IL PETTINE, INSIEME DI RACCONTI DI LAURA PARIANI, RAPPRESENTA IL COMPLESSO STUOLO DI SENTIMENTI CHE PERVADE L'ANIMO UMANO

ITALIALIBRI - RIVISTA MENSILE ONLINE DI LIBRI ITALIANI, BIOGRAFIE DI AUTORI E RECENSIONI DI OPERE LETTERARIE


Il pettine (1995)


AUTORI A-Z
A
B
C
D
E
F
G
H
I
J
K
L
M
N
O
P
Q
R
S
T
U
V
W
X
Y
Z

OPERE A-Z
A
B
C
D
E
F
G
H
I
J
K
L
M
N
O
P
Q
R
S
T
U
V
W
X
Y
Z



Laura Pariani, Il pettine
Sellerio, Palermo 1995
La memoria, 172 pp.
Euro 7,75

ualcuno che «sappia ricostruire le mie frasi e i miei gesti col pensiero, che non mi lasci mai precipitare nella cenere di una dimenticanza insignificante…». Un appello affinché ci sia qualcuno disposto a conservare, nel cuore, la memoria dell’altro; per contrastare solitudine, disillusioni ideali, distacchi affettivi e impossibilità di raccontarsi, persino ai propri cari.

Perché ciò che è stato tende, nella memoria collettiva, a sfumare e «la gente dimentica… vuole dimenticare».

Laura Pariani auspica la possibilità di annullare «il sospetto tormentoso che ogni esperienza di vita sia in tutto simile all’effimero passaggio di una stella cadente…».

E non tradisce l’intento di far rivivere il passato attraverso le cose, pur “piccole e brutte”, nello sforzo di «vedere al di là della bruttezza per creare bellezza…».

Ricerca di senso non fine a se stessa, quella della Pariani, in un testo che richiama un Paradiso perduto e la possibilità di «credere in qualcosa», ma dove si afferma la sofferenza per «noi che non crediamo in Dio» di affrontare la morte di quelli che amiamo.

L’insieme dei racconti che costituiscono Il pettine appare una rappresentazione del complesso mondo interiore dei sentimenti (dolore, malinconia, emozioni, affetti…) che pervadono l’animo umano, pur nell’esplicita ammissione di una «impossibilità di raccontare i propri».

Affidati a una testimonianza bambina che, pur nelle differenti epoche (il Seicento come gli anni Settanta, l’inizio del XX secolo come l’Ottocento), riferisce la “piccola” partecipazione di uomini e donne agli eventi della storia.

Racconti di morti violente o di volantinaggi studenteschi, dei primi esperimenti di volo (Caproni) o dell’emigrazione in Argentina…

Presenza ricorrente, una strana (ormai scomparsa) figura che funge da interlocutore. Lo “strascé”, sorta di via di mezzo tra sogno magico e identità demoniaca, rappresenta la capacità di evocare (con le cianfrusaglie rotte e consumate che rivende) «odore di mondi lontani», ma anche di personificare una cattiveria adulta, egoista e perversa.

Mentre all’età infantile è affidata la scoperta del mondo, degli eventi che vi accadono, della percezione di rapporti generazionali (soprattutto tra madre e figlia), alla predestinazione femminile compete una rassegnata condivisione del ritmo di lavoro nelle campagne, del carico degli innumerevoli figli («uno sfinimento di bambini»), della sopportazione del giogo familiare (la suocera a comandare “le spose”) e delle maledizioni. Con l’unico sollievo di brevi momenti di piacere, con i «raggi delle stelle ad affondar nel ventre».

E all’uomo resta il dovere di rappresentare un modello dominante, che spesso degenera nella forza maschia che stupra, da soldato invasore, donne inermi; nel padre padrone, che getta alle ortiche un modesto pettine, icona di una (vezzosa) femminilità non gradita; in una sostanziale assenza, nei momenti cruciali della vita.

Elemento non secondario della ricostruzione oggettuale, tesa ad un ulteriore significato, appare la contestualizzazione ambientale e atmosferica in cui gli accadimenti narrati si susseguono.

Pur nelle diverse collocazioni geografiche (la pianura lombarda come l’Argentina), in una sorta di assimilazione delle storie, il libro sembra essere pervaso da un apparente spaesamento emozionale e linguistico, geografico e temporale…, preludio, in realtà, di una sollecitazione che conduca al senso dell’essere qui ed ora, o pretesto per introdurre e descrivere la storia collettiva, mediante il riscontro di un (pur minimo) accadimento.

E non smette di stupire l’efficacia (anzitutto linguistica), con cui l’autrice evoca stati d’animo ricorrenti (la malinconia), mediante singolari accostamenti a elementi climatici (il vento), che ne diventino “voce”, schiaffeggiando coraggiosi e solitari pedoni all’uscita della metropolitana milanese o piegando arbusti apparentemente radicati a terra.

Ed è «freddo e terribile da piegarti in due» il distruttivo vento argentino, tanto da non poter essere dimenticato.

Ed il rimando è ad un «paesaggio vuoto, nudo, sterile, che dà una sensazione di isolamento». Scrittura per immagini che sa trarre, anche, spunto dalle stesse immagini.

E testimonianze fotografiche, finestra per condividere la condivisione di vicende utilizzate per decifrare un passato da non disperdere. Anche se è sempre difficile “tornare a casa” come indica il titolo del testo di Antonio Dal Masetto tradotto dalla stessa Laura Pariani.

A cura della Redazione Virtuale

Milano, 20 settembre 2004
© Copyright 2004 italialibri.net, Milano - Vietata la riproduzione, anche parziale, senza consenso di italialibri.net





Novità in libreria...




Per consultare i più recenti commenti inviati dai lettori
o inviarne di nuovi sulla figura e sull'opera di
Laura Pariani

|
|
|
|
|
|
|
I quesiti
dei lettori




I commenti dei lettori


I nuovi commenti dei lettori vengono ora visualizzati in una nuova pagina!!



http://www.italialibri.net - email: - Ultima revisione Gio, 12 ott 2006

Autori | Opere | Narrativa | Poesia | Saggi | Arte | Interviste | Rivista | Dossier | Contributi | Pubblicità | Legale-©-Privacy