PER UN RITRATTO DELLO SCRITTORE DA GIOVANE, DI LEONARDO SCIASCIA, UNA PARTICOLARISSIMA BIOGRAFIA DEDICATA A GIUSEPPE ANTONIO BORGHESE

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Per un ritratto dello scrittore da giovane (1985)



Leonardo Sciascia, Per un ritratto dello scrittore da giovane (1985)
Sellerio di Giorgianni, 1985
La memoria, pp. 56, ill.
Euro 5,16

Per un ritratto dello scrittore da giovane è un’opera considerata “minore” di Leonardo Sciascia. In realtà, ci troviamo di fronte a un altro importante scritto che aiuta a cogliere l’ispirazione più profonda del grande scrittore siciliano, attraverso la letture di pagine e la scoperta di luoghi letterari ancora poco frequentati.

Il libro, infatti, è dedicato a uno dei suoi maestri, oltre che a uno dei maggiori letterati e intellettuali siciliani di questo secolo: Giuseppe Antonio Borgese.

L’impianto è quello di una biografia particolarissima, montata per mezzo di una serie di lettere giovanili di Borgese. In questo modo Sciascia non solo riscopre uno scrittore molto amato negli anni «che restano i meno conosciuti, i più oscuri», (quando egli aveva dodici anni), ma intraprende anche «una ricerca del tempo perduto, del nostro tempo perduto».

Il ritratto dello scrittore da giovane è, dunque, alla fine, il profilo dello stesso Sciascia, colto in un momento del suo cammino di formazione letteraria. E così, dalla lettura della Storia della letteratura di italiana di Attilio Momigliano, Sciascia racconta di aver acquisito l’amore per la lettura e la sollecitazione a ricercare le opere dei “contemporanei”. Mentre dalla lettura delle novelle, Le Belle, e del saggio storico, Golia, la marcia del fascismo (scritto in inglese e pubblicato in Italia soltanto nel 1946) fu stimolato alla conoscenza dell’intera opera di Borghese e della sua vita: una delle pochissime tra quelle dei “contemporanei”, che “indefettibilmente” corrispondono all’opera, in un’epoca — siamo negli anni del fascismo — in cui molti scrissero opere “servili” ed ebbero una vita “codarda.”

E allora l’apprendistato di Sciascia non è solo letterario ma anche umano. Attraverso queste letture si è andato formando il suo carattere e la sua concezione serenamente pessimistica.

«Senza pessimismo, nella vita, non si sarebbe che avventurieri».

A cura della Redazione Virtuale

Milano, 17 ottobre 2003
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