IL PARTIGIANO JOHNNY, IL ROMANZO INCOMPIUTO SULLA RESISTENZA, DI BEPPE FENOGLIO

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Il partigiano Johnny (1968)



Beppe Fenoglio, Il partigiano Johnny (1968)
Einaudi, 1994 - con un saggio di Dante Isella
Einaudi Tascabili, pp. 527
Euro 10,00

«È probabile che nessun altro libro sulla Resistenza italiana possa superare, come documento e come riuscita artistica, quest’incompiuto, grezzo, straripante, monumentale abbozzo di romanzo» («Times», Supplemento letterario, 19 dicembre 1969).

«Alba la prendemmo in duemila il 10 ottobre e la perdemmo in duecento il 2 novembre del 1944.»

uesto è l'incipit del romanzo incompiuto Il partigiano Johnny di Beppe Fenoglio, dal quale nel 2000 è stato tratto un film presentato in anteprima al pubblico albese nell'auditorium della Fondazione Ferrero. Il partigiano Johnny fu pubblicato postumo nel 1968 a cura di Lorenzo Mondo che cucì insieme due diverse redazioni rinvenute nel fondo albese, uniformando luoghi e personaggi. L'opera è universalmente riconosciuta come il più sanamente pragmatico, originale e antiretorico romanzo italiano sulla Resistenza.

La storia è quella di Johnny, un giovane studente cresciuto nel culto della letteratura e del mondo anglosassone, che dopo l'8 settembre decide di sfuggire al bando del generale Graziani e alle responsabilità civili, ritirandosi lontano dalla città per concentrarsi unicamente sulla letteratura.

Ma ad Alba incontra i suoi ex professori Chiodi e Cocito (Monti e Corradi nel romanzo) che organizzano le forze della resistenza antinazista. Così matura la decisione di diventare partigiano e di ascendere sulle colline («partigiano, come poeta, è parola assoluta, rigettante ogni gradualità»), intendendo però la lotta personale alla stregua di un’investitura cavalleresca, come un novello Robin Hood:

«Non sarebbe più sceso in città, pensava salendo alla collina nella notte violetta, se lascerò quella collina sarà soltanto per salire su una più alta, nell’arcangelico regno dei partigiani.»

Qui si imbatterà in una quotidianità molto lontana dall'epica che sognava nella sua scelta priva d’ogni ideologia politica. I problemi banali della sopravvivenza, i contrasti tra i diversi gruppi di partigiani, lo scorrere spesso monotono dei giorni, la durezza della fame e della solitudine mettono in crisi la sua decisione.

La cronaca resistenziale, nella quale è centrale la presa per pochi giorni della città di Alba, scandisce i tempi di una disillusione che si trasforma nella scoperta di una più autentica solidarietà umana, emersa da una vita aspra ma insperatamente ricca di valori, che non può essere più, come un tempo, mitizzata. Johnny sa di essere impegnato in una partita decisiva che non concede spazio neanche alla pietà:

«Ma ricordati che senza i morti, i loro e i nostri, nulla avrebbe senso.»

La passione per una donna, che gli apparirebbe come un tradimento, non incrina il suo puritanesimo militare. Cede brevemente alle lusinghe di Elda, sopporta le sue fatue uscite sulla guerra, ma una provvidenziale sparatoria tronca il flirt.

Per amore dalla sua sacrosanta lotta, Johnny non si lascerebbe mai distrarre. Insensibile all’idillio, gli sono negati tutti i trasalimenti del futuro Milton, gli incantamenti dovuti allo splendore di Fulvia così tanto presenti in Una questione privata.

Anche quando tutto sembra perso, non c’è posto nella logica di Johnny per il buon senso comune:

«Io sono il passero che non cascherà mai. Io sono quell’unico passero.»

Avendo sposato l’inesorabilità della coscienza, soltanto nell’esperienza della buona guerra, sancita dall'incitamento alla speranza di Nord, mitico comandante partigiano, Johnny ritroverà la propria vera identità:

«Che ve n’è sembrato dell’inverno, ragazzi? — disse: — Non è stato una grande tremenda cosa? Lo è stata, ve lo dico io, ed è la cosa della quale ci vanteremo maggiormente. Non è così?»

Alla vigilia della Liberazione, con l’ultima vittoria fascista e l’ultima sconfitta partigiana, finisce il libro. È in un empito di “puritana fedeltà” ai vecchi compagni, disobbedendo ai superiori, che Johnny va incontro alla morte in una pericolosa e inutile imboscata:

«La voce di Pierre gli tempestava nelle orecchie, incomprensibile. Braced and called up himself: questa era l’ultima, unica possibilità di inserirsi nella battaglia, di sfuggire a quell’incubo personale e inserirsi nella generale realtà.»

In ultima analisi, Fenoglio è riuscito a dare alle avventure e alle passioni di Johnny una dimensione esistenziale e umana ben più profonda e generale. Come ha scritto Dante Isella nel saggio che accompagna questa edizione, «il romanzo di Fenoglio è come il Moby Dick nella letteratura marinara. La sua dimensione etica dilata lo spazio e il tempo dell'azione oltre le loro misure reali», grazie anche a una continua invenzione linguistica.

La bellezza di quest'opera incompiuta s’imprime profondamente nella mente del lettore, affascinato dalla potente forza visionaria del racconto, dalla visione drammatica mai scontata e dai significati universali, dove la Resistenza, pur reale, diviene pretesto per un’avventura ben più segreta, la ricerca dello scopo stesso dell’esistenza:

«Un’ideale collina teatro d’avventura, di pericolo, e di vittorie e di morte, luogo astratto di greppi solitari, creste selvagge […] dove il guerriero si sente come al centro del mondo […] ora il caos, l’apocalisse, gli inferi, ora un mondo splendido ed assoluto sole, limpide plaghe.»

Completa il volume l’interessante appendice biobibliografica essenziale.

A cura della Redazione Virtuale

Milano, 18 ottobre 2004
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