non ne conosce il significato. Grazie Lalla


Angela Floccari (angelafloccari@email.com), Milano, 19.1.2002

Sono entusiasta di Lalla Romano. Per me è come se, leggendo alcuni suoi romanzi -"Dall'ombra", "Nuovo romanzo di figure", "La penombra che abbiamo attraversato"- mi ritrovassi imbevuta del suo mondo spirituale quale lo sento, inverosimilmente simile, sin da bambina. Lalla è gelosa di tutto ciò che le appartiene ma, nonostante ciò, amorevolmente ti ricopre di particolari descrittivi di ricercata speculazione introspettiva attraverso i quali entri compiutamente in un universo ricco e speciale per il suo essere percettibilmente realistico e quindi anche disperatamente e irrinunciabilmente soggiogante.


Marco Di Pasquale (marco18dicembre@hotmail.com), Macerata, 1.1.2002

Ho approcciato da poco le opere della Romano, iniziando da un racconto lungo, L'ospite, dedicato alla scoperta del Fanciullo, in questo caso il nipotino ancora in fasce: mi ha affascinato la sua scrittura leggera, nervosa, saettante, appena venata da un continuo e soffuso riferimento incrociato tra Vita e Cultura. Un'autrice di cui sto scoprendo ora le potenzialità, che avevo precedentemente sottovalutato, e che sa oltretutto rendere la lettura un piacere: mai scontato, mai immobile, sempre vivo e scattante. Davvero una bella scoperta!


Elisabetta Saccon (elisabetta@saccongomme.it), Ponte della Priula, Treviso, 9.11.2001

L' autrice è molto espressiva e sembra, leggendo, di capire quasi gli stati d' animo dello scrittore. Il libro che preferisco e «L' ospite» perchè ha descritto con fin troppa naturalezza lo stato d' animo di una nonna così sconvolta ma allo stesso tempo felice per la nascita del nipotino emiliano che, lei donna di grande cultura, le fa cambiare abitudini. Guarda il nipote con occhi sapienti ma, che si ritrovano stupefatti da quel bimbo che anche senza parlare riesce ha farsi capire e far cambiare le persone che lo circondano.


Amanda di Ferdinando (amy76@katamail.com) Teramo 17.07.2001

nel 1995 ho letto "le parole tra noi leggere". é stata la folgore! Non l'ho più abbandonata! é stata parte di me, della mia vita, dei miei sogni, è stata prima del sonno, durante i sogni! I suoi libri mi hanno dato più anima, più cuore! Mi sono sentita piena, vera, e soprattutto donna! Avrei voluto incontrarla! Le mando un grazie speciale!


Paolo Di Paolo (rosbin@tiscalinet.it) Roma, 28.06.2001

Lalla Romano mi sembrava di conoscerla bene, con le fotografie sbiadite della gioventù, lei bambina sopra un seggiolone e sul naso occhiali troppo grossi, con la voce dei suoi ricordi mille volte ascoltata, limpida e splendida. Ma c'è una foto più recente, una foto niente sbiadita, di questa signora che il Tempo aveva finora trattato con cortese riguardo forse per ricambiare il riguardo di lei, una signora bella, i capelli bianchi coperti da un cappello nero, guarda in alto, ma non sappiamo dove. Sorride. Mi piaceva indovinare nei suoi occhi molte cose, molte storie: l'allegria della maturità, l'infanzia sempre tra i piedi, la passione per i papaveri, la gentilezza con le «persone belle», i colori dei suoi quadri, la strada tortuosa che lega il passato col presente e il futuro, la paura del buio («noi temiamo la notte»), di essere assorbita dal nulla, dai mari estremi. L'ho ripresa in mano oggi, quella foto. Con il rimpianto di una lettera mai spedita, una lettera che volevo scriverle e che aveva molto da dire, la passione immensa per la letteratura, e l'amore e l'ammirazione per lei, signora dallo sguardo severo, compagna di viaggi per sempre, Lalla Romano.


gigi bignotti (gigi.bignotti@gazzettino.it), Venezia 26.06.2001

Con Lei scompare oggi una grandissima e sensibile interprete: un vuoto impossibile da colmare.


Eustacchio Leone (lion@katamail.com (Laterza, Taranto) 02.03.2001

Sono un ammiratore di Lalla, sia come srittrice che come pittrice. Però mentre posseggo quasi tutti i suoi libri ho visto poco della sua produzione pittorica. Volevo sapere se per caso non intende allestire una mostra qua nel sud, magari a Bari? Vi prego di far pervenire a Lei questa email perchè altrimenti non saprei come raggiungerla. Forza Lalla, da Leone, tuo ammiratore


Ester Bonelli, (estersil @tiscalinet.it) Caltagirone 08.10.2000

Lalla Romano è entrata nella mia vita per curiosità, quando mi sono trovata fra le mani "Nei mari estremi", era una domenica pomeriggio quando divorai quel libro e, alla fine, avevo gli occhi pieni di lacrime. Decisi di saperne di più, su di lei e, procedendo un po' a caso, lessi "Le parole tra noi leggere" e poi, instancabilmente, "La penombra che abbiamo attraversato" e via via gli altri romanzi. La sensazione più rassicurante provata nel leggere le sue opere, è sempre stata quella di poterci entrare dentro, di poterle fare mie: in ciascuno dei suoi libri ho trovato qualcosa di me,questo me li ha resi cari, come amici a cui ricorrere al momento del bisogno, compagni di sere solitarie o di giornate spese a riflettere. Questo mi ha reso cara anche lei, la scrittrice, un'ideale amica lontana. Non importa che ciò che scrive sia più o meno autobiografico, io penso che dentro i suoi libri si possa trovare la biografia del genere umano, senza distinzioni di sesso; non sono libri "al femminile" come qualcuno li ha giudicati, sono libri di sentimenti e di pensieri universali. La bimba Lalla che osserva il mondo dei grandi e l'effetto che questo fa su di sè, la ragazza Lalla alle prese con gli studi ed i primi amori, la donna Lalla, madre complessa e attenta, la nonna Lalla, tenera e pietosa, la donna, Lalla, pregnante di un senso morale che è tutt'altro che bigotto e convenzionale, riassume in sè un insieme straordinario, nella sua semplicità e naturalezza. Io posso affermare di provare affetto per questa sconosciuta scrittrice che sa parlare anche di me, seppure non sa che esisto; provo gratitudine per le parole che ha scritto, per la poesia e la dolcezza che mi ha regalato.Così,una fra le scrittrici più "autobiografiche" della narrativa italiana, è, in realtà, a mio giudizio, quella meno chiusa in se stessa, quella che parlando di sè ha parlato di tutti, quella le cui opere possono diventare di tutti, e ciascuno può viverle atraverso se stesso.




http://www.italialibri.net - email: - Ultima revisione Ven, 6 ott 2006

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